Magistrati, pochi ma attivi

Delia Cosereanu
08/12/2010

Quanto costa la giustizia italiana.

Magistrati, pochi ma attivi

Della giustizia italiana si sa che è lenta e sprecona. Ma i dati del rapporto Cepej (Commission européenne pour l’efficacité de la justice, Commissione europea per l’efficienza della giustizia) del 2010 contraddicono in parte questa convinzione. Vero, i processi durano tanto, ma non più che in Spagna o Francia.
È vero anche che la spesa per la giustizia italiana è la più alta in cifre assolute, ma nella media, se calcolata in rapporto agli abitanti o al Pil. Il numero di magistrati, invece, è tra i più bassi in Europa (siamo al 34esimo posto su 46), mentre il numero di cause che arrivano sulle loro scrivanie è tra i più alti (l’Italia è la quarta, dopo Russia, Belgio e Lituania).
Il documento, particolarmente dettagliato, riguarda compensi, orari di lavoro e procedimenti disciplinari pendenti sulla categoria sottoposta al monitoraggio del più autorevole misuratore internazionale dei sistemi giudiziari nei 47 Stati che compongono il Consiglio d’Europa.
Cepej, infatti, è la commissione istituita appositamente in seno all’Unione europea per monitorare i dati sul funzionamento della giustizia.

In Italia dieci magistrati ogni 100 abitanti

Uno dei capitoli delle quasi 400 pagine del rapporto riguarda il numero dei giudici e dei pubblici ministeri attivi nel nostro Paese. Se rapportato a quello degli di abitanti, non è così alto, anzi si trova nella fascia bassa della graduatoria (vedi il primo grafico sotto).
L’Italia può contare su 10,2 magistrati ogni 100 mila abitanti, poco più della Francia (9,1) e più della Gran Bretagna (3,5), ma molto meno di Slovenia (53,3, al secondo posto in classifica dopo San Marino che ha 60,8 magistrati ogni 100 mila abitalnti), Polonia (25,9), Russia (24,2) e meno di Ungheria (15,5) e Spagna (10,7).
Solo sette Paesi, quindi, hanno un numero di magistrati inferiore al nostro.
Un discorso identico vale per il personale di cancelleria e amministrativo: con 42,6 addetti per 100 mila abitanti, l’Italia si piazza al 16esimo posto (vedi il secondo grafico sotto).

Processi lenti, ma in Italia il doppio delle cause civili rispetto alla media Ue

E arriviamo al punto più delicato del nostro sistema giudiziario: la quantità di lavoro dei magistrati. I processi durano anni prima di arrivare a una sentenza definitiva.
Secondo i dati del rapporto, il numero di casi risolti in ambito civile nel in rapporto a quelli che arrivano, è del 94,8% nei contesti definiti dall’Ue come “litigiosi” e del 96,7% per i “non litigiosi” (cioè dove esiste un accordo tra le parti).
In ambito penale, il dato scende al 94%. Non un numero elevatissimo, considerato che 15 Paesi (in contesti litigiosi) e altri 14 (in contesti non litigiosi) riescono a superare il 100% (cioè risolvono più casi rispetto a quelli che arrivano sulle scrivanie dei magistrati ogni anno). In questa classifica infatti, l’Italia si trova al 28esimo posto su 36 Stati analizzati.


Poco incoraggianti anche i dati relativi alla durata di una causa. Per una sentenza civile nel primo grado di giudizio, in Italia bisogna aspettare 533 giorni. Peggiori di noi solo Malta (889 giorni), Bosnia-Erzegovina (781), San Marino (664) e principato di Monaco (663).
Dalle ricerche Cepej, infatti, risulta che i magistrati italiani devono dare una risposta a una massa di contenziosi civili che è il quarto in Europa ed è quasi il doppio rispetto agli altri grandi Paesi dell’Unione europea.
Le cause civili che nel 2008 sono arrivate sulle scrivanie dei magistrati italiani sono state 4.768 (su 100 mila abitanti), molte di più di quelle affidate ai colleghi di quasi tutti gli altri Paesi europei, fatta eccezione per la Russia (con 7.157), il Belgio (6.198) e la Lituania (5.530). Anche il numero delle cause penali è tra il più elevati.
In numeri assoluti, l’Italia è al secondo posto dopo la Turchia, con 1.504.521 cause, mentre il rapporto tra questo dato e il numero di abitanti piazza il nostro Paese al 17esimo posto (su 46 Stati analizzati).
E questo a dimostrazione che, sebbene non si riesca a intaccare significativamente l’elevato numero di cause arretrate, ciò non è dovuto allo scarso impegno dei magistrati, ma soprattutto al numero altissimo di processi sopravvenuti ogni anno. Un’altra leggenda, quella dei giudici fannulloni, smentita.

La spesa per la giustizia tricolore: oltre 4,2 miliardi di euro l’anno

Quanto al capitolo retribuzioni, un magistrato italiano, pm o giudice del più alto grado di giudizio, la Cassazione, guadagna al netto 73.327 euro all’anno.
Una cifra quasi imbattuta nella classifica europea se si scarta Svizzera a quota 211.980 per i giudici e 124.246 euro per i pm e Inghilterra, Scozia e Galles con un lordo di oltre 200 mila euro all’anno per un magistrato giudicante della Corte Suprema.
Nella media invece lo stipendio di giudici e pm a inizio carriera, di 29.069 mila euro netti all’anno. Prendono invece 31.115 mila euro i francesi, 58.988 gli inglesi, 32.098 gli spagnoli. Al primo posto l’Irlanda, con quasi 100 mila euro netti all’anno.
Siamo tuttavia al primo posto per la spesa globale per la giustizia, con 4,2 miliardi di euro all’anno. Ma il dato viene stravolto se rapportato alla spesa pro capite, dove l’Italia è nelle posizioni di metà classifica (72 euro, in Francia 58 e in Spagna 86). Queste cifre si giustificano anche con la presenza, sul nostro territorio, del numero più alto di tribunali (1.289) dopo la Turchia (5.758), con una media di 45 Paesi europei di 323,9.
La Francia è al terzo posto, con 900 tribunali, mentre la Spagna occupa il quarto posto (734). Il numero dei magistrati italiani invece è tra i più bassi in Europa: il nostro Paese è il 30esimo, con 42,6 addetti per 100 mila abitanti, 39esima la Francia (29,1), nona la Spagna (101).