Mamma li turchi

Barbara Ciolli
21/01/2011

Germania, l'ascesa della seconda generazione.

Mamma li turchi

I loro padri erano stati additati come Kanaki, gli indigeni che vivono nelle tribù della nuova Caledonia, “primitivi tozzi e dal naso piatto”, nella pressapochista vulgata comune, venuti negli anni ’60 e 70′ a fare quei lavori faticosi che molti tedeschi consideravano ormai degradanti.
Dopo 30 anni, i figli dei Kanak Spraker, gli immigrati che si esprimevano a monosillabi nello sgrammaticato turco-tedesco, sono diventati gli esponenti di un’eccellenza di brillanti artisti, scrittori e pensatori, che dopo aver studiato nelle migliori università stanno portando in alto il nome della Germania nel mondo.
Con idee, passione e serietà questa nuova ondata turca, ricalcando l’etichetta del rinnovamento musicale e artistico esploso con la Neue deutsche Welle, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ha aggiunto sale all’efficienza e tedesca, fantasia all’avanguardia tecnologica, nuova poesia al sapere accademico di università e centri culturali.
ECCELLENZE TURCO-TEDESCHE. Basti citare Fatih Akin, regista turco nato ad Amburgo, portabandiera della nuova generazione di filmmaker tedeschi, che con le sue storie conflittuali sui migranti, ha convinto le esigenti giurie di Locarno, Berlino, Venezia e Cannes.
O il capo dei Grünen, i Verdi tedeschi, Cem Özdemir, nato in una famiglia di Gastarbeiter (i “lavoratori ospiti” venuti a ricostruire la Germania Ovest nel Dopoguerra, ndr) dell’Anatolia, «musulmano laico» per sua definizione, ex europarlamentare dal 2004 al 2009 salutato come l’“Obama d’Europa”.

Zaimoğlu, apripista della cultura Kanak

I loro padri erano le braccia, loro ora sono le menti. E il merito, oltre ai sacrifici dei loro genitori e alla Germania che ha dato loro l’opportunità di emergere, va anche al 46enne Feridun Zaimoğlu, performer e autore tedesco tradotto da Einaudi, Il Saggiatore e Isbn, che nel 1995, grazie al suo libro d’esordio Kanak Sprak, ha nobilitato lo slang di strada trasformandolo in una «lingua franca multietnica»: veicolo di espressione per artisti della cultura underground, secondo la definizione dei linguisti della Humbolt-Universität, e non più solo per sbandati o ignoranti.
LA LINGUA DELLA PROTESTA. Sdoganato il linguaggio della protesta, è stato un fiorire di spettacoli e concerti nell’idioma meticcio. Nel 2000 dall’opera prima di Zaimoğlu, oggi giornalista e critico letterario per la Zeit e la Welt, il regista Lars Becker ha tratto un omonimo film di critica sociale. Negli stessi anni Kanak Sprak era diventato canovaccio per monologhi teatrali itineranti nel nord del Paese. Mentre decine di band hip hop e gangsta rapper turche uscivano allo scoperto dai ghetti.
IL SUCCESSO DELLE SERIE TIVÙ. Sull’onda della popolarità, i berlinesi Islamic Force hanno cambiato il loro nome in Kan-Ak. E Kanaki si sono fieramente autoproclamati anche gli immigrati fondatori dell’associazione anti-razzista Kanak Attack.
In tivù è nato il nuovo genere dell’etno-comedy, con la seguitissima serie Was guckst Du (2001-2005), cosa guardi?, in turco-tedesco. Una moda arrivata anche in Italia, dove Mtv dal 2007 al 2009 ha trasmesso Kebab for Breakfast (10% di share in Germania), sulla saga tra i turchi Öztürk, e i tedeschi Schneider, berlinesi doc.

Fatih, il filmmaker della contaminazione

Recordman nell’incassare prestigiosi riconoscimenti internazionali, l’ambizioso e sensibile Fatih Akin, 37enne regista di origine turca, che dal mix tra culture alla base della sua identità ha tratto la materia prima per i suoi film drammatici.
REGISTA PRODIGIO. Laureato in Comunicazione visiva dopo un diploma all’Accademia delle belle arti, al suo debutto al primo lungometraggio Kurz und schmerzlos (Breve e doloroso, 1998), appena 25enne ha vinto il pardo di Bronzo al festival di Locarno. Per poi conquistare nel 2004, dopo il disincantato e ironico Solino (2002) che raccontava la storia di una famiglia italiana di immigrati, l’Orso d’oro al Festival di Berlino con la Sposa turca.
Infine la consacrazione, come il più talentuoso tra i giovani cineasti tedeschi, a Cannes (Palma d’Oro per la sceneggiatura di Ai confini del Paradiso), nel 2006, e a Venezia (Leone d’Argento per Soul Kitchen), nel 2009.

Özdemir, l’Obama dei tedeschi

Con Akin, oltre che le origini anatoliche e l’aver raggiunto la notorietà su scala mondiale, il leader dei Verdi Cem Özdemir condivide il gusto in fatto di donne, e per la contaminazione.
Tedesco-messicana l’attrice moglie del regista, tedesco-argentina la giornalista compagna di vita del politico 45enne, il ‘Barak Obama degli ambientalisti’: appellativo ormai fisso, anche se personalmente preferisce evitarlo.
LA POLITICA NEL SANGUE. Dal 1983 cittadino tedesco, prima di diventare nel 2002 il primo immigrato di seconda generazione a varcare la soglia del Parlamento, Özdemir, laureato in Pedagogia, ha lavorato come educatore e giornalista free-lance, dividendosi fin dai 15 anni tra scuola-lavoro e passione politica.
Dal 2008 a capo, insieme alla co-segretaria Claudia Roth, del direttivo nazionale dei Verdi, il leader è stato descritto come carismatico ed espansivo dalla stampa tedesca, che lo ha anche stuzzicato, e non poco, per le sue lunghe basette, così attraenti. Eppure così poco deutsch.

Tarkan, fenomeno pop planetario

Degno di nota, infine, il fenomeno Tarkan, al secolo Tarkan Tevetoğlu, popstar 38enne, cresciuto in Germania fino ai 14 anni, poi costretto a tornare in patria insieme al padre.
Da allora, il sex symbol dall’ugola d’oro e dal fisico caliente alla Enrique Iglesias, vive diviso tra Istanbul, dove ha studiato musica, e i Paesi di cultura germanica, dove negli anni ’90 è esploso come l’interprete della Canzone del bacio: Şimarik, Kiss, Kiss per le teenager tedesche, è stata il tormentone con cui Tarkan ha scalato le classifiche di Svizzera, Olanda, Austria e Germania.
L’ICONA POP. E poco importava se il testo della canzone fosse interamente in turco. Adolescenti in visibilio e per nulla scosse dalle voci insistenti sulle sue frequentazioni omosessuali (o perlomento bi-sessuali), concerti show durante i quali si divincolava in scenografici balletti in stile Michel Jackson: Tarkan, che solo nel 2005 ha accettato di incidere album in inglese, è diventato il cantante portabandiera della Turchia nel mondo.
IL PLAUSO DELLA CRITICA. Negli ultimi anni, Tarkan ha compiuto il salto dalla scena europea a quella planetaria, con la collaborazione con gli autori di Shakira e i produttori di Britney Spears. Icona pop commerciale, per niente snobbato dalla critica internazionale (eccezion fatta per i puristi italiani), nel 2008 Tarkan è stato scelto anche dal regista Ferzan Özpetek come protagonista del video Hüp, censurato da radio e tivù turche per alcune scene “erotiche” giudicate scandalose.