L’architetto ex M5s: «Avevamo denunciato le irregolarità sullo stadio»

22 Marzo 2019 13.20
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Il Movimento 5 stelle è nel caos. L'arresto di Marcello De Vito rappresenta il primo arresto per corruzione di un suo alto esponente. Si tratta infatti del presidente del Consiglio comunale di Roma, ex candidato a sindaco nel 2013 e diretto sfidante di Virginia Raggi alle primarie pentastellate del 2016. Per lui le manette sono scattate per presunte tangenti per la costruzione del nuovo stadio della Roma. Sempre per corruzione, ma nell'ambito del filone dell'inchiesta che portò agli arresti Luca Parnasi e Luca Lanzalone, è indagato l'assessore M5s allo Sport Daniele Frongia.

In passato il meetup romano si divise proprio sulla questione dello stadio della Roma. Molti attivisti avevano capito, già due anni fa, che dietro il progetto si celava qualcosa di sospetto. Fu il caso della consigliera grillina Cristina Grancio che venne cacciata dal M5s e passò al gruppo misto nell'assemblea capitolina proprio per aver mostrato i suoi dubbi sul progetto. Assieme a lei finì nel mirino un'attivista della prima ora, Francesco Sanvitto, architetto di 75 anni che coordinava il tavolo urbanistica del meetup romano.

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Sanvitto fu scomunicato con un post sul blog di Beppe Grillo nel febbraio 2017: «Francesco Sanvitto e il cosiddetto tavolo urbanistica non parlano a nome del Movimento 5 stelle e non sono titolati a farlo», sentenziò il comico.

QUELLE BATTAGLIE CHE «IL M5S NON VOLEVA FARE»

«Quando arrivò quella scomunica decidemmo di fare un'associazione per portare avanti le battaglie che il M5s non voleva fare», racconta a Lettera43.it Sanvitto. «Avvisai lo stesso De Vito che avremmo fatto delle denunce per palesi irregolarità sul progetto dello stadio e così facemmo». Tuttavia, dice, «non solo sullo stadio, anche su altre operazioni, come sugli ex mercati generali, dove potrebbero emergere altre grosse irregolarità. O sull'acquisto dei terreni da parte di Euronova su cui abbiamo presentato una denuncia. Erano operazioni cominciate prima, con la Giunta Marino, e portate avanti da questa Giunta».

DOMANDA. Sanvitto, lei come si avvicinò al M5s di Roma e qual era il suo ruolo?
RISPOSTA. Ero un'attivista della prima ora. La prima campagna elettorale risale al 2008, quando il M5s non esisteva ancora e c'era la lista civica Beppe Grillo con Serenetta Monti a candidata sindaco di Roma.

Lei come si collocava politicamente?
Mi ritengo un uomo di sinistra e, non sentendomi rappresentato da nessuno, vidi che c'erano dei gruppi di gente giovane che aveva voglia di cambiamento. Io, avendo una certa esperienza in materia di urbanistica, coordinavo il tavolo di lavoro sul tema. C'erano vari tavoli attorno ai quali gli attivisti si riunivano e cercavano di proporre soluzioni.

Che scopo aveva il tavolo sull'urbanistica?
Volevo che i giovani capissero quali sono le regole che gestiscono i grandi affari che si fanno in città. Era un campo che conoscevo bene, gestivo una cooperativa di ingegneri. Oltre al “tavolo dell'urbanistica” si formarono altri tavoli come quello del bilancio che era coordinato da Andrea Mazzillo, che divenne assessore con Raggi e poi fu cacciato.

E funzionava il suo tavolo?
Ha sempre funzionato bene e continua a funzionare. Noi abbiamo fatto il programma elettorale per le ultime due elezioni del 2013 e 2016. Il comitato elettorale dell'ultima campagna era in una palazzina che riuscii a trovare io e misi a disposizione di tutto il gruppo.

Quando ci rendemmo conto che il progetto presentato dal M5s era lo stesso che avevo visto andando da Caudo, senza l'approfondimento, ci incazzammo tutti quanti

Cosa successe nel 2017 quando Grillo pubblicò il suo nome sul blog scomunicandola?
Il post diceva che l'architetto Sanvitto e il tavolo dell'urbanistica non rappresentavano il M5s. Ed era vero, dato che non eravamo stati eletti. Era un modo per isolarci. A quel punto abbiamo fatto un'associazione e l'abbiamo chiamata “Tavolo della libera urbanistica”.

E avete continuato col Movimento?
Non proprio. Noi parliamo con tutti quelli che sono interessati a capire qualcosa di urbanistica.

Lei si era reso conto che sullo stadio della Roma il M5s si sarebbe cacciato nei guai?
La questione stadio sta in mezzo al primo e secondo turno delle ultime elezioni comunali. In quel momento si avvicinarono alcuni personaggi che lavoravano già al Comune di Roma col Pd.

Che personaggi?
Uno su tutti, Alfredo Romeo, quello delle assicurazioni sulla vita a insaputa dei diretti interessati. Si avvicinarono principalmente tecnici, perché avevano capito che il M5s avrebbe vinto al secondo turno. C'era tutta una dirigenza che prima lavorava al Comune di Roma e aiutava il Movimento quando era all'opposizione che poi ha continuato a lavorare coi cinque stelle quando sono andati al potere. A partire da Gabriella Raggi, che è il vero assessore all'urbanistica.

Cioè?
È lei che ha chiuso la gara sui mercati generali. Hanno chiesto un canone annuo di affitto di 150 mila euro per un terreno di otto ettari in zona Piramide a Roma per farci un centro commerciale del valore di 150 milioni di euro, in concessione per 50 anni. Ci rendiamo conto?

Chi tiene le redini della maggioranza erano De Vito, Paolo Ferrara, Enrico Stefàno e Pietro Calabresi. Gli altri li seguivano come pecore

Cosa successe quando ci fu la presentazione del progetto dello stadio sotto la Giunta Marino?
Io e De Vito andammo dall'allora assessore all'Urbanistica Giovanni Caudo, al quale feci le mie rimostranze sul progetto perché presentava palesi irregolarità.

Irregolarità tipo?
Non fu fatto il conteggio del contributo straordinario. Quando in deroga al piano regolatore si fanno più opere pubbliche, il Comune ha il dovere di fare un calcolo. Serviva il computo metrico. Questo non è stato mai fatto. Caudo disse che non era un problema del Comune e rimandò tutto alla conferenza dei servizi, indicando quali erano le opere da fare. Quando ci rendemmo conto che il progetto dello stadio presentato dal M5s era lo stesso che avevo visto andando da Caudo, senza l'approfondimento, ci incazzammo tutti quanti e facemmo la manifestazione in Campidoglio contro Virginia Raggi che portò alla nostra scomunica.

E i consiglieri comunali?
Chi tiene le redini della maggioranza sono, o erano, De Vito, Paolo Ferrara, Enrico Stefàno e Pietro Calabresi. Gli altri li seguono come pecore.

E la consigliera Cristina Grancio?
Era l'unica che non aveva abbassato la testa in nome della poltrona sulla quale sedeva ed esprimeva palesemente il suo disappunto sullo stadio. Per questo motivo l'hanno fatta fuori. Il M5s non ammette il dissenso.

Quindi di mezzo non c'è solo De Vito?
Questo non lo so. Quello che so è che si sono divisi i poteri all'interno del M5s. C'è un accordo tra loro per portare avanti il progetto dello stadio. Il manipolo dei quattro che gestiscono la maggioranza stabiliva cosa si poteva e non poteva fare. Negli uffici c'erano i dirigenti ex Pd, poi è arrivato Luca Lanzalone, mandato da Grillo tramite Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, oggi ministri. E quello che veniva concordato tra Lanzalone e altri era portato avanti con l'accordo di tutti. Quando Luca Parnasi e compagnia parlavano si mettevano d'accordo con la parte politica.

E la sindaca Raggi?
È così incapace che potrebbero avergliela fatta sotto il naso senza che lei se ne accorgesse. Non che De Vito sia un falco, ma Raggi non aprì bocca nemmeno quando gli imposero Lanzalone dall'oggi al domani senza sapere chi fosse. Ma c'è qualcosa di ancora più grave…

Cosa?
La cosa grave è che la sinistra, anche quella perbene, queste cose le sa. E ti domandi: perché non lo hanno detto subito sullo stadio che c'erano delle illegittimità? Perché non le hanno corrette? E perché non fanno opposizione?

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