Magri, il potere del direttore dell’Ispi sempre più vicino al M5s

Alessandro Da Rold
30/08/2017

Trasversale, con forti ambizioni politiche, il numero uno di palazzo Clerici è onnipresente su tivù e giornali. Amico dei potenti, prenota un posto nel nuovo governo, grillino o istituzionale che sia. La sua rete.

Magri, il potere del direttore dell’Ispi sempre più vicino al M5s

C'è un nome da segnarsi sulle agende politiche in vista delle elezioni 2018 e del nuovo governo che verrà. È quello di Paolo Magri, bergamasco, classe 1960, vice presidente esecutivo e direttore dell'Ispi (Istituto di studi politici internazionali), prezzemolino dell'establishment italiano, ormai sempre più alla ribalta tra comparsate televisive e interviste a ripetizione.

NON PIACE AL CENTRODESTRA. Magri è ovunque. Trasversale. Non amato dal centrodestra. Più di centrosinistra. Carattere un po' "uterino", sostiene chi non lo ama, molto irascibile con i collaboratori. Considerato un po' grillino negli ultimi tempi. Segretario italiano della commissione Trilateral, dove presidente è l'amica presidente Rai Monica Maggioni, quello che da molti è considerato uno dei massimi esperti di politica internazionale è dato dagli scommettitori del potere italiano come tra i sicuri membri del nuovo esecutivo destinato a uscire dalla tornata elettorale.

TUTTOLOGO INTERNAZIONALE. Ministro degli Esteri? Sottosegretario? Vice ministro? Con un governo a 5 stelle? Con un Gentiloni bis? Con un governo istituzionale? Chissà. Tutto è possibile per l'esperto capace di dispensare pareri su qualsiasi questione internazionale, da Donald Trump all'Isis, da Emmanuel Macron in Francia ai rapporti tra Cina e Corea del Nord.

Magri di strada ne ha fatta molta negli ultimi anni. In particolare dal 2011, quando se ne andò il compianto Boris Biancheri, l'ex ambasciatore che rilanciò il ruolo di Ispi in Italia e nel mondo alla fine degli Anni 90. I maligni sostengono che Biancheri tenesse a freno l'attivismo di Magri e che solo dopo l'addio dell'ex presidente dell'Ansa è iniziata l'ascesa di questo professore bocconiano, lasciato a briglia sciolte dagli altri due vice presidenti di palazzo Clerici, i professori Franco Bruni e Carlo Secchi.

DIVERSI NEMICI AGLI ESTERI. Il direttore Ispi vanta amicizie importanti, ma negli anni si è fatto anche diversi nemici. Nel mondo delle feluche si mormora che non sia ben visto per il suo protagonismo al ministero degli Esteri, dove è da due anni membro del comitato strategico, non tanto dall'attuale ministro Angelino Alfano, alla ricerca disperata di un ruolo politico e di un partito dopo la fine del Nuovo centrodestra, quanto dai mandarini che stazionano lì da anni.

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Magri è da sempre considerato vicino alla borghesia di sinistra di Milano così come ai professori della Bocconi, quindi a Mario Monti e alla lunga schiera di industriali di quella che era una volta Scelta civica (nel 2011 fu in predicato di diventare vice ministro del governo agli Esteri). Per questo motivo negli ultimi mesi ha fatto indispettire non poco il suo avvicinamento al Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

TROPPE GIRAVOLTE POLITICHE. Se ne sono accorti al quotidiano Il Foglio che a iniziò aprile gli ha dedicato un pezzo al vetriolo per la sua partecipazione a Ivrea, alla kermesse grillina per ricordare il guru Gianroberto Casaleggio. Nell'articolo emerse un certo malumore interno all'Ispi per le troppe giravolte politiche di Magri che dirige un istituto dove il presidente onorario è l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano.

ACCOSTATO AL NOME DI DI MAIO. Anche per questo motivo negli ultimi mesi il nome di Magri è stato spesso accostato a quello del premier in pectore dei cinque stelle Luigi Di Maio. Viene annoverato spesso tra i possibili membri della futura classe dirigente grillina, quella che Grillo e Davide Casaleggio stanno provando a formare (senza molto successo) soprattutto a Milano, bazzicando i salotti della borghesia lombarda e flirtando con la procura di Francesco Greco.

Magri riesce a passare con semplicità da un pranzo con Barack Obama e con Matteo Renzi a un dibattito al Meeting di Rimini di Cl

Del resto il direttore Ispi riesce a passare con semplicità da un pranzo con l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e con l'ex premier Matteo Renzi a un dibattito al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione, senza contare la consueta puntatina alla festa dell'Unità di Milano. Nel 2017 tra gli stand ciellini si è assicurato quattro eventi, di cui due in compagnia dell'amica Maggioni.

DALLE BANCHE A DE GENNARO. Magri va veloce. Membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Italia Cina, parte del consiglio di indirizzo della Fondazione Italia Russia, vanta una rete di relazioni invidiabile. Banchieri come Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa a Mosca, o come Victor Massiah di Ubi Banca. Industriali come Pietro Salini o Carlo Pesenti. Uomini di Stato e dei servizi segreti come Giampiero Massolo, ex numero uno del Dis, attuale presidente Ispi o come Gianni De Gennaro, ex numero uno della polizia ora presidente di Leonardo Finmeccanica.

FAREBBE COMODO AL GOVERNO… E poi ci sono le aziende, presenti nel board di Ispi ma anche in quello delle fondazioni, come Brembo, Gruppo Alluminio Agnelli, Eni, Enel. Magri può vantare conoscenze su tutto l'arco istituzionale. All'Ispi c'è pure Fedele Confalonieri, numero uno di Mediaset e uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Alla Trilateral c'è l'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, ma pure uno dei consiglieri economici più vicini a Renzi, ovvero Yoram Gutgeld o persino il numero uno di Jp Morgan Italia, cioè l'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli. Magri è ovunque. E a tanti potrebbe far comodo averlo al governo.