Peppino Caldarola

Maria Elena Boschi, la Virginia Raggi del Pd

Maria Elena Boschi, la Virginia Raggi del Pd

24 Ottobre 2017 07.56
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Sono molti i personaggi della politica che ben rappresentano il degrado della classe dirigente. Sono prevalentemente “nuovi politici” selezionati per vie parentali e amicali e spesso senza un mestiere. Fra i maschi è difficile scegliere, soprattutto quando a tirare la volata degli inutili incompetenti vi sono due campioni come Di Maio e Di Battista e, dall’altro campo, quasi tutto l’entourage di Matteo Renzi a cominciare da quel Luca Lotti figura simbolica del portaborse di questo inizio millennio.

DUE CARRIERE MOLTO FORTUNATE. Due figure, purtroppo femminili, però sembrano rappresentare i difetti peggiori della nuova classe politica. Hanno avuto diversi destini mediatici. L’una irrisa, l’altra adulata ma sono entrambe accumunate dalla medesima incompetenza. Parlo della sindaca di Roma Virginia Raggi e della sottosegretaria Maria Elena Boschi. Tutte e due sono venute fuori e sono arrivate ai vertici della politica e della amministrazione con procedure fortunose. L’una con primarie discutibili, l’altra per essere stata una voltagabbana passata dal dalemismo al renzismo (nel 2009 sosteneva Michele Ventura contro Renzi alle primarie per il sindaco di Firenze). Entrambe di bella presenza, l’una però considerata un'acqua cheta, la romana, l’altra una fascinosissima madonnina fiorentina.

La sindaca è forse il peggior esempio nella storia italiana di amministratore di una città. La Boschi gode di migliore fama ma l’unica cosa a cui si è applicata è stata un fallimento totale

Il dato che le avvicina è che, a parte una laurea in giurisprudenza e i primi passi nella avvocatura, le due gentili signore hanno rivelato di non saper far nulla. La sindaca è forse il peggior esempio nella storia italiana di amministratore di una città. Chiusa nel suo bunker, non guarda il disastro che ha ereditato e che ha aggravato. Altri/e si sarebbero dannate l’anima, sarebbero state in trincea dalla mattina alla sera (Petroselli ci morì facendo così), Virginia Raggi fa le sue ore di ufficio (che cosa fa?) e poi via.

L'AUTOGOL DI BOSCHI SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE. La Boschi gode di migliore fama ma l’unica cosa a cui si è applicata è stata un fallimento totale. Penso alla riforma istituzionale e alla gestione del referendum. C’è tutto un mondo, piccolo o grande che sia, che non era sfavorevole a una diversificazione di ruoli fra Camera e Senato, fino al punto da immaginare di abolire il Senato, e che avrebbe visto con interesse una riforma costituzionale fatta nello spirito della Costituzione. Questo stesso mondo avrebbe apprezzato una battaglia referendaria che non fosse stato un plebiscito pro o contro la coppia Boschi-Renzi e che si fosse discusso nel merito senza reciproche demonizzazioni. Invece questi due “personaggetti”, Renzi e Boschi, hanno creduto di fare i fenomeni e si sono intestati una legge pessima, combattendo da soli una battaglia che alla fine, giustamente, hanno perso. E con loro hanno perso anche i riformatori costituzionali.

Insomma, questa giovane avvocata arrivata al governo senza meriti e curriculum una cosa avrebbe dovuto fare nel suo lavoro parlamentare e di governo e l’ha sbagliata. Oggi per di più polemizza irosa contro chi le chiede di non partecipare al Consiglio dei ministri in cui sarà nominato il governatore di Bankitalia per evidenti ragioni di conflitto di interesse. E manipola la pubblica opinione. Come per la sindaca Roma è una città ben governata, così per la Boschi lei ha il diritto di stare nel consesso che potrebbe vendicare il suo papà. Quello che infastidisce, in particolare a me che sono un solido antipatizzante della Raggi, è il riemergere del criterio dei due pesi e due misure. Eppure non c’è differenza fra le due incompetenze e le due dannose presenze al vertici di amministrazioni importanti o dello Stato. Eppure per molti Raggi è cattiva e Boschi buona. E poi vi chiedete perché hanno ancora successo i 5 stelle.

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