Maria e il tango maledetto

Redazione
03/02/2011

Ha vissuto un’esistenza turbolenta, a tratti infelice Maria Schneider morta il 3 febbraio 2011 a 57 anni dopo una lunga...

Ha vissuto un’esistenza turbolenta, a tratti infelice Maria Schneider morta il 3 febbraio 2011 a 57 anni dopo una lunga malattia (leggi la notizia della morte di Maria Schneider). Era nata il 27 febbraio del 1952, dall’unione tra l’attore francese Daniel Gelìn, che non la riconobbe mai, e la gitana rumena Marie Christine Schneider.
Diventò famosa nel 1972, a soli 19 anni, grazie, o per colpa, di Ultimo Tango a Parigi, il film scandalo di Bernardo Bertolucci che raccontava la passionale relazione tra Jeanne (Marie Schneider) e Paul (Marlon Brando), un film entrato nella storia del cinema per una scena di sesso esplicito con l’uso di un panetto di burro. Una scelta, la decisione di accettare la scabrosa parte, che le avrebbe cambiato la vita per sempre (guarda il video e la photogallery di Maria Schneider e di Ultimo Tango a Parigi).

Ultimo tango, dalla candidatura all’Oscar al rogo

Il film che la consacrò a livello internazionale fu infatti al centro di uno dei più controversi casi cinematografici della storia. Candidato a due premi Oscar (miglior attore protagonista e migliore regia), fu proiettato integralmente, in anteprima mondiale, il 14 ottobre 1972 a New York e destò subito scandalo.
In Italia fu sequestrato una settimana dopo l’uscita nelle sale per «esasperato pansessualismo fine a se stesso». Dopo numerose denunce la pellicola fu mandata al rogo nel 1976. Fortunatamente se ne salvarono alcune copie, conservate come corpo del reato, che oggi si trovano presso la Cineteca nazionale. Bertolucci fu condannato per offesa al comune senso del pudore e privato dei diritti civili per cinque anni.
La vicenda giudiziaria si concluse nel 1987, quando il film fu riabilitato e ne fu permessa la proiezione nelle sale.
SEMPRE E SOLO JEANNE. Al di là della scena-scandalo, mai, nella storia del cinema, una parte ha segnato la carriera di un’attrice come quella di Jeanne. Maria fu sempre Jeanne, Jeanne fu sempre Maria. Un’identità che non permise all’attrice di calarsi facilmente in altri ruoli.
Ne era consapevole, Maria, e lo ammise in una delle sue ultime interviste, rilasciata due anni fa al quotidiano britannico Daily Mail: «È strano. Ho fatto più di 50 film nella mia carriera, ma tutti continuano a ricordarmi solo per l’Ultimo tango, che ha più di 35 anni».

Il rifiuto a Luis Buñuel e quello a Schlöndorff

Dopo Ultimo tango a Parigi Schneider non ricoprì più ruoli da protagonista, salvo il suggestivo Professione: reporter (1975) di Michelangelo Antonioni, pellicola in cui affiancava un giovane e già istrionico Jack Nicholson. Si ricorda nel ruolo di terrorista nel provocatorio Cercasi Gesù, di Luigi Comencini (1982) e come moglie del personaggio principale di Jane Eyre, di Franco Zeffirelli (1995).
Le separazioni e le riappacificazioni con il grande schermo furono numerose. In una parentesi extra-cinematografica, nel 1996, produsse un disco-tributo a Lucio Battisti, intitolato Señor Battisti, che interpretò insieme all’autore Cristiano Malgioglio. L’ultima apparizione cinematografica risale al 2008, nel film Cliente di Josaine Balasko.
DROGA E RIFIUTI. La vita privata di Maria/Jeanne fu segnata, sin dagli Anni ’70, dall’abuso di sostanze stupefacenti e da almeno un tentativo di suicidio. Abbandonò il set di Caligola, nel 1979 dopo che il regista Tinto Brass le chiese di mostrare un seno e si fece ricoverare in un centro di disintossicazione a Roma, con una donna che lei stessa definì la sua amante.
Dopo quel periodo furono molti i “no” dell’attrice: da quello a Luis Buñuel che le aveva proposto una parte, a dir suo, che aggiungeva un tassello al filone della donna-oggetto e per questo poco gradita, al film su Proust di Volker Schlöndorff, «per fedeltà al progetto proustiano di Visconti».

Quella scena «umiliante» e le lacrime vere

Del film che la segnò per tutta la vita disse: «Ero triste perché mi trattavano come una sex symbol, ma io volevo essere apprezzata e riconosciuta come attrice. Insomma, di quell’esperienza salvo solo il mio incontro con Brando». Tra l’altro venne pagata per la sua interpretazione appena 5 mila dollari, mentre la pellicola guadagnò milioni.
IL PERDONO A BERTOLUCCI. L’attrice, anni dopo, perdonò Bertolucci, perché, in fondo, il film era entrato nella storia del cinema, ma continuò a sentirsi sfruttata, «violentata» in un certo senso.
«La scena del burro», aveva svelato l’attrice, «era stata un’idea di Marlon Brando, non era presente nella sceneggiatura. Io mi sono rifiutata, mi sono arrabbiata. Ma poi non ho potuto dire di no. All’epoca ero troppo giovane. Le lacrime che si vedono nel film sono vere, sono lacrime di umiliazione». E sul regista italiano aggiunse: «Credo che sia sopravvalutato. Non ha più fatto nulla dopo Ultimo Tango a Parigi che abbia avuto lo stesso impatto».