La nuova mafia alla conquista della finanza

Grazie a «facilitatori» e «artisti del riciclaggio», le organizzazioni criminali penetrano sempre di più nel mondo delle transazioni. Al Nord la percentuale maggiore di operazioni sospette, al Sud quello di attività infiltrate. I contenuti dell'ultima relazione della Dia.

19 Luglio 2019 16.49
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«Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia», diceva Giovanni Falcone. E la mafia, proprio come ogni altra realtà umana, cambia continuamente pelle. Grazie a «facilitatori» e «artisti del riciclaggio», penetra sempre di più nel mondo della finanza, facendo del Nord Italia la sua piazza principale sotto questo profilo. A inquadrare le ultime tendenze del fenomeno è la relazione sul secondo semestre 2018 che la Direzione investigativa antimafia (Dia) ha appena consegnato al parlamento. L’analisi conferma quello che il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, ripete da mesi: le organizzazioni criminali cercano soggetti che sappiano usare l’indice non per sparare, ma per spostare con un clic ingenti quantità di denaro da un paradiso off shore all’altro.

LA DUTTILITÀ DEL CRIMINE ORGANIZZATO

La relazione della Dia chiarisce che Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra agiscono sempre di più secondo «modelli imprenditoriali variabili». Cioè calibrati sulla singola realtà economica che le organizzazioni vogliono infiltrare e capaci di colpire «indistintamente» tutti i settori economici. Un modus operandi che funziona in Italia e all’estero, dove ormai le cosche – la ‘ndrangheta soprattutto, ma anche Cosa nostra – hanno impiantato strutture permanenti.

A CACCIA DI COLLETTI BIANCHI

Come veri e propri broker finanziari, dunque, i mafiosi moderni diversificano il “paniere” dei propri investimenti a seconda della situazione. Ma per farlo le cosche hanno bisogno di professionisti più che di picciotti. Decine e decine di colletti bianchi, scrivono gli analisti guidati dal generale Giuseppe Governale, «prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari» del crimine organizzato. Personaggi capaci di gestire transazioni internazionali da località off shore, offrendo riservatezza e una vasta gamma di servizi finanziari.

FINANZA AL NORD, ECONOMIA REALE AL SUD

La conferma di questa mutazione è nei dati: il maggior numero di operazioni finanziarie sospette riconducibili alle mafie si registra al Nord Italia, vale a dire nella parte più produttiva del Paese. Sono quasi la metà di tutte quelle analizzate: il 46,3% contro il 33,8% del Sud e il 18,7% del Centro Italia. Se dalla finanza ci si sposta sull’economia reale, però, la situazione si rovescia e assume connotati più “tradizionali”. Al Sud, infatti, si riscontra l’86,6% delle attività infiltrate da soggetti criminali nel 2018, mentre al Nord e al Centro questa percentuale scende al 6,7%. Guardando poi ai settori produttivi, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018 i soggetti denunciati e arrestati per reati mafiosi predominano nel settore terziario (46,8%) e in quello secondario (44,8%). Mentre l’incidenza è molto più bassa nel settore primario (6,3%) e nel terziario avanzato (2,1%).

LE DIFFICOLTÀ DELL’ANTIMAFIA

La finanziarizzazione delle mafie, in ogni caso, sta mettendo in difficoltà gli strumenti legislativi di contrasto a disposizione della magistratura e delle forze dell’ordine, che sembrano ancora scontare i limiti legati alla competenza territoriale. In sostanza, spiega la Dia, i fascicoli tendono a finire sempre nei distretti giudiziari in cui Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra si sono storicamente sviluppate. Ma così facendo si determina una «limitata possibilità di perseguire l’azione illecita da parte dei distretti del Centro-Nord, in cui oggi invece si manifestano con sempre maggior forza le attività economico-finanziarie delle mafie».

IL FOCUS SUI CLAN NIGERIANI

La relazione della Dia dedica infine un focus specifico a un altro aspetto da non sottovalutare. A preoccupare non sono solo le organizzazioni criminali autoctone: la mafia nigeriana, per esempio, è ormai una realtà pericolosa tanto quanto alcuni clan. Ed è capace di sfruttare una rete di contatti consolidati con la madre patria che va monitorata con attenzione, anche per prevenire eventuali contaminazioni con gli estremisti islamici di Boko Haram e altre organizzazioni terroristiche.

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