Per Dombrovskis all'Italia serve una manovra correttiva

Per Dombrovskis all’Italia serve una manovra correttiva

Per il vicepresidente della Commissione Ue il nostro Paese deve tornare a «politiche di bilancio prudenti», in particolare varando misure in grado di «migliorare la crescita».

08 Maggio 2019 05.06

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Le nuove stime della Commissione Ue sui sui conti pubblici italiani hanno riaperto la delicata questione della manovra correttiva. L'ipotesi, smentita più volte dal ministro dell'Economia Tria e da tutto il governo, secondo Valdis Dombrovskis, intervistato da La Stampa, è tutt'altro che da scartare: «Bisogna tornare con urgenza a politiche di bilancio prudenti».

«LA POLITICA DI BILANCIO NON SOSTIENE LA CRESCITA»

Il vicepresidente della Commissione ha messo l'accento sulla questione dell'"urgenza", come a dire che servono subito interventi per mettere in sicurezza i conti. «L’attuale strategia delle politiche di bilancio», ha incalzato Dombrovskis, «non sostiene la fiducia e non porta al risultato desiderato». L'ex premier lettone ha confermato che la congiuntura economica per l'Europa non è semplice ma ha anche spiegato che in generale il contesto europeo «sta mostrando resilienza di fronte a un ambiente esterno meno favorevole, comprese le tensioni commerciali».

PREOCCUPA LA MANCATA CRESCITA DELL'OCCUPAZIONE

Questa "resilienza" non si troverebbe però nel contesto italiano perché «in Italia l’incertezza politica sta penalizzando la crescita». A preoccupare il vice di Juncker sono soprattutto due cose: «la crescita dell’occupazione che si interrompe, oltre al debito pubblico e al deficit che dovrebbero aumentare sensibilmente, partendo da un livello già elevato». Per Dombrovskis è quindi necessario correre subito ai ripari con «misure che sono davvero in grado di migliorare la crescita». Al momento la richiesta di aggiustamento da parte di Bruxelles resta congelata quantomeno fino alle Europee di maggio. Secondo le stime dei tecnici, tra il 2018 e 2019, ci sarebbe un buco di circa 10 miliardi, che giustificherebbe l'apertura di una procedura per debito, un'ipotesi che però al momento sembra molto lontana.

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