Francesco Pacifico

Cosa c'è nell'accordo tra Salvini e Berlusconi su Foa alla Rai

Cosa c’è nell’accordo tra Salvini e Berlusconi su Foa alla Rai

10 Settembre 2018 15.37
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Pur di vedere Marcello Foa presidente della Rai, Matteo Salvini ha concesso a Silvio Berlusconi quello che fino a qualche settimana fa smentiva con una certa sicurezza: presentare la Lega con Forza Italia alle prossime Regionali in Abruzzo, Trentino Alto Adige e Basilicata. Fino a poco tempo fa il leader del Carroccio vedeva questi appuntamenti sia come l'occasione per affrancarsi definitivamente dal Cavaliere e dal centrodestra sia, soprattutto, per accaparrarsi definitivamente gli ultimi i voti ancora in mano agli azzurri. Poi, ha dovuto recedere dai suoi intenti, anche per il rapporto che lo lega con il futuro numero uno di viale Mazzini. Non fosse altro perché l'ex inviato del Giornale è colui che gli ha presentato Steve Bannon, l'ex consigliere di Trump volato in Europa per costruire un'internazionale sovranista e populista. Il via libera definitivo arriverà soltanto con il vertice di riappacificazione tra Salvini e Berlusconi. Dal fronte salviniano stanno facendo pressioni su Arcore per vedersi entro giovedì 13 settembre, impegni del Cavaliere permettendo. Proprio giovedì si riunisce la commissione di Vigilanza Rai dove Salvini vuole sbloccare la partita. Nonostante l'accordo sia stato già delineato i componenti di Forza Italia e del Pd pretendono, dopo aver bocciato Foa prima delle vacanze estive, una nuova designazione del cda. In caso saltasse il vertice tra il leader Carroccio e quello di Forza Italia, i parlamentari leghisti si "accontenteranno" di far passare in commissione una mozione nella quale chiederanno al cda di ridesignare il presidente. Che chiaramente sarà Marcello Foa.

LE (MAGRE) RASSICURAZIONI DI SALVINI AL CAV

Tra i parlamentari azzurri c'è chi mastica amaro. Ma a quanto si sa, l'accordo è stato fatto sopra le loro teste. Gli ambasciatori della Lega e di Berlusconi, infatti, avrebbero concordato uno scambio, dove via Bellerio – a ben guardare – non si è mostrata molto generosa con l'ex alleato. Salvini, infatti, per chiudere il dossier Rai avrebbe garantito soltanto l'alleanza per le Amministrative, la promessa di bloccare ogni ingresso nella Lega dei transfughi forzisti e, cosa che sta più a cuore ad Arcore, avrebbe confermato a Berlusconi quanto già assicurato prima dell'avvio del governo Conte: non ci sarà una Rai antiberlusconiana. La Lega, infatti, proverà in ogni modo a contrastare gli impeti grillini contro Mediaset, che già s'intravedono nella minaccia di rivedere le concessioni televisive, di inserire paletti nelle aste per il 5G e non rimborsare chi potrebbe perdere Multiplex come il Biscione, di accelerare il passaggio al nuovo digitale terrestre fino a mettere i bastoni tra le ruote nelle mire berlusconiane verso un polo dei tralicci e verso Telecom.

IN LOMBARDIA TRANSFUGHI AZZURRI BLOCCATI

A quanto pare gli azzurri avrebbero provato anche a strappare poltrone nella futura Rai. Richiesta che, al momento, Salvini ha respinto al mittente. Anche se si spera in direttori (come quello di Gennaro Sangiuliano al Tg1) graditi a Forza Italia. Intanto, quel che è certo, è tutti i berluscones che speravano di fare il salto nella Lega o (se ci sarà) nel futuro contenitore salviniano, si sono visti chiudere la porta di via Bellerio. Soprattutto a livello locale. In Lombardia, per esempio, i potentissimi consiglieri di Fi Fabio Altitonante e Mauro Piazza e la fuoriuscita Silvia Sardone, dopo serrate trattative con il plenipotenziario leghista in Lombardia Paolo Grimoldi, starebbero discutendo con Fratelli d'Italia per creare un nuovo gruppo al Pirellone. Porte sbarrate, al momento, anche all'ex FdI Viviana Beccalossi, già assessore nella Giunta Formigoni.

Meloni punta al Copasir

Attualmente il partito di Giorgia Meloni, in Lombardia, è diviso in quattro correnti. Il gruppo egemone rimane saldamente quello dell’ex colonnello di An, Ignazio La Russa (ora vice presidente del Senato), con lui il fratello Romano (contestatissimo segretario provinciale di Milano), il nipote Marco Osnato (eletto deputato a Como), il senatore Alessio Butti, l’assessore regionale Lara Magoni e il consigliere Franco Lucente.

Stessi submovimenti pure in Friuli Venezia Giulia. Anche qui gli azzurri, scontenti dell'attendismo del partito e della gestione della coordinatrice Sandra Savino, avrebbero visto crollare le loro speranze di entrare nel Carroccio. Una situazione della quale starebbe approfittando l'ex senatore di Fi, Ferrucio Saro, talent scout dell'imprenditore e assessore della Giunta Fedriga, Sergio Bini, e del suo movimento "Progetto Fgv". Proprio questa sigla potrebbe essere il taxi per uscire dal guado, nel quale boccheggia non soltanto nel Nord Est quello che rimane del movimento di Berlusconi.

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