Manuale del golpe buono

Barbara Ciolli
01/02/2011

Il vademecum del perfetto manifestante.

Manuale del golpe buono

Idealisti, ma non ingenui. Pacifisti, ma all’occorrenza pronti a reagire con la forza. Soprattutto, decisi a marciare verso il palazzo presidenziale di Mubarak e prendere il controllo delle sedi di radio e tivù nazionali.
Chi siano gli autori del manuale Come ribellarsi con saggezza, inviato alla redazione del quotidiano israeliano Maariv durante i giorni della rivolta egiziana, resta tutt’oggi un segreto difficile da svelare.
DICHIARAZIONE D’INTENTI. Nessuno finora ne ha rivendicato la paternità, nonostante sia stato attribuito a non bene precisati oppositori al regime, ai quali, tra l’altro, uscire allo scoperto non farebbe altro che onore. I media che, come Lettera43.it, hanno deciso di pubblicarne alcuni stralci, l’hanno fatto perché convinti che, vero o inventato ex post che sia, gli intenti del libello rispecchino, in larga parte, lo spirito delle due rivolte che nel gennaio 2011 hanno riscritto la storia del Nord Africa (leggi l’analisi sulle proteste in Nord Africa).
A Tunisi come in Egitto, movimenti laici, civili, democratici esplosi per la sete di riforme e libertà d’espressione dei cittadini di Paesi asfittici, segnati oltre che dal regime, dalla pesante crisi economica.

Scudi e fiori nell’armamentario del rivoltoso

L’obiettivo è «costituire un nuovo governo non militare, basato sulla giustizia e sulla libertà», è scritto in apertura all’opuscolo di 26 pagine che contiene anche immagini aeree di Google maps del Cairo, con le frecce dei percorsi da seguire per i dimostranti e alcune illustrazioni con l’armamentario del «buon rivoltoso»: «Sciarpa, cappotto incappucciato e occhiali da sole per rendersi irriconoscibili», «bomboletta spray colorata» e il «coperchio dei bidoni dell’immondizia da usare per farsi scudo dai maganelli» delle forze dell’ordine.
LO SPRAY E LE ROSE. Perché, come ogni novello anarchico pronto alla guerriglia, è d’obbligo che ogni manifestante porti con sé una rosa, «a indicare di stare sfilando pacificamente», solidarizzando, all’occasione, con la polizia.
Metti il caso che gli agenti, d’altra parte, sferrino un attacco, è sacrosanto proteggersi, «spruzzando le bombolette sui loro elemetti e sulle finestre dei loro automezzi».
Meglio ancora che ripararsi, l’ideale durante gli scontri sarebbe sorprendere i poliziotti alle spalle, cercando di sfilare loro le armi d’ordinanza dalla custodia. Occhio infine ai vestiti: «Per scendere in piazza bisogna indossare quelli adatti a ridurre gli effetti dei gas lacrimogeni e attutire l’impatto delle sprangate», suggerisce l’opuscolo.

Poster e vignette satiriche contro ‘Gamal, il codardo’

A corredo del libretto, alcuni poster facilmente riproducibili come volantini e manifesti di strada: tazebao politici che, come quello che raffigura i simboli nazionali egiziani associati a quelli tunisi, richiamano a una comune ‘rivoluzione’.
Oppure che, come un altro che raffigura la figura stilizzata di Gamal Mubarak, ironizzano sul 47enne figlio del raìs, indicato come il suo ex delfino, ormai fuggitivo (leggi l’articolo sulla fuga dei figli di Mubarak nel Regno Unito).
DISTRIBUITO A MANO. Per alcuni dei media stranieri che hanno ripreso la notizia, i poster sono la  riprova che il manuale, «distribuito rigorosamente a mano e non via mail o sui social network, così da evitarne la censura», sia davvero stato concepito per circolare tra la folla, innescando un’ondata di ribellione civile.
Macché, solo un’abile invenzione pubblicitaria, che descrive tecniche di guerriglia urbana più simili a quelle dei mediattivisti europei che ai metodi dei ribelli nei Paesi di cultura musulmana, hanno ribattuto scettici altri. Satira, parodia o trovata d’immagine che sia, di certo resta un documento prezioso della rivolta.