Manovrine a Segrate

Redazione
21/01/2011

di Marco Valle Carta alla carta, ma senza nuovi lanci di testate. Digitale al digitale, possibilmente senza giornalisti. Il 2011...

Manovrine a Segrate

di Marco Valle

Carta alla carta, ma senza nuovi lanci di testate. Digitale al digitale, possibilmente senza giornalisti. Il 2011 di Mondadori, in stato di crisi fino al prossimo novembre, ha due volti. E sono quelli dei due neo direttori generali approdati nel secondo semestre dello scorso anno alla corte di Marina Berlusconi. Sono Stefano De Alessandri, 50 anni, ex amministratore delegato di Hachette Rusconi, alla guida dei periodici da ottobre 2010 dopo l’uscita di Gianni Vallardi verso il Sole24Ore, e Vittorio Veltroni, 40 anni, ex Vodafone, da settembre 2010 al comando della neonata Direzione digital del gruppo. Tutti e due riportano direttamente all’amministratore delegato Maurizio Costa.
DIFFUSIONE IN CALO DELL’8%. Gli uomini nuovi, come li chiamano nei corridoi di Palazzo Niemeyer, sono già al lavoro. Ognuno rigorosamente per conto suo. Nessuna competitività fra i due, per carità, ma il business è business.
De Alessandri ha fatto i conti con un 2010, ancora al ribasso: diffusioni in calo dell’8%, abbonamenti in picchiata (-20%) e la continua discesa di cassette, borsette e ammennicoli allegati ai giornali che anche lo scorso anno hanno subìto una diminuzione di oltre il 10%. Tiene la pubblicità con una discesa “solo” del 2,5%.
Il manager, secondo i bene informati, pensa positivo e vuole fare della qualità delle testate la sua bandiera.
STOP AI TAGLI. E di tagliare a Segrate non si parla più. Si sfrutta l’onda lunga del piano di ristrutturazione varato lo scorso anno dall’azienda che lascia a casa 80 giornalisti con una chiusura di testata (AutoOggi). A De Alessandri non servirà chiudere giornali quest’anno, ma non pensa neppure di lanciarne di nuovi. Rafforzerà quello che c’è concentrandosi soprattutto sui mensili che soffrono più dei settimanali. Con un unico punto davvero debole: il femminile di alta gamma Flair, diretto da Vera Montanari  (già collega di De Alessandri in Hachette Rusconi), per il quale è prevista una cura drastica che potrebbe toccare, ancora, la redazione.

Le corazzate zoppicano, ma per il momento tengono

Il gossip si sa piace anche agli insospettabili e per rendersene conto basta guardare l’andamento della diffusione del settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini, che dopo il rilancio estivo, registra un calo dell’1%, che di questi tempi equivale a un segno positivo. Basti dire che il sistema dei televisivi con la punta di diamante di Sorrisi e Canzoni perde il 4% così come Grazia, Donna Moderna e Panorama. Ed è proprio quest’ultimo che, secondo i bene informati, dà pensieri a  De Alessandri,  preoccupato per l’immagine del newsmagazine, che non sarebbe più percepito dagli investitori come una volta.
LA SCOMMESSA DIGITALE. Per Veltroni, invece, c’è da costruire da zero una divisione che per Mondadori rappresenta una scommessa tutta nuova in un campo, il digitale, dove a Segrate non hanno mai puntato davvero, almeno fino a ora.
Le cose però sembrano cambiate. La prova, si dice nei corridoi sempre aggiornati su tutti gli ultimi movimenti, è che al secondo piano del Palazzo di vetro,  la colonia dei “digitalizzati” è cresciuta a vista d’occhio: si contano una sessantina di facce nuove, di cui, almeno una decina manager. E i volti nuovi, in tempo di crisi e di blocco delle assunzioni, si notano.
In verità Veltroni ha potuto approfittare della piega del contratto editoriale che prevede, anche in tempi di magra, di poter assumere ugualmente se «le figure che servono non sono mai state presenti in azienda», da qui il via libera del sindacato per le nuove assunzioni.

Libri in primo piano per il digitale

Dal manager dipende tutto il digitale del gruppo compresa la valorizzazione dei siti. La sua priorità, però, sono i libri. Ha portato a casa l’accordo con Google, grazie al quale il catalogo dei titoli italiani del gruppo sarà disponibile in formato elettronico su Google Books e Google eBooks e potrà essere acquistato in tutto il mondo, e continuerà a muoversi in questa direzione.
NESSUN PROGETTO ONLINE. Per il momento dei periodici e di giornalisti non si occupa e non c’è un progetto digitale, un format, per le testate del gruppo: ognuna seguirà la sua vocazione e sfrutterà i supporti più diversi (siti, social media, smartphone, iPad). Di certo si sa che quest’anno sono cinque i progetti di testata su cui il gruppo punta: Panorama, Donna Moderna, Grazia, Panorama Auto e Cosmopolitan e non fanno capo direttamente a Veltroni. Perché, di fatto, dipendono dalla divisione periodici di De Alessandri con la supervisione di Roberto Briglia, che dalla sua posizione di chief content officer del gruppo, apparentemente defilata, in realtà ha una visione globale e trasversale su tutto. 
L’INCOGNITA PANORAMA. Il progetto più impegnativo sarà quello legato a Panorama, guidato da Giorgio Mulè, sempre che resti a Segrate, visto che dopo il Ruby gate c’è chi dice che sia in lizza per ereditare la poltrona di Emilio fede al Tg4. L’annuncio della nuova veste online del giornale arriverà entro il mese marzo, ma la partenza dovrebbe essere non prima di settembre. E sarà molto vicino a un quotidiano interattivo, con aggiornamenti delle notizie ogni mezz’ora, con unno stile molto televisivo, ricco di filmati e, si dice, di firme di prestigio. Per Grazia si parla di un contenitore digitale che aggrega anche le edizioni internazionali della rivista; per Donna Moderna di rivisitazione del già esistente portale femminile con forte vocazione all’e-commerce, mentre non sono ancora definiti i progetti per Panorama Auto e Cosmopolitan. Che però si faranno.