Manovra salva cajas

Vita Lo Russo
20/01/2011

La Banca di Spagna pensa a nazionalizzare le Casse.

Manovra salva cajas

La Banca di Spagna è pronta a iniettare 3 miliardi di euro nelle casse delle sconquassate cajas, le casse di risparmio locali, per poi lanciare un’emissione di bond che dovrebbe servire a raccogliere 30 miliardi di euro. E la strada, come rivela il 21 gennaio El Pais, potrebbe essere quella della nazionalizzazione parziale e temporanea, sulla scia di quanto fece la Casa Bianca nel 2008 con le due malatissime Fannie Mae e Freddie Mac. Una manovra finalizzata a calmare gli investitori inquieti per i rossi degli sconquassati istituti di credito.
Il destino di queste casse è direttamente legato a quello della Spagna e indirettamente a quello dell’euro. Non è escluso che nonostante l’aiuto governativo, gli istituti di credito locali falliscano la“raccolta” successiva, a causa di una sfiducia del mercato che si è ormai cronicizzata. ECONOMIA IN AFFANNO. Secondo un rapporto di Price Waterhouse Coopers, in Spagna la zavorra finanziaria si somma alla crisi dell’economia reale. Il Paese è appesantito da forti «disfunzioni del mercato del lavoro, bassa produttività, direzioni poco chiare delle riforme», ha ammonito la società di revisione in un rapporto reso noto il 19 gennaio.
A sfiducia si è aggiunta sfiducia, quindi, e le future emissioni di bond potrebbero mancare i risultati sperati, con l’ineluttabile conseguenza, come ha spiegato il Wall Street Journal, che Madrid alzi bandiera bianca invocando l’aiuto dell’Unione europea.
BOARD POCO TRASPARENTI. Il governo spagnolo per rimettere le carte a posto, sta valutando infatti una modifica del regolamento delle cajas, in modo da renderle più simili alle banche tradizionali e riconquistare le attenzioni dei risparmiatori. Queste casse per un periodo molto lungo hanno avuto proprietà, governance e dati di bilancio poco chiari. Dietro alla scarsa trasparenza si celavano board di amministratori non indipendenti che sono spesso politici locali, esponenti di gruppi sindacali e, in qualche caso, pure preti cattolici.

Madrid pretende maggior efficienza

Il governo vorrebbe trasformare questi istituti di credito in entità centralizzate e trasparenti, mettendo ai vertici management di professionisti. Solo a queste condizioni poi attivare i prestiti pubblici.
Le cajas hanno complessivamente un patrimonio di 1.300 miliardi di euro, che rappresenta il 42% del sistema bancario spagnolo, da dieci anni hanno preso a concedere mutui immobiliari agevolati, finendo per trovarsi in pancia tonnellate di asset tossici
IL PUGNO DURO DI ZAPATERO. Madrid da un anno tenta di mettere mano all’organizzazione delle casse, stimolando la loro fusione, al fine di alleggerire i costi e assottigliare gli apparati burocratici. Il monito fu lanciato già lo scorso novembre direttamente dalla Banca di Spagna che invitò gli amministratori a tagliare le spese e a ottimizzare le strutture organizzative.
Proprio nei giorni scorsi il richiamo si è fatto più duro. Il primo ministro Luis Zapatero ha chiesto a queste banche di affrettarsi a darsi una nuova governance.
L’ULTIMATUM ALLE CASSE. Alcune di esse hanno deciso di abbandonare i vecchi modelli decentralizzati e trasformarsi in banche regolari. Come la Cajastur, che ha annunciato la fusione con tre istituti fratelli, mantenendo un unico centro dirigenziale.
Secondo il quotidiano di Wall Street, il governo sta per lanciare un ultimatum. Quando saranno chiare le modalità del prestito pubblico, presumibilmente tra la fine del mese e febbraio, imporrà agli istituti che richiedono il prestito, di cambiare la propria organizzazione interna.

I timori di Bruxelles sulla tenuta dell’euro

Il debito pubblico della Spagna, comparato al suo prodotto interno lordo, non è alto quanto quelli di Grecia e Irlanda. Ma i tassi di interesse, che si allontanano sempre più da quelli dei bond tedeschi, lo stanno facendo crescere in maniera esponenziale.
La Banca centrale europea che proprio il 20 gennaio scorso ha segnalato come negli ultimi mesi le tensioni sui debiti sovrani abbiano raggiunto «anche altri Paesi dell’area dell’euro quali Spagna, Italia e Belgio» (leggi la notizia della segnalazione della Bce). Mentre nel frattempo si inseguono voci su un possibile ulteriore taglio del rating dei bond portoghesi.
EURO NEL MIRINO. Ad aggravare la situazione il sempre minor ricorso, su scala mondiale, all’euro come valuta di riserva.
Secondo il Guardian, i gestori dei fondi più importanti, soprattutto statunitensi, temono che i giorni della moneta unica siano ormai contati. Per questo stanno svendendo l’euro per riacquistare dollari o, new entry, yuan, la moneta cinese.
«I mercati non si fidano dei provvedimenti varati finora: alcuni statunitensi ormai danno pochi anni di vita all’euro», ha confermato una fonte di alto grado dell’Ue al giornale britannico.
Un clima di sfiducia che non fa altro che aumentare l’ansia della Banca centrale europea e della Commissione ancora a caccia di un dispositivo di salvataggio più flessibile del bailout, i cui effetti siano leggibili nel breve e non nel medio-lungo periodo, come quelli fin qui adottati.