Cosa è disposto a cedere Renzi in caso di intesa con il M5s?

Giochi di potere, sopravvivenza politica, nomine mirate. Ma anche l'elezione del presidente della Repubblica. I nodi dietro un possibile accordo tra dem e Di Maio.

13 Agosto 2019 16.25
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Le ipotesi di un accordo tra Pd e M5s per scongiurare il voto e consegnare il Paese (almeno stando ai sondaggi) a Matteo Salvini si fanno sempre più probabili. Del resto, se il tuo nemico ha un piano per distruggerti, l’unica cosa che puoi fare è fargli saltare il piano. Deve essere questo quello che stanno pensando sia Matteo Renzi sia Luigi Di Maio, i quali hanno trovato un punto in comune: il nemico è il segretario della Lega. È strano pensare che il capo politico M5s lo creda sul serio (ha anche negato l’ipotesi di un accordo con i dem) ma del resto si è ormai accreditato come campione di giravolte. Fino a ieri Salvini era un fedele alleato e oggi, anche a detta di Beppe Grillo, il male assoluto da evitare a ogni costo.

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Va detto che come era difficile pensare che un governo Lega-M5s potesse nascere e durare cinque anni, lo è altrettanto pensare che un asse Pd-M5s, sempre a patto che nasca, superi un anno di vita.

COSÌ SALVINI HA GUADAGNATO DALL'”ACCOZZAGLIA”

Per il M5s un’alleanza con il Pd potrebbe confermare il mantra né di destra né di sinistra, visto che si è alleato prima con l’una e ora sarebbe pronto a farlo con l’altra. Fino a oggi si era detto che le “accozzaglie” di governo logoravano solo i partiti che ne facevano parte favorendo alla tornata successiva chi si trovava all’opposizione. Salvini invece ha invertito questa tendenza dimostrando, (nonostante l’alleanza col M5s fosse stata più che azzardata) di aver raddoppiato i consensi nel giro di un anno, portandoli via all’alleato. La forza di Salvini è stata solo e soltanto la politica migratoria. Quale sarà quella del Pd? Quale sarà il punto di programma che gli italiani vorrebbero veder realizzato ma che fino a oggi non è stato possibile con la Lega al governo? Il Pd non ci ha dato ancora risposta su questo.

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PER RENZI E DI MAIO È UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

Forse il ragionamento di Renzi è molto più semplice: «Se Salvini è riuscito a prenderli in giro per un anno, vuoi che non ci riusciamo anche noi?». Non è credibile che il Pd di Renzi (nonostante il segretario sia Nicola Zingaretti) e il M5s si interessino improvvisamente del salvataggio della patria dall’aumento dell’Iva al 25,5% o di varare una manovra economica che eviti la tempesta dello spread. È più verosimile pensare che ogni accordo sia dovuto a un puro calcolo di potere. Tornando al voto la corrente renziana del Pd, che oggi controlla il gruppo parlamentare, verrebbe azzerata dagli uomini di Zingaretti che fino a oggi non è riuscito ad avere piena agibilità politica. Lo stesso vale per Di Maio e i suoi (Alessandro Di Battista è pronto ai box). Sanno che il voto anticipato decreterebbe la loro fine. È questione di sopravvivenza. Non (soltanto) di responsabilità.

CASALEGGIO ACCETTERÀ DI RINUNCIARE AL GOVERNO?

Il nuovo scenario non è chiaro: il presidente del Consiglio resterà Giuseppe Conte o sarà il pentastellato ortodosso Roberto Fico? Sarà un uomo del M5s o sarà una figura terza indicata da Sergio Mattarella? Difficilmente Davide Casaleggio rinuncerà a un posto nel governo. Sì, ho detto Casaleggio e non Di Maio. È lui il vero capo del M5s, il secondo, da sempre, è un mero esecutore.

IL NODO DEL GARANTE DELLA PRIVACY

Sarebbe auspicabile poi che Renzi chiarisca cosa è pronto a barattare con i penstastellati, oltre ai ministeri che verrebbero lasciati liberi dalla Lega. Forse Casaleggio, il cui padre non avrebbe mai permesso un’alleanza col Pd, è fortemente interessato nella nomina del Garante della Privacy? Forse basterebbe questo per far dormire sonni tranquilli al gestore del brand Movimento 5 stelle che più volte ha visto il suo business minacciato dalle multe per la violazione degli standard di sicurezza della piattaforma Rousseau. Ma in campo c’è molto altro. Nel 2021 si eleggerà nuovamente il Presidente della Repubblica e lasciare gestire una partita così importante a un parlamento a maggioranza di destra è quello che né Mattarella e né il Pd vorrebbero.

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