Di Maio e Salvini trattano per evitare la crisi

L'unica alternativa è un esecutivo tecnico. Che né il pentastellato né il leghista vogliono. Tra i due parole di distensione, mentre Conte non sente l'esigenza di un rimpasto e invita il ministro dell'Interno a uscire allo scoperto.

19 Luglio 2019 08.59
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Luigi Di Maio cerca di abbassare il livello dello scontro all’indomani di una giornata che sembrava destinata a portare alla crisi di governo. E Matteo Salvini risponde tendendo sì la mano al capo politico del M5s, ma spostando il mirino su due ministri rei, a suo dire, di bloccare l’azione di governo: Danilo Toninelli («che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi») ed Elisabetta Trenta («che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti»). Una frase che lascerebber presagire l’intenzione di Salvini di spingere sulla via del rimpasto.

MA CONTE È SODDISFATTO DEI SUOI MINISTRI

Ma di rimpasto il premier Giuseppe Conte non sente alcuna esigenza: «Nessuno mi ha mai prospettato la possibilità di una ricomposizione della squadra di governo», ha detto al termine del Consiglio dei ministri sulle autonomie regionali, disertato dalla Lega. Conte ha poi aggiunto: «Se qualcuno ha qualche osservazione da fare, segua un binario istituzionale. Sono aperto sempre a qualsiasi confronto, ma sono soddisfatto della mia squadra, stanno lavorando tutti bene». Quale sarebbe quindi la missione residua del governo M5s-Lega? Per il premier si tratta di «realizzare un progetto di riforme molto ampio», dalle autonomie regionali alla riforma fiscale, «che richiederà del tempo ma si completerà nel giro di mesi, un anno. Sto lavorando e non vivacchiando». Sullo sfondo, la consapevolezza che l’unica alternativa a questo esecutivo, con una manovra da scrivere e i mercati pronti a tornare ad agitarsi, è un governo tecnico. Inviso tanto a Di Maio quanto a Salvini.

DI MAIO OSTENTA TRANQUILLITÀ

La mattina del 18 luglio Di Maio ha escluso che la crisi sia imminente «Mi hanno sempre insegnato “male non fare, paura non avere”. Abbiamo da realizzare riforme importanti», ha detto il leader del M5s ad Agorà Estate, precisando che «l’unica cosa che dico è che è meglio vedersi, ci chiariamo e andiamo avanti, oggi c’è il Consiglio dei ministri e il tavolo sull’Autonomia».

SALVINI: «IL PROBLEMA SONO I “NO” DEL M5S»

Un’apertura che Salvini ha commentato così: «Di Maio? Ci vedremo sicuramente, ma a colpi di “no” l’Italia non può andare avanti. Il problema non è Di Maio, ma la politica dei “no” e dei blocchi da parte di molti dei cinque stelle». Già nella tarda serata del 18 luglio, quando sembrava pronto a salire al Colle per formalizzare la crisi, il leader leghista aveva usato parole concilianti, sia verso Di Maio – «È una brava persona» – sia in merito al futuro dell’esecutivo: «Domani (19 luglio, ndr) non cade nessun governo semplicemente vado avanti tranquillo ma se ci sono dei “sì”. Sto in un governo che dice dei “sì” su Autonomia, riforma della giustizia; se devo sentire “no” tutti i giorni… Non sto al governo per scaldare la poltrona».

TONINELLI NEL MIRINO

Nel mirino della Lega c’è soprattutto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Attaccato frontalmente dal capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari: «Con il ‘no’ alla Gronda, la misura è davvero colma. Toninelli è il ministro del ‘no’ ed è incomprensibile che il premier Conte prenda le sue parti quando sa bene che il Paese ha bisogno di ripartire e non di essere bloccato per paura di sbagliare. Questo modo di agire non fa bene alla nostra Italia. Se nella vita la paura di sbagliare ti attanaglia e la tua decisione sarà sempre ‘no’, quello del ministro non è il tuo ruolo migliore». Concetto ribadito anche da Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato: «Le parole del presidente Conte lasciano esterrefatti: l’azione di governo è innegabilmente frenata da incomprensibili ‘no’ e continui pareri ostativi. Difficile comprendere, dunque, le ragioni della soddisfazione del presidente del Consiglio, soprattutto nei confronti di alcuni ministri che bloccano vitali opere. Non saremo disponibili a farci corresponsabili di chi non ha a cuore gli interessi delle imprese e della nostra economia».

I PENTASTELLATI SI COMPATTANO

La risposta del M5s è stata corale: «Non rispondiamo e non risponderemo più a nessun attacco. Tutto il M5s, dagli eletti agli attivisti, danno pieno sostegno ai ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta. Ne avremmo di repliche da fare, di appunti da presentare su altri componenti del governo, ma non lo faremo, non replicheremo più a nessun attacco. Siamo stanchi di questi metodi, noi vogliamo governare».

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