Perché la nomina di Marcello Foa in Rai è a rischio

Perché la nomina di Marcello Foa in Rai è a rischio

28 Luglio 2018 18.00
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Un vero e proprio fuoco di fila sta sommergendo Marcello Foa, il presidente della Rai indicato dal governo con il placet di Matteo Salvini. Un fuoco di fila che vede un inedito asse tra Forza Italia e Pd, entrambi decisamente critici sulla scelta dell'esecutivo, sia pure con motivi e obiettivi diversi. Una situazione che potrebbe però creare una saldatura tra le opposizioni mercoledì prossimo quando la commissione di Vigilanza Rai sarà chiamata a votare per ratificare, in maniera vincolante, le decisioni del governo.

PER LA CONFERMA DI FOA SERVONO I 2/3 DEI VOTI IN VIGILANZA

Foa per essere confermato presidente dell'azienda radiotelevisiva nazionale dovrà poter contare sui due terzi della Vigilanza, una soglia raggiungibile solo con l'assenso di tutta la maggioranza e di una parte delle opposizioni. Netta e senza via di ritorno la posizione contraria del Pd: ostile a Foa non solo, come ha spiegato venerdì 27 luglio Emanuele Fiano, per i suoi attacchi al Capo dello Stato Sergio Mattarella in un suo intervento su Facebook (Foa bollò il suo discorso durante le consultazioni con «disgusto»). Ma anche per il suo essere un «sovranista», «amico di Putin» e costruttore di «fake news», come sottolineato da dem Andrea Marcucci.

In questo caso i dem si trovano fianco a fianco con Liberi e Uguali. «Forza Italia non voti in commissione di Vigilanza Rai Marcello Foa presidente della Rai», ha scritto il capogruppo LeU alla Camera Federico Fornaro, componente della commissione di Vigilanza. «Un voto favorevole», ha aggiunto, «rappresenterebbe un clamoroso regalo alla destra sovranista e populista, a meno che Forza Italia non voglia definitivamente arrendersi e consegnarsi a Salvini».

Nomine Rai, l’eterna ingerenza della politica

Il paradosso arriva puntuale a ogni cambio di governo, ed è un classico di tutte le Repubbliche: Prima, Seconda e ora anche questa Terza. Il paradosso è presto detto: non appena arrivati al potere, tutti i partiti si affannano a dire che si terranno lontani mille miglia dalle nomine Rai, che l’ingerenza della politica è durata sin troppo (per la verità dura da sempre) e deve finire, salvo poi buttarcisi dentro a piene mani.

FORZA ITALIA VERSO IL NO (MA CON RISERVA)

E al momento tale sarebbe l'orientamento del partito di Silvio Berlusconi che già aveva dato battaglia per evitare l'arrivo di Giovanna Bianchi Clerici, anche lei vicina alla Lega. Pollice verso che Fi conferma con Foa sia per il metodo con cui sarebbe stato scelto sia perché non corrisponderebbe alla figura condivisa nel centrodestra che gli azzurri avevano in mente. «Non siamo stati parte della decisione, siamo stati informati soltanto a cose fatte», ha spiegato il presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani ai giornalisti. «Le nomine dovranno essere votate dalla commissione di Vigilanza. Se ci sarà una maggioranza, la proposta del governo passerà. Se non ci sarà si troveranno altre soluzioni. Noi le stiamo esaminando perché non siamo stati parte della decisione. Vedremo il da farsi. Mercoledì prenderemo le nostre decisioni», ha ribadito nel suo ragionamento. Dura anche Mariastella Gelmini, capogruppo azzurra alla Camera. «La maggioranza, prima di proporre un suo nome per la presidenza della Rai, avrebbe dovuto avviare un'istruttoria tra i gruppi parlamentari presenti in commissione di Vigilanza Rai e solo dopo esprimere un candidato di sintesi, in grado di avere il voto dei 2/3 dei componenti, necessari per concludere l'iter. Proponendo Foa al buio, il governo ha utilizzato un metodo sbagliato. Forza Italia farà un'attenta riflessione, ma al momento il nostro voto è 'no'».

MULÈ: «LA SCELTA PRETENDEVA CONDIVISIONE»

Giorgio Mulè, deputato azzurro e portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia ha aggiunto: «Il governo ha inteso sottoporre alla Vigilanza un candidato che per le posizioni espresse e i giudizi anche su importanti figure istituzionali come il presidente della Repubblica ha incontrato immediatamente il "no" di Pd e Leu. Nessuno pensa che esista una figura che raccolga il 100% dei consensi, ma il momento dell'informazione che viviamo pretendeva la più ampia condivisione». Il nome di Foa, ha confermato, «non la avrà ed è una certezza e questo contraddice lo spirito della nomina». A Foa, ha proseguito il deputato forzista, «è stato fatto credere che la sua indicazione corrispondesse automaticamente alla nomina a presidente. Basta leggere le sue dichiarazioni e questo dimostra ancora di più come la maggioranza non abbia tenuto in nessun conto il ruolo dell'opposizione».

LA STRATEGIA ATTENDISTA IN VISTA DELLE ALTRE NOMINE RAI

Ma quella di Fi sarebbe, in realtà, una linea attendista. Non ci sarebbe una netta chiusura ma piuttosto uno "stand by" anche per capire e valutare fino a che punto – si ragiona in ambienti parlamentari – si potrà alzare la posta con Matteo Salvini per ottenere contropartite in tema di nomine all'interno dell'azienda. Una partita tutta da giocare anche nella maggioranza con il successivo arrivo dei nuovi direttori e vicedirettori di rete e delle testate giornalistiche. Luigi Di Maio incassa con soddisfazione l'ad Fabrizio Salini (leggi il profilo) e conferma il suo sostegno a Marcello Foa («è un giornalista con la schiena dritta», scrive su Fb).

Marcello Foa è un giornalista con la schiena dritta che ha sempre fatto il suo mestiere con grande onestà intellettuale…

Geplaatst door Luigi Di Maio op Zaterdag 28 juli 2018

IL TOTONOMI PER LE DIREZIONI DEI TG

Sostegno corroborato anche dal fatto che il presidente in pectore scriveva già dal 2014 per il Blog come si fa notare in ambienti M5s. Matteo Salvini cede sulla figura apicale ma sicuramente, stretto nel vortice delle polemiche sul presidente, farà sentire la propria voce quando ci sarà da indicare le altre cariche interne al servizio pubblico: al Tg1 da tempo si fa il nome di Gennaro Sangiuliano, al Tg2 si fa l'ipotesi di Alessandro Giuli, giornalista di Libero; al Tg3 potrebbe alla fine essere confermato Luca Mazzà. Stesso discorso potrebbe valere quando sul tavolo di Giuseppe Conte arriveranno le altre nomine, una tra tutte quella sulle Ferrovie. Una compensazione che Forza Italia invece potrebbe provare a far valere proprio nei confronti del leader del Carroccio.

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