Mal di Polo

Redazione
16/12/2010

di Salvatore Cannavò Quanto durerà il Terzo polo appena nato? Chi lo dirigerà davvero e quale sarà il suo reale...

Mal di Polo

di Salvatore Cannavò

Quanto durerà il Terzo polo appena nato? Chi lo dirigerà davvero e quale sarà il suo reale progetto politico? Gli interrogativi sulla nuova creatura formata dal trio Casini-Fini-Rutelli sono sorti un minuto dopo l’annuncio del progetto.
Che la mossa dei tre sia una forma di difesa per reagire alla sconfitta sul voto di fiducia è piuttosto evidente. E i nodi da sciogliere non sono pochi.
In Futuro e Libertà, per esempio, i mal di pancia sono solo parzialmente ammessi. In mattinata, il deputato Luca Barbareschi, artefice “culturale” della convention di Bastia Umbria, quasi non voleva crederci. «Io in un partito con Rutelli e Buttiglione? A fare che?».
Barbareschi appare piuttosto deluso della rapidità con cui Fini rinuncia a scommettere su Futuro e Libertà sviluppandola e rafforzandola e arriva a credere che le potenzialità di Fli «siano più ampie di quelle di un indistinto terzo polo».
Ma a dare un vero e proprio colpo alla neonata creatura è il direttore scientifico della fondazione FareFuturo, ideata da Gianfranco Fini e da sempre laboratorio politico e culturale del “finismo”.
Alessandro Campi, infatti, in un’intervista al settimanale Gli Altri, che sarà in edicola il 17 dicembre, è piuttosto secco: «Il terzo polo non è mai nato, è un progetto piuttosto evanescente, una sommatoria di forze politiche che possono diventare elemento di disturbo in caso di competizione elettorale. Ma per il resto non c’è una leadership, non c’è un programma, un disegno complessivo». Una stroncatura che non può passare inosservata nella compagine finiana che mai come in questo momento sembra frastornata e indecisa sul proprio futuro.
Le oscillazioni di Gianfranco Fini, sottolinea ancora Campi, sono state controproducenti: è stato un errore chiedere le dimissioni di Berlusconi a Bastia Umbria e dopo aver oscillato tra la rifondazione del centrodestra e il governo tecnico, addirittura arrivando a proporre (Granata e Briguglio) un’alleanza elettorale con Vendola.

La strategia di Berlusconi: spaccare Fli per garantirsi la sopravvivenza

Oggi i deputati di Futuro e Libertà sono oggetto dell’offensiva berlusconiana che non fa mistero di voler spaccare il gruppo, isolare Fini e recuperare quella manciata di parlamentari con i quali proseguire la legislatura. Se incertezza e perpelessità esistono tra i futuristi non è dunque per scarsa lealtà a Fini ma per la scarsa definizione della prospettiva.
Che farà il Terzo polo, si chiede Barbareschi, su questioni importanti come quelle etiche o che concezione avrà della laicità?
«Io sul fatto che la Cei intervenga continuamente nel dibattito politico italiano non sono d’accordo» spiega. Ma la domanda è lecita anche sulla riforma universitaria che si vota al Senato il 22 dicembre e che ha visto, alla Camera, Futuro e Libertà votare a favore, l’Udc votare contro e l’Api astenersi.

Leadership nel Terzo polo: Casini in vantaggio

Il punto decisivo, però, è la questione della leadership. Che il riferimento naturale di questo Polo della Nazione sia Casini è piuttosto scontato se non altro perché, avendo come raggio d’azione il terreno parlamentare, Fini sarà condizionato dal suo ruolo di presidente della Camera. E allora, il sospetto che, alla fine, tutta l’operazione possa servire all’Udc per rafforzarsi, magari per contrattare un nuovo accordo con Berlusconi – più in là quando la situazione sarà cambiata, magari quando incomberà una nuova manovra economica – c’è tutto.
Anche perché fonti autorevolissime spingono in questa direzione. Scrive, infatti, l’Avvenire, quotidiano dei vescovi:  «Dopo la stagione dei due pasticci non c’è bisogno di un terzo pasticcio». Il quotidiano cattolico, con la penna del suo direttore, Tarquinio, chiede invece un «di più» in termini di responsabilità e di «servizio agli interessi primari del Paese». Insomma, se il nuovo coordinamento di oltre cento parlamentari servirà a sostenere il governo, bene, altrimenti la Cei resterà fredda.
Casini ha subito definito «condivisibile» il monito de l’Avvenire, affermando di volerne «tenere conto». E quindi le incertezze e i sospetti restano integri. E il futuro di Fini si fa sempre più difficile. Ecco quindi che i deputati e i senatori restano esposti all’offensiva berlusconiana che può giovarsi di un orizzonte politico stabile e sicuro e anche dell’offerta di una miriade di posti e posticini: dagli incarichi ministeriali, alla rielezione fino alle nomine in diversi enti controllati dal Tesoro come Eni, Enel, Autostrade, e via discorrendo.
I parlamentari di Fli, citati nelle varie indiscrezioni giornalistiche, passano il tempo a smentire. Valditara, Digilio e Saia, «smentiscono» confermano la compattezza del gruppo. E lo stesso fa Pontone, un altro senatore che veniva dato in forse sul voto di fiducia. Ma molti altri ammettono la fase difficile e, soprattutto, ammettono di non voler rompere i rapporti con gli “amici” del Pdl. Insomma, per Fini i giorni difficili non sono finiti e per Futuro e Libertà è venuto il momento di scegliere cosa vuole essere. Il congresso che si terrà a gennaio a Milano potrebbe essere un momento importante.