Che fine faranno gli abeti sradicati dal maltempo in Veneto

Che fine faranno gli abeti sradicati dal maltempo in Veneto

04 Novembre 2018 17.55
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Il maltempo nel Veneto ha strappato, come una falce in un campo di grano, 100mila ettari di bosco e tra le 'vittime' illustri c'è l'abete rosso che ora galleggia in torrenti e fiumi e ancor più si accatasta sul cemento armato delle dighe a valle. Un problema, ma certo ma anche una possibile risorsa per questa pianta 'nobile' quanto fragile che si pensa di risolvere recuperando i tronchi e confidando nell'utilizzo nell'industria del legno quella che, peraltro, è stata nei secoli maestra nelle valli dolomitiche sia per le suppellettili che per le costruzioni.

ALLO STUDIO UN RIMBOSCAMENTO DELLE MONTAGNE

Mentre il ministro dell'Interno Matteo Salvini visitava le zone colpite dal maltempo dopo ben tre ore di volo in elicottero per raggiungere anche gli angoli più disparati del bellunese, non chiediamo nulla ma ricordatevi di noi ha detto una signora, proprio il presidente della Regione Veneto Luca Zaia che lo accompagnava su un 'campo' da cui non si muove da giorni, cercava una soluzione per questi tronchi 'esplosi', divelti e caduti ovunque. «Gli abeti caduti», ha detto Zaia con Salvini a fianco, «dovranno avere una gestione rapida sull'asportazione e capire se sul mercato ci sia chi è interessante ad acquistarli e trasformarli in prodotti industriali». «Nel rispetto della legge faremo queste cose», ha aggiunto. «Poi con l'Università di Padova studieremo un piano di ripiantumazione dei boschi con alberi autoctoni ovvero larici, ciliegi selvatici, faggi, in modo che siano boschi molto più performanti di quelli di oggi».

SBAGLIATO AVERE SOLO ABETI

Una soluzione che va peraltro a colmare un vuoto che con la fuga dalla montagna aveva portato alla proliferazione degli abeti a scapito di altre piante, hanno detto gli esperti, perché questi alberi hanno una 'radicazione' veloce e superficiale. Scivolano o quasi 'camminano', citando gli Ent del Signore degli anelli di Tolkien, ma proprio per questo sono fragili. A ricordarlo è, nei suoi libri, anche Mauro Corona che racconta come gli abeti per essere utilizzati in falegnameria vadano sì abbattuti ma poi sramati in parte, lasciando la cima della chioma con il 'verde' che, nella lotta per la sopravvivenza, toglie la linfa alla pianta. Poi, dopo qualche mese – come racconta lo scrittore oggi, ma già boscaiolo e scultore – vanno lavorati per fare le 'scandole', ovvero delle tegole in legno facilmente sostituibili e leggere ma anche per le travi di sostegno di stalle e cantine perché il legno diventa ignifugo.

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