Degni tradisce la terzietà della Corte dei conti, mentre la sinistra resta in silenzio

Paolo Madron
03/01/2024

I 400 COLPI. Il magistrato autore di quel tweet inopportuno contro il governo Meloni non è adatto al suo ruolo pubblico. La destra ovviamente ha cavalcato la polemica. Da Schlein e soci nessuna parola: devono dire al più presto che di compagni di strada così se ne fa volentieri a meno.

Degni tradisce la terzietà della Corte dei conti, mentre la sinistra resta in silenzio

Più che Degni, contabili indegni del ruolo che occupano. Cosa sia venuto in mente il 30 dicembre al magistrato della Corte dei conti Marcello Degni, quando ha postato un tweet così bislacco e inopportuno, nessuno lo sa. «Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti», era il messaggio postato sul social di Elon Musk, con tanto di Elly Schlein taggata alla fine, orgoglioso di mostrare la sua guasconata alla segretaria del partito di opposizione.

Le polemiche sul libro di Vannacci non hanno insegnato nulla?

Ora, pur capendo il momento non proprio facilissimo che sta attraversando il massimo organo contabile, cui il governo Meloni vorrebbe spuntare le unghie, cosa spinge un servitore dello Sato a recriminare sul fatto che quello Stato non sia andato a ramengo consegnando i suoi bilanci all’esercizio provvisorio? E poi quella espressione, “sbavare di rabbia”, inquitante metafora canina che denota la trice estetica del nostro. Si dirà che ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma quando quelle idee confliggono con il ruolo pubblico che uno occupa o rinuncia a quel ruolo, o evita di esternarle in modo così grossolano. Siamo appena usciti (anzi non ci siamo ancora) dall’orda di polemiche seguite alla pubblicazione del libro del generale Vannacci, si è spiegato in lungo e in largo che indossare la divisa ti obbliga a comportamenti congrui, e ora arriva il contabile Degni a minare la credibilità dell’istituzione che rappresenta, l’intangibile valore della sua terzietà.

Degni tradisce la terzietà della Corte dei conti, mentre la sinistra resta in silenzio
Marcello Degni della Corte dei conti è il secondo da sinistra (Imagoeconomica).

La pezza sull’imparzialità è molto peggio del buco

Lungi dal cancellare il post e mettere la lingua a freno, Degni ha rilanciato. E la pezza è molto peggio del buco. «La mia imparzialità non viene messa in discussione… la mia era una critica all’opposizione per dire che in una situazione come questa in cui avete criticato la manovra dovevate utilizzare tutti gli strumenti parlamentari per manifestare questa contrarietà». Benissimo, peccato che per l’incarico che ricopri non sei tu a doverlo dire, se non nell’ambito di una conversazione privata.

Aggiungere che il post non mette in discussione la tua imparzialità apre ulteriori scenari inquietanti sulla figura di questo magistrato militante. La destra naturalmente ha avuto buon gioco nello stigmatizzare le sue dichiarazioni. La sinistra, tirata in ballo dal riferimento alla Schlein, come se il magistrato cercasse la sua approvazione, è stata finora silente. Sarebbe bello non facesse passare troppo tempo senza dire che di compagni di strada alla Degni ne fa volentieri a meno.