Malore in spiaggia, morto l’ex agente “Faccia da mostro”

Redazione
21/08/2017

La procura Antimafia di Reggio Calabria ha disposto il sequestro probatorio della casa, della barca e del telefono cellulare di...

Malore in spiaggia, morto l’ex agente “Faccia da mostro”

La procura Antimafia di Reggio Calabria ha disposto il sequestro probatorio della casa, della barca e del telefono cellulare di Giovanni Aiello, l'ex poliziotto della Squadra Mobile di Palermo conosciuto come "Faccia da mostro", deceduto il 21 agosto sulla spiaggia di Montauro, in provincia di Catanzaro. Il provvedimento è stato disposto dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, titolare dell'inchiesta "'Ndrangheta stragista" che vedeva coinvolto lo stesso Aiello, già sottoposto a perquisizione lo scorso 24 luglio. La causa della morte di Aiello, deceduto tra i bagnanti mentre cercava di portare a riva la propria barca, chiamata "Bucaniere", verrà accertata dall'autopsia disposta dalla procura di Catanzaro.

VANI I TENTATIVI DI RIANIMARLO. L'ex poliziotto aveva 71 anni ed è stato soccorso immediatamente dalle persone che si trovavano sulla spiaggia. Nel tentativo di rianimarlo è stato utilizzato anche un defibrillatore, recuperato in una struttura balneare vicina, ma non c'è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118, che hanno potuto soltanto constatare il decesso.

IN PASSATO COINVOLTO IN INDAGINI DELLA PROCURA DI PALERMO. Aiello era chiamato "Faccia da mostro" per via della lunga cicatrice sulla sua guancia destra, conseguenza di una fucilata nella quale sarebbe stato coinvolto. Da anni viveva in Calabria dove si dedicava alla pesca. Nei giorni scorsi il suo nome era tornato alla ribalta per i presunti rapporti con l'ex 007 Bruno Contrada, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Reggio Calabria che indaga sul patto stretto da una parte della 'ndrangheta e Cosa nostra, negli anni delle stragi, per destabilizzare lo Stato.

UN'OMBRA SULLA PALERMO DELLE STRAGI. Secondo diversi collaboratori di giustizia Aiello si sarebbe aggirato per anni come un'ombra nella Palermo delle stragi e degli omicidi eccellenti: dal fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone alla strage di via D'Amelio, fino all'omicidio del poliziotto Nino Agostino e di sua moglie incinta. L'ex poliziotto sarebbe stato al centro di una ragnatela di mafia e apparati deviati dello Stato, ma ha sempre negato ogni coinvolgimento.

MAI RINVIATO A GIUDIZIO. Quattro procure hanno indagato su Aiello, chiamato in causa da cinque pentiti: Palermo, per l’omicidio Agostino; Caltanissetta, per la strage di Capaci; Catania e Reggio Calabria. Non è mai stato rinviato a giudizio. C'è anche uno stralcio d’intercettazione ambientale, in cui diceva a un amico di aver fatto parte dei servizi. Ma l’Aisi ha sempre negato. Intervistato in esclusiva da la Repubblica nel 2013, Aiello disse disse ai giornalisti: «Se avessi fatto tutto quello di cui mi accusano dovrei avere agganci con qualcuno al ministero degli Interni, ma io al Viminale ci sono andato nella mia vita una sola volta per chiedere la pensione di invalidità». In polizia è rimasto fino al 1977, quando venne congedato per l'incidente col fucile che lasciò sfregiato il suo volto.