Lega: manovra pronta con la flat tax, ma è rebus risorse

La fanta-manovra del Carroccio porterebbe in dote non solo la flat-tax al 15% ma anche il congelamento dell'Iva e una nuova pace fiscale. Ma resta il dubbio sulle coperture. E all'orizzonte c'è il rischio di uno scontro con l'Ue.

12 Agosto 2019 20.16
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Dalla Lega si sono detti sicuri: la legge di bilancio 2020 è «pronta» e mette al centro le imprese, facendo perno sulla flat tax al 15%. Ma le risorse-fantasma, che al momento fanno intravedere una manovra finanziata gran parte in deficit, farebbero sollevare inevitabilmente i paletti europei. E il crollo della maggioranza, paralizzando i lavori parlamentari, rischia di mandare in stallo diversi progetti sbloccati dal Cipe, con un impatto su investimenti e crescita.

I PROGETTI DEL CIPE A RISCHIO

Il Cipe, lo scorso 24 luglio, aveva sbloccato 12,5 miliardi di risorse aggiuntive per Anas e 15,4 miliardi per investimenti su Rfi: provvedimento, quest’ultimo, per il quale serve ancora il via libera delle commissioni parlamentari competenti, su cui a questo punto pende un punto interrogativo. Non solo: anche alcuni dei progetti sbloccati dal Cipe il primo agosto (30 miliardi totali) non hanno finito l’iter: se è a buon punto l’Asti-Cuneo e su Genova il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci ha rassicurato (“ho avuto garanzie”), per la Ragusa-Catania è necessario un altro passaggio al Cipe a settembre.

LA SPINTA DEL CARROCCIO SU FLAT TAX E L’INCUBO IVA

La Lega è decisa a puntare tutto sullo choc fiscale in manovra. «La manovra economica per il 2020 è pronta, andiamo al voto e con la fiducia degli elettori la attueremo» puntando su flat tax al 15% per pensionati e lavoratori, saldo e stralcio per le imprese in crisi aziendale, abolizione della Tasi», ha detto il sottosegretario al Ministero dell’Economia Massimo Bitonci. «Toglieremo il freno a mano allo sviluppo» mettendo al centro della manovra «le imprese», ha rafforzato il messaggio il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia. Tuttavia la manovra parte con una zavorra di 23 miliardi necessari per disinnescare gli aumenti automatici dell’Iva inseriti nel Def: non trovare risorse alternative significherebbe portare il deficit al 3% andando allo scontro con l’Europa.

LA CONTA DEL UPB: FINANZIARIA DA QUASI 30 MILIARDI

Secondo l’Upb, gli effetti di trascinamento sul 2020 dei risparmi concordati a giugno con l’Ue per evitare una procedura d’infrazione verrebbero mangiati da una crescita che si preannuncia ben inferiore allo 0,8% stimato nel Def. Servirebbero poi almeno tre miliardi per le spese indifferibili. Il finanziamento della flat tax, anche incamerando gli 80 euro del ‘bonus Renzi‘, richiederebbe 5-6 miliardi. Un’abolizione tout court della Tasi costerebbe oltre un miliardo. Oltre 30 miliardi da trovare, dunque, mentre sul fronte delle risorse dal saldo e stralcio il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore aveva indicato a giugno una cifra fra uno e poco più di due miliardi. L’Upb stima 2,4 miliardi di risparmi nel 2020 dal minor tiraggio di quota 100. Il resto – tolti questi quasi cinque miliardi di risorse – andrebbe cercato dai tagli di spesa messi sul tavolo dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, anche se al Mef, ora, sono in stand-by in attesa degli sviluppi politici. Tutto ciò senza contare la richiesta di aggiustamento strutturale da 10 miliardi, lo 0,6%, che Bruxelles avanza ogni anno visto l’alto debito, e che, per essere ridimensionato, va trattato con la Commissione.

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