Nuovi comici di sinistra vogliono un compromesso storico con Di Maio

07 Marzo 2018 08.36
Like me!

Le ragioni per il “no” a Di Maio non sono emotive, tipo «ci ha insultato», da quel mondo sono venute terribili fake news, sono il partito dei giudici in salsa napoletana, promettono una pioggia di denaro che non avranno a disposizione. Le ragioni del “no” a Di Maio sono di carattere politico e riguardano due aspetti centrale della vita pubblica. Di Maio ha prevedibilmente vinto ed è giusto che governi. Il capo dello Stato sceglierà fra lui e Salvini o chi ciascuno dei due suggerirà al Quirinale, ma nessuno dei due deve trovare una sponda nella sinistra, radical o moderata.

SENZA MAGGIORANZE SI TORNI AL VOTO. È un problema di correttezza istituzionale e di rispetto del voto. Non si possono chiamare i cittadini alle urne con una campagna elettorale piena di diffamazioni per poi scoprire che si può essere alleati. È un segnale grave. Né vale il criterio della responsabilità, tanto meno quello della governabilità. Se 5 stelle e Salvini non riescono a trovare maggioranze che li tengano in vita, si torni al voto, come si fa nei Paesi democratici. Nessun leader democratico americano ha proposto a Trump di condividere il governo degli Usa. Non ci facciamo riconoscere.

IL PARTITO VOLUTO DA PRODI E VELTRONI, UNA SCIAGURA. La seconda ragione riguarda la stessa esistenza in vita della sinistra o delle sinistre. Non è detto che si riesca a rianimarle, ma se c’è una possibilità sta solo nel giocare la carta dell’alternativa globale a) ai nuovi governanti; b) alle culture che hanno prodotto questa situazione politica. Qui la discussione prende due strade diverse. Sono state rese diverse dallo scontro nel Pd di questi anni. La prima strada riguarda il partito fondato da Veltroni e fortissimamente voluto da Prodi. Quel partito ha portato tutta la sinistra al disastro più globale.

Bisognava opporre alla politica gradassa di destra e 5 stelle la demolizione di filiere di comando sostituite da altre portatrici di una cultura riformatrice

Le colpe di Renzi sono evidenti, ma la responsabilità riguarda i non renziani dell’ultima ora e gli anti-renziani incapaci di gestire e di contrastare il fenomeno Renzi. Si è creato così un mostro politico, incentrato sul leaderismo con una linea politica che è piaciuta ai responsabili della crisi del 2008 senza alcuna cura verso chi ha pagato il prezzo sociale in tutti questi anni. Questo partito ha allevato una classe dirigente che non sa come è fatta una periferia, che non starebbe a pranzo con un povero in una casa popolare, che soprattutto non avrebbe l’umiltà del volontario della Caritas o di altre organizzazioni di spendersi per migliorare la vita di chi sta male. Questa classe dirigente non parla con i giovani del Sud stretti fra malavita, sogni all’estero e reddito invece che lavoro. Questo ragionamento vale anche per il sindacato.

LE COLPE DI RENZI E DELLA SINISTRA. È una frase antica, ma la sinistra senza popolo non è una sinistra. Quest'ultima ha dimenticato tutto quello che è accaduto nel secolo precedente. Ha dimenticano, nella furia anti-comunista, l’ammonimento di Norberto Bobbio secondo cui con la fine del comunismo era fallita malamente una possibile risposta ma era rimasta in piedi la domanda di giustizia e di libertà. Renzi ha la colpa di aver inizialmente alluso a questi temi ma poi di aver badato a creare un gruppo di occupazione del potere e, soprattutto, di non aver capito che il mondo rovesciava la sua rabbia contro di lui. È paradossale che ora sia solo lui nel Pd, però, a difendere l’autonomia del partito dal disegno di coloro che vorrebbero aprire porte e finestre a Di Maio. La sinistra anti-Renzi ha fallito in due sensi. Ha la responsabilità di aver diretto il Pd in modo tale da rendere inevitabile l’arrivo di un leader decisionista e cazzuto e poi, quando si è accorta che oltre i difetti personali c’erano politiche inaccettabili (che purtroppo talvolta venivano da altre politiche inaccettabili del passato, basta pensare alla legislazione sul lavoro) si è staccata materialmente da Renzi ma non ha fatto alcuna rivoluzione culturale.

Diffido delle autocritiche. Sono spesso false. Mi piace pensare che ci sia un ceto politico che sappia ragionare su dove si è persa la sinistra. La sinistra del Pd e soprattutto LeU si è sono smarrite perché non hanno capito che il Paese non chiedeva un Pd più di sinistra, ma una sinistra che ponesse il tema del rovesciamento delle coordinate politico-economiche di questi anni. Nessuno ha chiesto alla sinistra di fare barricate, tant’è che ci si voleva ispirate a tre terribili vecchietti come Sanders, Corbyn, Melenchon. Ma quando fai un nuovo partito e vuoi rifare il centrosinistra e la sinistra di governo, non dici quali sono i tuoi nemici sociali e quali riforme hai in testa per destrutturare il potere e chiami un magistrato a farti da leader, non vai da nessuna parte.

LEU DOPO IL VOTO NON ESISTE PIÙ. Bisognava opporre alla politica gradassa di destra e 5 stelle (fisco per tutti al 23% oppure reddito di cittadinanza erga omnes) la demolizione di filiere di comando sostituite da altre portatrici di una cultura riformatrice. Un viaggio in Portogallo, no? Una chiacchierata con Podemos, no? È per questo che LeU non si deve sciogliere con atto formale. Che cosa sciogli? C’è stata poco, tranne che per i suoi meravigliosi militanti, ora semplicemente non esiste. Io le critiche le ho fatte prima, e ora non insisto. Vedo che il gruppo parlamentare non ha novità, i rieletti e soprattutto i ripescati sono tutti vecchia guardia. Mi dispiace per D’Alema e Civati. Vedo che gli stessi/e che si sono inventati come smacchiare il giaguaro hanno diretto un’altra impresentabile campagna elettorale. Insomma, non dovrebbero avere più diritto di replica.

SERVE STARE IN MEZZO ALLE PERSONE. La nuova storia che deve portare a un Partito del lavoro deve nascere sulla base di una lettura critica dell’Italia contemporanea a cominciare dal nuovo sistema politico. Deve armarsi di progetti che rovescino l’Italia come un guanto. Deve vivere fra le persone. Torniamo predicatori, organizzatori di povera gente, ricordiamoci di far funzionare la fontanella di quartiere, viviamo la vita degli altri con gli altri e per gli altri. La sinistra è questo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *