Stefano Massarelli

Mal di wireless

Mal di wireless

29 Settembre 2011 05.17
Like me!

Non è riuscita a trattenere le lacrime Diane Schou, raccontando la sua particolare forma di “intolleranza” di fronte alle telecamere della tivù inglese Bbc. «È una cosa orribile dover vivere da prigionieri», ha dichiarato.
Diane appartiene a quel 5% di americani che dichiarano di soffrire di ipersensiblità elettromagnetica (Ehs), un disturbo ancora non riconosciuto dalla medicina ufficiale e causato dall’esposizione ai campi prodotti dai telefoni cellulari, dai dispositivi wireless e da qualsiasi altro apparecchio elettronico. I suoi sintomi includono emicrania, spasmi muscolari, difficoltà a concentrarsi e forti dolori al petto che possono rendere la vita un vero inferno.
INTOSSICATA DAL WI-FI. «La mia faccia diventa rossa, la testa comincia a far male, la vista si modifica», ha spiegato la donna, che si è trovata costretta a lasciare la sua residenza in Iowa per trasferirsi nella minuscola cittadina di Greek Bank, in West Virginia, un’isola felice in cui i segnali wireless sono banditi perché potrebbero interferire con i radiotelescopi piazzati nell’area per catturare i segnali dallo spazio.
Adesso Diane può vivere serenamente e sembra non accusare più alcun sintomo, ma il suo caso ha suscitato più di una perplessità nella comunità scientifica internazionale che ancora si interroga sugli effetti biologici delle radiazioni elettromagnetiche.

Il wireless: una frequenza simile a quella di un forno a microonde

La questione interessa principalmente i Paesi in cui le comunicazioni wireless sono diffuse in ogni parte dei territorio, come gli Stati Uniti. Ma coinvolge anche l’Italia. «Nelle nostre città le radiazioni sono pari a oltre 1 V/m (Volt per metro), un livello piuttosto elevato», ha detto a Lettera43.it Fiorenzo Marinelli, ricercatore all’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Bologna. E anche se le ricerche mediche in questo ambito scarseggiano, c’è il rischio che le radiazioni elettromagnetiche possano avere effetti diretti sull’organismo umano.
L’EFFETTO SUI GENI. «Nel 2004 abbiamo pubblicato alcuni studi che mostrano come l’esposizione al campo elettromagnetico del cellulare modifichi l’espressione di alcuni geni, con un conseguente squilibrio nella proliferazione delle cellule», ha precisato il ricercatore. Un effetto biologico evidente che fu sottolineato un decennio fa anche per le basse frequenze irradiate da linee ad alta tensione ed elettrodomestici.
Secondo Marinelli, quindi, «il wireless può essere pericoloso: basti pensare che le sue radiazioni hanno una frequenze pari a 2437 Mhz, vicina a quella di un forno a microonde». Anche l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel maggio 2011, ha dichiarato che l’esposizione a radiofrequenze è un possibile cancerogeno per l’uomo sulla base di studi effettuati sui tumori cerebrali con lateralità, ovvero sviluppati dallo stesso lato della testa in cui si usa il telefono cellulare.

L’Oms: nessuna diagnosi medica per l’ipersensibilità elettromagnetica

Da parte sua, la Ctia Wireless Association, l’associazione che riunisce le industrie impegnate nelle telecomunicazioni senza fili, ha fatto sapere che i dispositivi wireless con emissioni nei limiti stabiliti dalla legge non causano nessun problema all’organismo e non sottopongono i cittadini ad alcun rischio.
La stessa Organizzazione mondiale della sanità, pur riconoscendo i sintomi della donna come autentici, ha fatto sapere che «l’ipersensibilità elettromagnetica non ha un chiaro criterio diagnostico e non esiste alcuna base scientifica che lega i sintomi della Ehs con l’esposizione a queste onde. In più, non c’è una diagnosi medica per questa sindrome e non è chiaro se essa rappresenti un singolo problema medico».
RIDURRE LE COMUNICAZIONI SENZA FILI. In ogni caso, però, è sempre consigliabile ridurre al massimo le comunicazioni senza fili nei luoghi chiusi, come in casa e nelle scuole, soprattutto se ci sono bambini, più suscettibili alle radiazioni per via del loro minor spessore della parete cranica.
Altrimenti, si può usare anche un sistema di trasmissione powerline, che trasmette il segnale all’impianto elettrico con la possibilità, quindi, di collegarsi a internet da qualsiasi presa.
CONSIGLIABILI GLI AURICOLARI. Per quanto riguarda le irrinunciabili conversazioni al telefonino, invece, meglio evitare di effettuarle in macchina o ancor peggio in treno, poiché il segnale rimbalza sul metallo e l’esposizione può risultare moltiplicata. Utilissimi sono invece gli auricolari, che abbattono di almeno 10 volte la potenza del segnale sulla testa, mentre è importante cercare di mantenersi fermi e non camminare quando si parla al cellulare: spostandosi di posizione, infatti, aumenta la potenza del segnale che si instaura tra il telefono e la stazione radio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *