Marco Minniti, l’ascesa dell’uomo che può sostituire Gentiloni

Alessandro Da Rold
01/09/2017

Dopo aver gestito la crisi immigrazione è sempre più forte. Piace (quasi) a tutti. E ora punta deciso al ruolo di premier alle politiche 2018. Dalla Fondazione Icsa a qualche frizione coi renziani, la sua rete di potere.

Marco Minniti, l’ascesa dell’uomo che può sostituire Gentiloni

Un vecchio dirigente del Partito comunista italiano la mette così: «Minniti da vecchio comunista è il teorico della goccia cinese. A poco a poco, con determinazione, potrebbe ritrovarsi a Palazzo Chigi». Quella del 2017 è stata l'estate di Marco Minniti, ministro dell'Interno del governo di Paolo Gentiloni, protagonista ormai da settimane delle prime pagine dei quotidiani per aver gestito l'emergenza migranti.

GRANDI AMBIZIONI POLITICHE. Imitato dal comico Maurizio Crozza, attaccato dal filosofo Massimo Cacciari («Una deriva estremamente pericolosa»), se c'è un politico in grande spolvero è proprio lui. C'è a chi non piace: la minoranza del Partito democratico l'ha già fatto intendere tramite il ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando. C'è chi lo segue e forse ne sottovaluta le ambizioni politiche, come l'ex premier Matteo Renzi che ha riconosciuto il buon lavoro svolto nell'accordo con la Libia, «attenendosi ai fatti», come ha voluto specificare.

APPREZZATO ANCHE A DESTRA. C'è chi lo stima, come molti nel centrodestra, in particolare Paolo Romani di Forza Italia e Ignazio La Russa, con cui l'ex lothariano di Massimo D'Alema ha un rapporto di amicizia che dura ormai da anni. C'è infine chi ci dialoga per doveri istituzionali, come il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.

Ciao amici settembrini! Non sono sparito. E' che ogni estate penso: "… Ma io, in autunno, cosa avrò ancora da…

Geplaatst door Maurizio Crozza Official op vrijdag 1 september 2017

A lodare Minniti è stata pure un'ex candidata alla presidenza della Repubblica dei grillini, ovvero la giornalista d'inchiesta Milena Gabanelli. In sostanza Minniti non dispiace a nessuno. E c'è chi fa notare ormai da tempo che se alle elezioni politiche 2018 ci dovessimo trovare un risultato senza vincenti, con la necessità di creare un governo, di sicuro il politico calabrese potrebbe contendersi il ruolo con Gentiloni.

IL SUO NOME IN UN LISTONE UNICO. Che Minniti sia temuto e tenuto in considerazione lo dimostra pure l'ultima intervista del renziano Matteo Richetti a La Stampa, dove il fedelissimo di Renzi propone un listone unico alle elezioni e evidenzia l'importanza di personalità come il numero uno del Viminale. Non solo. In alcuni retroscena era emerso un certo timore del segretario del Pd per il risultato delle elezioni 2017 in Sicilia. In caso di sconfitta i ministri piddini attaccheranno la segreteria renziana?

HA COSTRUITO UNA RETE DI SPESSORE. Di sicuro Minniti continua la sua operazione politica che lo sta portando a essere sempre di più un personaggio dal profilo istituzionale di livello. La rete che ha costruito in questi anni intorno a sé è di spessore. Varia da contatti importanti a livello internazionale a entrature nel mondo della Difesa e dei servizi segreti italiani.

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Nato dalemiano, quando con D'Alema c'erano anche Fabrizio Rondolino, Claudio Velardi e Nicola Latorre, è sempre stato considerato dal compagno Max come quello più serio. Non a caso durante i governi di fine Anni 90 fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio e poi sottosegretario di Stato alla Difesa nel governo Amato, con il delicato compito di gestire prima la crisi del curdo Ocalan con la Turchia poi la guerra nell'ex Jugoslavia.

I GOVERNI PASSANO, LUI RESTA IN SELLA. Giancarlo Perna, noto ritrattista, ha ricordato in un recente pezzo che Minniti è anche soprannominato "la sfinge". Perché uomo austero, di Stato, perché i governi passano ma lui resta (quasi) sempre in sella, con un padre generale dell'esercito, ma dopo essere cresciuto nella Fgci (Federazione giovanile comunista italiana) e con una laurea in filosofia.

Come è noto, il suo rapporto con D'Alema è andato via via deteriorandosi nel tempo. Si sostiene perché sempre negli Anni 90 non diventò segretario dei Ds, promessa che gli era stata fatta dal compagno Max ma che poi saltò per i delicati equilibri con Walter Veltroni. Caso vuole che, dopo aver fatto la riserva per qualche anno, del politico calabrese si tornò a parlare nel 2006 con il governo Prodi, quando diventò vice ministro dell'Interno, incarico che dividerà per sempre Minniti da D'Alema: il primo accusò il secondo di non aver fatto abbastanza per ritagliargli un posto di prima fila.

ICSA, LA SUA CREATURA NELL'INTELLIGENCE. Da lì in poi invece l'attuale numero uno del Viminale si strinse intorno a Veltroni. Ma c'è un dettaglio importante che a molti sfugge nella carriera politica di Minniti, ossia la creazione della Fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analysis), il centro studi sui temi d’intelligence e analisi militare costituito a Roma nel novembre 2009 insieme con il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

Minniti è diventato il punto di riferimento dei servizi segreti durante il governo Letta prima e quello Renzi poi, non senza qualche screzio con il Giglio magico renziano

Icsa è molto più importante di quanto sembri, anche perché nel consiglio scientifico siedono generali, ex ambasciatori, magistrati, giornalisti, persino ispettori generali della Police nationale francese o esperti greci di Difesa. A poco a poco, quindi, Minniti è salito in cattedra. Poi è diventato il punto di riferimento dei servizi segreti durante il governo Letta prima e quello Renzi poi, non senza qualche screzio con il Giglio magico renziano, in particolare con Marco Carrai a lungo in corsa per un posto nella gestione della cyber security di Palazzo Chigi.

VERSO IL PIANO PIÙ ALTO DELL'ESECUTIVO. Chissà che proprio quelle tensioni non abbiano lasciato il segno nei rapporti con i renziani. La goccia cinese continua a cadere. Una tortura che potrebbe portare Minniti al piano più alto dell'esecutivo.