Impiantata in modo permanente la prima mano robotica

Impiantata in modo permanente la prima mano robotica

05 Febbraio 2019 14.08
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Per la prima volta al mondo una mano robotica è stata impiantata in modo permanente e potrà essere utilizzata tutti i giorni. L'intervento è stato eseguito in Svezia su una donna di 45 anni. La protesi robotica è stata costruita grazie al progetto europeo DeTOP, guidato da Christian Cipriani dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

LA PAZIENTE AVEVA SUBITO L'AMPUTAZIONE NEL 2002

La donna, alla quale la mano era stata amputata nel 2002, sta seguendo un programma di riabilitazione per riacquistare forza nei muscoli dell'avambraccio, indeboliti dopo l'amputazione. Inoltre, utilizzando la realtà virtuale, sta imparando a controllare la mano robotica. Si ritiene che nelle prossime settimane potrà tornare a casa e usare quotidianamente l'arto. «Grazie a questa interfaccia uomo-macchina così accurata», ha spiegato Cipriani, «e grazie alla destrezza e al grado di sensibilità della mano artificiale ci aspettiamo che nel giro dei prossimi mesi la donna riacquisisca funzionalità motorie e percettive molto simili a quelle di una mano naturale».

POSSIBILE RIPRISTINARE ANCHE IL SENSO DEL TATTO

L'intervento chirurgico è stato eseguito a Gothenburg, nello Sahlgrenska University Hospital, dai chirurghi Richard Brånemark e Paolo Sassu. Nelle ossa dell'avambraccio (radio e ulna) della donna sono stati impiantate delle strutture in titanio, per fare da ponte fra ossa e terminazioni nervose da un lato e mano robotica dall'altro. Grazie a 16 elettrodi inseriti nei muscoli residui è stato possibile stabilire un collegamento diretto tra la protesi e il sistema nervoso. In questo modo la mano robotica può essere controllata in modo più efficace e diventa possibile anche ripristinare il senso del tatto.

PROSSIMO INTERVENTO IN ITALIA

La mano robotica è stata materialmente costruita dalla Scuola Superiore Sant'Anna e dall'azienda Prensilia, spin-off dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Sant'Anna. Il progetto DeTOP (Dexterous Transradial Osseointegrated with neural control and sensory feedback) è finanziato dalla Commissione europea, all'interno del programma Horizon 2020. Al progetto hanno partecipato anche le Università svedesi di Lund e Gothenburg, quella britannica dell'Essex, il Centro svizzero per l'Elettronica e la Microtecnologia, l'Università Campus Bio-Medico di Roma, il Centro Protesi dell'Inail e l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. E il prossimo impianto sarà effettuato proprio in Italia, dal Campus Biomedico di Roma e dall'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Un terzo intervento è in programma in Svezia.

VERSO UNO SVILUPPO INDUSTRIALE

«Stiamo cercando un candidato che si presti a un intervento simile a quello eseguito in Svezia, ma che abbia una casistica diversa», ha spiegato Cipriani. Per questo motivo al momento è difficile prevedere i tempi. C'è poi il nodo dei finanziamenti, perché il progetto europeo DeTOP dura quattro anni e ha davanti a sé ancora un anno soltanto. Alla scadenza lascerà in eredità ai partner industriali una tecnologia sviluppata per nuove mani robotiche e nuovi impianti. Ulteriori interventi dipenderanno proprio da queste aziende e da nuovi eventuali investitori.

NUOVE FRONTIERE PER LA ROBOTICA

In ogni caso, il traguardo raggiunto segna una pietra miliare. E per Cipriani proseguire lungo questa strada permetterà di studiare molte altre cose: «Dal modo in cui si apprendono nuovi compiti a come restituire le percezioni, come la presa della mano sa adattarsi alla manipolazione. Si apre un mondo molto grande, che rappresenta anche un ponte verso nuove mani robotiche destinate alle macchine», a partire da quelle che lavorano nelle aziende e che hanno il compito di afferrare e manipolare degli oggetti.

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