«Ma non è fatto privato»

Vita Lo Russo
25/09/2010

Dal Pdl critiche alle «non risposte» di Fini. L'opposizione ci crede.

«Ma non è fatto privato»

Nel Partito delle libertà (Pdl) sono stati in molti a criticare le parole di Gianfranco Fini diffuse su internet tramite un videomessaggio sabato 25 settembre 2010, sull’affare Tulliani, dal ministro della Difesa Ignazio Larussa al portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Credono alla sua estraneità invece i leader dell’opposizione, Pierluigi Bersani del Partito democratico (Pd) e il leader dell’Italia dei Valori (Idv) Antonio di Pietro. Dall’opposizione però resta unanime la richiesta di mettere in crisi il governo Berlusconi.

Bossi già vede le dimissioni

Per Umberto Bossi che ha parlato dalla festa del Carroccio ad Alessandria «se Fini dice ‘basta gioco al massacro’ significa che si dimetterà». E a quel punto bisognerà fare i conti sui numeri , che secondo Bossi ci sarebbero ancora per governare.
«L’affare Montecarlo non è una faccenda privata», ha sottolineato Larussa dalla festa del Pdl da Milano. Secondo il ministro le parole di Fini non hanno fornito nessuna risposta ai cittadini e agli elettori italiani: non dicono chi ha comprato l’appartamento di Montecarlo, né come e perché risulta oggi intestata a una società off-shore con sede a Santa Lucia.
Resta il fatto, secondo Larussa che «questa non è una vicenda privata», come il presidente della Camera ha più volte sottolineato nel suo discorso.

«Fini, bella addormentata nel bosco»

Capezzone è stato più duro: «Fini si presenta come la bella addormentata nel bosco, dicendo di non sapere nulla sulla casa di Montecarlo. E’ un’offesa all’intelligenza degli italiani».
Altero Matteoli, più morbido, ha ammesso che le parole di Fini lasciano molte ombre sull’affare Montecarlo, ma hanno avuto il privilegio di aprire un confronto in seno al governo. «Se Fini avesse fatto questa la dichiarazione due mesi fa», ha detto Matteoli, «probabilmente la polemica non si sarebbe infuocata. Tuttavia Fini chiede di riprendere il confronto e questo è un aspetto che giudico positivo e da non tralasciare».
Il segretario del Pd ha apprezzato la sincerità mostrata dal presidente della Camera soprattutto di fronte all’annuncio di dimissioni in caso di conferma delle accuse. Ma ha sottolineato come dalle parole di Fini emerga «una frattura profonda che non promette nulla di buono per il governo del paese. Si è rotto il patto che teneva insieme la maggioranza. E La crisi», ha aggiunto, «è evidente».

«Ma come potrà dare la fiducia al governo?»

Sulla stessa linea anche Di Pietro. «Voglio sforzarmi di credere che il presidente della Camera sia in buona fede», ha detto. «Ma mi chiedo: ora che ha preso atto che il presidente del Consiglio è il mandante di tutta questa manfrina come può dargli la fiducia tra una settimana?».
Sulla crisi di governo è intervenuto anche Pierferdinando Casini leder dell’Unione di Centro in una convention di partito a Messina. «Basta con i veleni, i dossier e i killeraggi. Bisogna tornare a fare politica vera», ha detto, invitando Berlusconi a prendere atto dell’impossibilità di andare avanti con il suo governo segnato dallo scontro nella maggioranza. 

«L’invito a fermare il gioco al massacro va colto» 

Maurizio Gasparri, ex colonnello di Alleanza Nazionale cerca, invece,di cogliere l’aspetto positivo del discorso di Fini: «L’invito a fermare il gioco al massacro è un segnale di disponibilità che va colto», ha dichiarato l’attuale presidente dei senatori del Partito della libertà (Pdl) in un’intervista al Giornale, il quotidiano di casa Berlusconi. Ma non rinuncia a una stoccata all’indirizzo dei fedelissimi della terza carica dello Stato, che durante la settimana avevano denunciato una presunta attività di dossieraggio da parte della maggioranza: «Ci sono state una serie di ammissioni anche molto forti. E c’è la sconfessione di quegli armigeri finiani che nei giorni scorsi avevano offeso la presidenza del Consiglio e i servizi segreti». 

«Ora sarà più difficile aggredire il premier»

Più trionfali i toni di Gaetano Quagliarello, vice capogruppo del Pdl al Senato, in polemica con il Presidente della Camera fin dai tempi del decreto salva vita per Eluana Englaro, nel febbraio del 2009. Mi è sembrato un Fini «con le ali abbassate», ha dichiarato ai cronisti di Repubblica, «non c’è più traccia di prosopopea né voglia di dare lezioni». Secondo Quagliarello tra le conseguenze politiche del discorso di Fini c’è anche il consolidamento dei moderati all’interno di Futuro e Libertà, la corrente creata in polemica con la maggioranza del Pdl: «Sarà più difficile ora aggredire il premier», conclude. 

«La montagna ha partorito il topolino»


Minimizza sull’importanza delle dichiarazioni Ignazio La Russa, ministro della Difesa che fu colonna portante di Alleanza Nazionale: «La montagna ha partorito il topolino. Ho sperato che fosse la serata decisiva per chiudere la vicenda e per avere delle notizie, invece i dubbi di prima rimangono e Fini li ha sottolineati con numerosi non so. Non è successo nulla di nuovo», ha detto all’Ap Com. E sulla richiesta di tregua aggiunge che sarebbe d’accordo se Fini «non avesse condito il suo intervento con attacchi non velati e duri al presidente del Consiglio. Così è difficile che l’appello a fermarsi possa avere un seguito».

«Mi ha ricordato Scajola»

Non è convinto delle buone intenzioni del presidente della Camera, né delle spiegazioni sulla casa di Montecarlo il premier, cui d’altra parte il video discorso non ha risparmiato riferimenti estremamente duri. E i molti «non so» di Fini rafforzano l’autostima di Berlusconi, che nel duello all’arma bianca pensa di essere tornato ad avere il coltello dalla parte del manico, tanto da lasciarsi sfuggire con i suoi fedelissimi: «Sembrava Scajola quando ha dovuto dire che gli avevano comprato la casa».
Il compito di tirare le conclusioni, secondo Il Giornale, spetta a Umberto Bossi, leader della Lega: «Se Fini parla di stop al massacro vuol dire che si dimette». Eppure, a meno di clamorose rivelazioni, è proprio il contrario di quello che il presidente della Camera dice di voler fare.