Estratto del "Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione" di Razzante

Estratto del “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione” di Razzante

Dal Gdpr alla riforma del copyright fino alla diffamazione via social. Il volume risponde alle domande poste dalle novità normative. Lettera43.it pubblica la prefazione di Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda. 

23 Maggio 2019 15.52

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Che cosa prevede e quali effetti sta producendo in Europa il Gdpr? Come la nuova direttiva europea sul copyright cambia il diritto d’autore e la disciplina della responsabilità delle piattaforme web? Esistono incisive misure giuridiche e tecnologiche di contrasto al fenomeno delle fake news? Che impatto sono destinate ad avere categorie nuove come l’intelligenza artificiale, linternet delle cose e la blockchain? La diffamazione attraverso i social network viene punita efficacemente? A queste e a tante altre domande si trovano risposte esaurienti nell’ottava edizione del Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione di Ruben Razzante (edizioni Cedam-Wolters Kluwer, 662 pagine), che raccoglie le ultime novità normative, giurisprudenziali, deontologiche e dottrinali, nazionali, europee ed extraeuropee, in materia di diritto all’informazione. Lettera43.it pubblica la prefazione di Carlo Bonomi, presidente Assolombarda.

Ho accettato volentieri la proposta di Ruben Razzante di scrivere la prefazione dell’ultima edizione del suo Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione. Questo volume è da anni un punto di riferimento per gli studenti, le imprese della comunicazione, i giornalisti, i giuristi, i professionisti di altri settori e tutti coloro che vogliono comprendere la complessa stratificazione delle norme vigenti in materia.

La velocità dell’innovazione tecnologica, infatti, di anno in anno ha rimesso profondamente in discussione un enorme complesso di diritti e doveri di tutela, e chiama le autorità di regolazione a ogni livello a una continua rielaborazione di princìpi e interventi che riscrivono le coordinate della nostra società e dei nostri mercati, prima che i codici normativi e la giurisprudenza nazionale e sovranazionale.

È una rivoluzione planetaria che per velocità di trasformazione non ha paragone, rispetto a quella di qualunque generazione del precedente mondo analogico. Ogni singolo minuto nel mondo si registrano, in media: 13 milioni di e-mail; circa 4 milioni di ricerche effettuate su Google; oltre 4 milioni di video scaricati da YouTube; quasi 500mila Tweet; più di 176mila videochiamate su Skype; oltre 97mila videostreaming su Netflix, quasi 50mila foto su Instagram; più di 1.300 clienti che usano Uber, e 1100 pacchi processati da Amazon. Ogni singolo minuto, di ogni giorno.

I fattori abilitanti di questo processo sono lo sviluppo delle reti wireless, in sinergia con l’aumento di capacità di elaborazione dei server e delle capacità trasmissive delle reti e di elaborazione dei personal device come gli smartphone. È un enorme processo di democratizzazione dell’accesso alle tecnologie che accresce la nostra capacità di risolvere problemi e di ottimizzare l’uso di risorse.

E tuttavia, mentre l’era analogica consentiva alla società tempi lunghi di comprensione e adattamento, l’economia immateriale determina sviluppi travolgenti. Sfidanti per le imprese e per gli ordinamenti giuri-dici. Le imprese hanno un grande ruolo da giocare su molteplici livelli: nei processi produttivi e nell’interazione con i propri collaboratori, nei prodotti e servizi offerti sul mercato, nel dialogo con clienti e fornitori.

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Per questo, come uomo d’impresa e che rappresenta le imprese, voglio portare alla luce alcuni argomenti che descrivono solo alcuni dei maggiori problemi aperti. Il primo è quello del rispetto del diritto alla proprietà intellettuale.

Siamo reduci da un lungo e travagliato confronto sulla proposta di Direttiva europea sul mercato unico digitale dei diritti d’autore, frutto di un’iniziativa congiunta di Parlamento, Commissione e Con-siglio europeo. Una Direttiva che è stata approvata proprio in questi giorni dal Parlamento europeo. Un testo essenziale per dirimere alcune questioni fondamentali e per portare l’Europa, e non ogni sin-golo Stato, a un confronto diretto con le piattaforme digitali Over the top (Ott) americane, i grandi player dominanti del mercato digitale mondiale.

La Direttiva è una svolta epocale: interviene su responsabilità cogenti individuate a carico delle piattaforme digitali, in maniera che sia assicurato un equo compenso su tutte le produzioni artistiche e culturali tanto all’industria editoriale quanto alla più vasta comunità dei titolari di diritto d’autore.

Facebook, Google e gli altri protagonisti mondiali della Rete saranno, dunque, tenuti nell’Unione europea a riconoscere un compenso alle imprese editoriali – cartacee, televisive, radiofoniche, digitali – le cui notizie vengano aggregate dalle piattaforme stesse. E dovranno dotarsi di appositi algoritmi volti a escludere la pubblicazione di materiali non coperti da licenza. Da imprenditore ritengo che il diritto al compenso delle imprese editoriali europee e di chi in Europa gode della tutela del diritto d’autore sia una svolta che, se ben attuata, non ha nulla a che vedere con la violazione della libertà degli utenti della rete.

Il secondo riguarda la vastità delle sfide regolatorie che deriva dall’esempio della tutela del diritto d’autore. Nell’era alle nostre spalle per un’impresa produrre aveva costi significativi. Se guardiamo, invece, ai beni immateriali questi costi diventano residuali o nulli. L’attività di estrazione dei dati, per esempio, genera e moltiplica valore per ogni filiera di produzione proprio perché consente una personalizzazione su misura di beni e servizi. Per il lavoro valgono considerazioni analoghe. Tutti gli aspetti dei diritti del lavoro come gli orari, i turni e le pensioni sono materiali.

Mentre il lavoro immateriale è realizzato da macchine senza turni, a cui il lavoratore sovrintende in via digitale e pressoché da qualunque luogo. Cambia anche l’idea stessa di proprietà privata, tradizionalmente fondata sui concetti di rivalità ed escludibilità dei beni. Caratteristiche che non sono presenti negli asset immateriali: un’informazione, per esempio, una volta comunicata a un terzo non diminuisce la possibilità di goderne da parte di chi la comunica. Almeno in teoria. È proprio questo il grande paradosso, perché in pratica l’escludibilità è esattamente quella che operano gli Over the top. Infatti, nella dimensione immateriale la proprietà privata per gli utenti non esiste; al contrario oggi il ser-vizio viene erogato in modo connesso e centralizzato con un contratto che favorisce il fornitore del bene o del servizio rispetto al fruitore.

Con gli Over the top digitali sono nati mercati oligopolistici con gestori che intermediano i consumatori in via esclusiva e produttori che hanno poche alternative per poter accedere al mercato se non sottostare alle regole imposte dagli Ott. Ha senso, per esempio, che una percentuale elevata del costo di una camera alberghiera vada a una grande piattaforma mondiale, spesso superiore al margine dell’impresa alberghiera che paga personale, offerta del servizio e manutenzione dell’immobile? Per le nostre imprese ciascuno dei sottomercati della produzione, raccolta e analisi dei dati digitali pone in prospettiva problemi simili, ancora largamente inesplorati dalla regolazione del mercato.

Nessuna di queste sfide può essere vinta senza una nuova leva di professionisti del digitale, anche nel campo regolatorio e normativo. Ecco perché bisogna essere molto grati a chi scrive e aggiorna costantemente manuali come questo.

Carlo Bonomi

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