Margherita Vicario tra cinema e musica: quando il talento unisce varie forme d’arte

Michele Monina
27/01/2024

La cantautrice e attrice romana 35enne arriva nelle sale col film Gloria!, di cui è regista: sarà in gara alla Berlinale. Dopo i brani accoppiati con i podcast in cui parla di femminismo, cambiamenti climatici, guerra e amore, un'altra prova di un genio poliedrico. Su cui provare a costruire un progetto culturale solido, se fossimo un Paese decente.

Margherita Vicario tra cinema e musica: quando il talento unisce varie forme d’arte

«Da ragazzina avevo gli occhi tristi. Sai com’è, famiglia di artisti». Questi versi, contenuti nella strepitosa Orango Tango di Margherita Vicario, brano di cui si consiglia altamente anche la visione del video, racchiude molte delle caratteristiche di colei che, oggi come oggi, è una delle indubbie eccellenze del mondo dello spettacolo italiano. Cantautrice, attrice, ora anche regista, la romana classe 1988 è da sempre un concentrato di talento espresso sotto forma di ironia, malinconia e consapevolezza dei propri mezzi espressivi. È figlia e nipote d’arte, e ce lo fa sapere giocandoci esplicitamente: il padre è il regista Francesco Vicario, da Kiss me Licia a Un medico in famiglia, per fare qualche titolo, fratello di Stefano, tra le altre cose regista del Festival di Sanremo targato Amadeus, e a loro volta sono figli di Marco Vicario e Rossana Podestà, attore e attrice. Dunque Margherita ha evidentemente respirato sin da piccola un’aria di cultura in casa, al punto da diventare già da giovanissima attrice sia per il cinema e per la televisione, cominciando però sin da subito a alternare questa forma d’arte con la scrittura di canzoni.

Canzoni che costantemente rovesciano stereotipi e stilemi

Essere cantautrici in Italia è una sorta di maledizione. A contare quelle che hanno sfondato basterebbe forse la mano mangiata dal coccodrillo di Capitan Uncino: del resto c’è sempre una certa diffidenza nei confronti di chi emerge al di là della bella voce – anche quella evidenziata giocosamente nel brano Orango Tango. Come se realmente le donne si dovessero limitare a fare proprie le parole degli autori, sempre uomini. Anche per questo Margherita ha deciso di prendersi la briga di scrivere canzoni che costantemente rovesciano stereotipi e stilemi, andando a parlare di sesso e pornografia in un brano come Giubbottini, per dire, o di violenza in Romeo, dando un tocco di sagace femminilità a una lingua, la forma canzone, che qui da noi sembra tristemente appaltata in esclusiva ai maschi (sarà un caso che oggi nel resto del mondo sono invece le donne a dominare i mercati musicali, no?).

 

A Margherita piace giocare sul corpo: nell’ultimo album, Bingo, il suo “culo rotondo” viene citato a più riprese, e pure nel video di Orango Tango è sempre lei a scherzarci su, facendo implodere uno stereotipo ormai calcificato (quello, per intendersi, che ha fatto sbroccare recentemente Gino Paoli contro Elodie).

Margherita Vicario tra cinema e musica: quando il talento unisce varie forme d'arte
Margherita Vicario tra le altre cose è cantautrice, attrice e regista (Getty).

Showtime, progetto complesso che accoppia canzoni a podcast

Ora, preso atto che finché suo zio sarà a fianco di Amadeus al Festival l’Ariston non avrà porte aperte per lei, Margherita si è cimentata con un uno-due degno di un campione, anzi, di una campionessa: innanzitutto ha presentato un progetto complesso come Showtime, Ep che raccoglie quattro brani – Ave Maria, Canzoncina, Magia e l’ultimo singolo uscito Dove te ne vai – cui ha accoppiato quattro episodi dell’omonimo podcast, uscito in anteprima su Amazon Music e ora disponibile su tutte le piattaforme. Un progetto ambizioso quello di legare quattro canzoni a quattro episodi di un podcast a sua volta legato a quattro temi centrali nell’oggi: il femminismo, argomento molto presente nei suoi testi, i cambiamenti climatici, la guerra e l’amore, che le ha dato modo di mostrare ulteriori sfaccettature di un talento che già fin qui tanto aveva mostrato, e che a breve ci darà modo di contemplare anche un aspetto volendo pure più ambizioso.

Siamo di fronte a un talento davvero ricco e articolato

Da aprile 2024 è infatti nelle sale il film Gloria!, di cui Margherita è autrice – insieme con Anita Rivaroli – e regista. Film che vede nel cast anche alcuni colleghi come Elio degli Elio e le Storie Tese e Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista, annunciato in concorso alla 74esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, in gara nella selezione ufficiale, e che presenta una storia tutta al femminile ambientata nella Venezia del Settecento e con la musica al centro della scena. Si parlava sopra di sfaccettature di un’arte multiforme, ma qui è evidente che siamo di fronte a un talento davvero ricco e articolato, dove l’amore per ogni forma d’espressione colta e al tempo stesso pop, nel senso alto del termine, trova terreno fertile, oltre che attitudine quantomai curiosa.

 

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Bravissima nel giocare con generi e linguaggi, restando sempre pop

Un Paese non dico eccellente e giusto, ma quantomeno normale – toh, decente – dovrebbe prendere un personaggio come Margherita Vicario e farne non solo vanto, ma leva sulla quale provare a costruire un progetto culturale solido, indicandolo come modello sostenibile di cultura nell’epoca della frammentazione social, della fluidità: d’altronde lei è bravissima nel giocare coi generi (si parla di musica) e con i linguaggi, sempre in grado di veicolare messaggi pur restando pop. Una voce – sia nel senso di strumento espressivo sia di voce vera e propria, solida, riconoscibile, contemporanea – che è in grado di dialogare con le varie forme d’arte che decide di incontrare.

Margherita Vicario tra cinema e musica: quando il talento unisce varie forme d'arte
Margherita Vicario (Getty).

Non solo Janelle Monáe o Lady Gaga: anche noi abbiamo artisti poliedrici

Sarà capitato anche a voi, seguendo una qualsiasi serie tivù americana, di meravigliarvi nel vedere come un po’ tutti gli attori siano poi in grado di cantare: spesso si fanno puntate a tema musical, o comunque arriva il momento in cui i protagonisti si ritrovano a cantare, magari in un bar karaoke. Sarà capitato anche a voi e anche voi vi sarete chiesti perché da noi le forme d’arte sono spesso distinte, e quando capita che, magari, un cantante si trovi a vestire i panni dell’attore, o viceversa, spesso i risultati non siano esattamente edificanti. Ecco, sapere che mentre altrove si muovono personaggi come Janelle Monáe o Lady Gaga, anche da noi abbiamo veri talenti, di quelli che potrebbero serenamente finire in una di quelle scene al bar karaoke mandando tutti a casa, è decisamente rassicurante. Sapere che poi si spendono con generosità, alternandosi tra canzoni, interpretazioni da attrice, podcast a tema sociale e regia, beh, è sufficiente per farci, almeno per una volta sensatamente, gridare al miracolo. Gloria a Margherita Vicario, quindi, e al suo Gloria!, in gara alla Berlinale.