Manager da superbonus

Vita Lo Russo
14/12/2010

In Usa, utili a 93,7 miliardi e alti stipendi per le top bank.

Manager da superbonus

Si avvicina il secondo Natale dal crac di Lemhan Brothers e per Wall Street è tempo di bilanci. E anche se per ora i dati si riferiscono al terzo trimestre del 2010, l’ammontare dei profitti delle cinque principali banche d’affari americane, Goldman Sachs, JP Morgan, Bank of America, Citigroup e Morgan Stanley, è cresciuto di 93,7 miliardi di dollari.
Il secondo miglior anno di sempre, in termini di trading e di investment banking per il principali attori della finanza. Il migliore era stato il 2009 quando le top-five hanno portato a casa utili per 127,8 miliardi di dollari.
Nel frattempo, però, la disoccupazione americana è balzata al 10%, i consumi interni sono crollati, l’export si è scontrato con la guerra delle valute, senza contare che al di qua dell’oceano l’euro ha cominciato seriamente a traballare sferzato dai venti di vendite dei bond di Grecia e Irlanda. 

Fed: 100 miliardi di aiuti alle banche

Questi istituti finanziari per non seguire il destino di Lemhan Brothers sono stati plurivezzeggiati dall’amministrazione Obama. Le big-five hanno potuto attingere al Troubled asset relief program, il Tarp, un fondo di salvataggio da oltre 100 miliardi di dollari istituito dalla Federal Reserve all’indomani dell’emergenza. «Non avevano alternativa», fece notare allora Nomi Prins, economista ed ex dirigente di Goldman Sachs, «le banche erano a un passo dall’insolvenza, la Fed era la loro unica ancora di salvezza».
Come se non bastasse, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno avuto la possibilità di passare dallo status di banche di investimento a quello di tradizionali società bancarie. Un favore che ha permesso loro di attingere soldi dalla Fed a un tasso di interesse prossimo allo zero, e di restituirli comprando buoni del tesoro che invece staccano cedole tra il 3 e il 4%.
«Questo meccanismo spiega i mostruosi profitti realizzati dalle banche», scrisse Matt Taibbi in uno dei suoi più pungenti editoriali sul Rolling Stone, «praticamente a queste due banche si è data la licenza di stampare banconote».
Tuttavia, sembra che i favoritismi da parte della Banca centrale americana non siano ancora terminati.  La Fed così come ha confermato nella sua ultima riunione dell’anno, il 14 dicembre, ha messo in agenda per la prossima primavera un’operazione straordinaria senza precedenti: un’immissione di liquidità da 600 miliardi di dollari con lo scopo di rilanciare la ripresa e abbassare i tassi di interesse a lungo termine (leggi l’annuncio dell‘immissiojne di liquidità).
La manovra che apre la porta a un nuovo round, il secondo, di quantitative easing (Qe2), alleggerimento monetario, si realizzerà attraverso l’acquisto di titoli di Stato proprio dagli assest di queste banche.

Goldman Sachs, 7,39 miliardi nel primo trimestre

A sentire le top-five, l’incremento dei profitti è legato all’aumento dell’attività di trading, cioè alla compravendita di bond, titoli derivati, monete e alle manovre sui tassi di interesse degli Swaps, che oggi arrivano a pesare per il 33% delle loro entrate.
Regina delle manovre è Goldman Sachs per la quale le voci trading e investment banking hanno inciso addirittura per il 79% dei ricavi. Nel primo trimestre dell’anno, per dare una misura, la banca d’affari ha incassato 7,39 miliardi di dollari, una cifra pari a quella messa assegno in tutto il 2004.
I profitti del 2010 secondo gli amministratori di Wall Street, come riportato da Bloomberg, verranno utilizzati per rafforzare i parametri di stabilità di Basilea 3 ed evitare nuove crisi finanziarie. Le banche utilizzeranno questi surplus per accantonare capitale e strumenti derivati in modo da potenziare il loro patrimoni.
Fin qui tutto bene. Nei loro piani rientrano anche gli impegni a tagliare i bonus e gli stipendi dei manager in una variazione percentuale compresa tra il 22 e il 28%. Goldman Sachs ha fatto sapere di aver già tagliato i compensi nei primi nove mesi dell’anno del 21%, mentre gli stipendi di JP Morgan e Morgan Stanley sono scesi rispettivamente in media del 10 e 8%.

Secondo il Wsj, bonus per 144 miliardi di dollari

Eppure, secondo un’analisi del Wall Street Journal dello scorso ottobre, nel 2010 le cose non stanno proprio così (leggi l’articolo sui super-bonus ai manager). Le 35 più grandi banche d’America attraverso compensi alternativi e non sempre trasparenti, stanno per assegnare qualcosa come 144 miliardi di dollari ai loro top manager. Un dato in aumento di quattro punti percentuali rispetto ai 139 miliardi di dollari staccati lo scorso anno.
I compensi secondo il giornale americano, aumenteranno per 26 società delle 35 intervistate; 29 si aspettano anche un generale aumento del fatturato, ma a un ritmo più lento rispetto alla crescita delle retribuzioni e degli incentivi. Il pressing politico, quindi, non essendo riuscito a intaccare i livelli delle retribuzioni, ha condizionato la loro struttura, stimolando la differenziazione tra buste paga, bonus, stock option e altri premi alternativi.
La questione dei bonus sarà chiarita a fine anno, nel momento in cui saranno pubblicati i bilanci. Per ora si sa che i profitti crescono e che la Fed continuerà indirettamente, a dare dollari alle banche.