Francesco Pacifico

Il triangolo politico tra M5s, Pd e Lega sul salario minimo

Il triangolo politico tra M5s, Pd e Lega sul salario minimo

I grillini spingono per far approvare il provvedimento. Che però non piace a Salvini. Così la proposta dem potrebbe essere una mediazione tra obiettivi del governo ed esigenze di sindacati e imprese.

30 Aprile 2019 19.03

Like me!

Stando alle ultime cronache dei giornali, il salario minimo dovrebbe essere la prateria per far incontrare Movimento 5 stelle e Partito democratico. Più realisticamente rischia di diventare l’ennesimo terreno di scontro tra i pentastellati e la Lega.

I grillini vogliono strappare la prima approvazione al Senato già nel mese di maggio, per poi incentrare gli ultimi giorni della campagna elettorale per le Europee proprio su questo provvedimento. E con il Carroccio pronto a far saltare banco alla Camera nel passaggio successivo, quando le urne saranno solo un ricordo.

IL PD PUNTA SOLO AI LAVATORI NON COPERTI DA CONTRATTO NAZIONALE

Il 6 maggio scadono i tempi per la presentazione degli emendamenti alla proposte di legge che giacciono in commissione Lavoro del Senato. E sono due i testi ai quali tutti guardano: da un lato, c’è quello a firma della grillina Nunzia Catalfo – e che il governo potrebbe integrare con le norme sui rider e sulle pensioni dei sindacalisti – che introduce un salario minimo orario di 9 euro; dall’altro, la proposta del piddino Tommaso Nannicini, già padre del Jobs act, che prevede un minimo salariale da applicare soltanto ai lavoratori non coperti da contratto nazionale e da far stabilire a un’apposita commissione. Rispetto alle precedenti settimane c’è la volontà di portarla in Aula.

L’idea di salario minimo non piace alla Lega. Intanto per gli inviti – poi in parte rimangiati – da parte di Luigi Di Maio al Nazareno per trovare una convergenza. Il vicepremier grillino – ha spiegato davanti alle telecamere de La7 la leghista Susanna Ceccardi – «sia cauto prima di cercare nuove geometria con il Pd, altrimenti perderebbe la faccia». Ma al Carroccio non piace neppure la rigidità che una norma simile introdurrebbe nelle relazioni industriali.

IL M5S VUOLE GIOCARSI QUESTA CARTA PRIMA DELLE EUROPEE

Raccontano dal partito di Matteo Salvini: «Difficilmente riusciremo a bloccare la sua approvazione al Senato. Farlo vorrebbe dire spingere i grillini nelle braccia del Partito democratico. Senza contare che il Movimento ha bisogno di farlo passare prima delle Europee, per poi giocarsi in campagna elettorale questo successo, dopo che il reddito di cittadinanza si è dimostrato quasi un flop». Questo a Palazzo Madama, perché alla Camera – aggiungono sempre dalla Lega – «siamo pronti a modificare radicalmente se non a bloccare la norma. Anche perché ce lo hanno già chiesto Confindustria e i sindacati, tutti mondi con i quali prima o poi dovremo trovare un equilibrio».

LA TRATTATIVA CON SINDACATI E CONFINDUSTRIA

Tra i due litiganti, M5s e Lega, proverà ad approfittarne il Pd. Esponenti del Nazareno hanno avuto non pochi incontri con i rappresentanti del mondo delle imprese e delle sigle sindacali. Al riguardo la proposta Nannicini prova a fare una mediazione tra gli obiettivi del governo e le necessità delle parti, che vogliono difendere l’attuale schema incentrato sulla contrattazione collettiva: sì al salario minimo ma soltanto per i lavoratori non regolati dal contratto nazionale. In cambio, però, sindacati e Confindustria devono accettare quella legge sulla rappresentanza, che hanno visto da sempre come un’indebita ingerenza alla loro autonomia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *