Come procede il dibattito sul salario minimo in Italia

La proposta del M5S non è la soluzione, secondo Andrea Garnero, economista Ocse. Il 12% dei lavoratori è sottopagato per violazione dei contratti collettivi.

17 Giugno 2019 18.27
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Uno strumento legittimo, ma non la soluzione ai problemi del mercato del lavoro italiano: questo è il giudizio sul salario minimo di Andrea Garnero, economista del dipartimento lavoro e affari sociali dell’Ocse, nel corso di un’audizione sul tema in commissione Lavoro alla Camera. «È uno strumento legittimo, interessante, con alcune potenzialità ma anche con alcuni limiti», ha dichiarato Garnero che ha sottolineato: la retribuzione minima «non è la soluzione alla questione salariale italiana o ai problemi del mercato del lavoro italiano».

IL 12% DEI LAVORATORI SOTTOPAGATI PERCHÉ CONTRATTI COLLETTIVI NON RISPETTATI

Una forma di salario minimo esiste in gran parte dei Paesi Ocse ma «non in Italia, dove però non c’è il Far West, visto che i quasi 900 accordi a livello di settore coprono pressoché la totalità», ha aggiunto Garnero. E infatti non sono pochi gli osservatori che sostengono che piuttosto che fissare una retribuzione minima la via sia quella di rafforzare la contrattazione nazionale. Tuttavia, dice Garnero, «i contratti collettivi non sono sempre rispettati: stimo che il 12% dei lavoratori sia sottopagato, più al Sud che al Nord».

DI MAIO VUOLE ACCELERARE

Luigi Di Maio intende accelerare comunque sulla misura, tanto è vero che proprio il 17 giugno ha convocato una riunione di urgenza a palazzo Chigi. Dopo l’incontro con i ministri pentastellati sull’agenda di governo il vicepremier e capo politico del Movimento intende approfondire il dossier e, secondo quanto si apprende, ha convocato alle 16.30 una nuova riunione sul tema con la prima firmataria della proposta Nunzia Catalfo, con la viceministro al Mef, Laura Castelli e con i tecnici della materia.

POSSIBILE MAGGIORE SPESA PER LO STATO

In Commissione lavoro, tuttvia, Pierluigi Mastrogiuseppe, dell’Aran, l’agenzia in rappresentanza delle pubbliche amministrazioni, ha spiegato che il salario minimo a nove euro proposto dai Cinquestelle «potrebbe avere un impatto anche sulla spesa pubblica, visto alcuni servizi acquistati dalla P.a. presentano retribuzioni inferiori». Dunque sarebbe lo Stato il primo ente a ritrovarsi fuori dalle regole.

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