Le intercettazioni di Marcello De Vito arrestato a Roma

20 Marzo 2019 09.28
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Un uomo nelle istituzioni al servizio degli interessi particolari dell'imprenditore Luca Parnasi. Questo era, secondo il Gip di Roma che ne ha disposto l'arresto, Marcello De Vito, presidente del consiglio comunale di Roma Capitale ed esponente di primo piano del Movimento 5 stelle. «Marcello De Vito ha messo a disposizione la sua pubblica funzione di presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale per assecondare, violando i principi di imparzialità e correttezza cui deve uniformarsi l'azione amministrativa, interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi» scrive il giudice in relazione, in particolare, agli appalti per la costruzione del nuovo stadio della Roma.

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«NOI MARCÈ DOBBIAMO SFRUTTARLA STA COSA»

Nell'ordinanza che dispone l'arresto del politico e dell'avvocato Camillo Mezzacapo, che sarebbe il ponte usato dall'imprenditore Parnasi per assoggettarlo ai suoi voleri, c'è un'intercettazione che chiarisce secondo il Gip la natura del rapporto: «Questa congiunzione astrale tra… tipo l'allineamento della cometa di Halley… hai capito, cioè… è difficile secondo me che si verifichi… noi Marcè dobbiamo sfruttarla sta cosa, secondo me guarda ci rimangono due anni», spiegava infatti Mezzacapo al presidente dell'assemblea capitolina.

«VA BENE, MA DISTRIBUIAMOCELI QUESTI»

Oltre allo stadio, secondo l'accusa, c'erano altre due operazioni immobiliari su cui poter lucrare: la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. In un'altra intercettazione, in riferimento ai soldi erogati dai costruttori Toti e Statuto, De Vito diceva a Mezzacapo: «Va bene, ma distribuiamoceli questi». E l'avvocato lo invitava alla calma: «Adesso non mi far toccare niente, lasciali lì… quando tu finisci il mandato, se vuoi non ci mettiamo altro sopra. Chiudiamo [la società], liquidiamo e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente… però questo lo devi fa' quando hai finito quella cosa».

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LE CONSULENZE ALL'AVVOCATO PER COMPRARSI IL POLITICO

Per il Gip, inoltre, le consulenze date da Parnasi a Mezzacapo servivano per asservire la funzione del presidente del Consiglio comunale di Roma. L'imprenditore «al fine di acquisire il favore di Marcello De Vito, che guidava in qualità di presidente del Consiglio comunale i lavori dell'Assemblea Capitolina riguardanti il progetto per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, si è determinato, in adesione a una specifica richiesta di De Vito, a promettere e poi ad affidare diverse remunerative consulenze all'avvocato Mezzacapo, il quale ha operato quale espressione dello stesso De Vito».

LA CRICCA AVEVA PUNTATO L'AREA EX FIERA DI ROMA

Il gruppo Parnasi, oltre al nuovo stadio della Roma, puntava anche alla riqualificazione dell'area dell'ex Fiera di Roma. Il gip scrive che il 31 maggio 2018 viene registrato dagli inquirenti un incontro tra Camillo Mezzacapo, Marcello De Vito e il costruttore nel corso del quale i tre discutono della realizzazione del progetto, per il quale si rendeva necessario l'intervento del presidente dell'Assemblea Capitolina per superare le limitazioni di cubatura imposte dalla delibera dell'ex assessore Berdini. «Noi come entriamo?» chiede Mezzacapo. E Parnasi risponde «Eh me la devi dire te. Questa è la riflessione a questo punto fate una chiacchierata e ragionateci. Non me lo devi dire a me. Tu puoi entrare in qualunque parte». «In sostanza emerge chiaramente – scrive il gip – come l'accordo riguardi da un lato l'impegno di De Vito a far superare la delibera dell'Assemblea Capitolina dell'agosto 2016 sulla riqualificazione dell'area dell'ex Fiera di Roma approvata su proposta dell'allora assessore Berdini ad inizio agosto 2016 dall'Assemblea Capitolina che (come più volte emerso la delibera aveva ridotto sensibilmente le cubature da realizzare per la riqualificazione dell'area); dall'altro il conferimento di numerosi incarichi allo studio Mezzacapo, il quale unitamente a De Vito è in qualche modo lasciato libero di scegliere le modalità concrete in cui entrare negli affari per ottenere le remunerazioni oggetto dell'accordo».

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