Marina, Saviano e quell’orrore sbagliato

Paolo Madron
23/01/2011

La presidente Mondadori tuteli gli azionisti o passi la mano.

Marina, Saviano e quell’orrore sbagliato

Marina Berlusconi dice che le fa orrore il fatto che Roberto Saviano abbia dedicato ai pubblici ministeri di Milano che indagano sul padre la sua laurea honoris causa. Alla notizia, sicuramente in Mondadori avranno strabuzzato gli occhi e deglutito amaro. L’autore di Gomorra è per la casa editrice una gallina dalle uova d’oro, e rinunciarvi di questi tempi magri non è proprio la miglior cosa che ti possa accadere. Soprattutto dopo che, non più di qualche mese fa, a Segrate avevano tirato un sospiro di sollievo per aver evitato la rottura. Fu quando Berlusconi padre si lasciò andare a un’intemerata su La Piovra e Gomorra, titoli che contribuiscono a infangare il buon nome dell’Italia nel mondo. Si vede che doveva andare così, che il divorzio con il loro scrittore più rappresentativo, anche se di ufficiale non c’è ancora nulla, era ineluttabile.
TERMINOLOGIA INUTILMENTE PESANTE. Ma se io fossi Marina a freddo una qualche riflessione autocritica la farei. Intanto sulla terminologia usata, «mi fa orrore». Inutilmente pesante, pericolosamente scivolosa per la sua perentorietà semantica. Si prova orrore di fronte a una strage, a un omicidio efferato, a un bambino che muore di freddo o è vittima della pedofilia, non verso Saviano e le sue affermazioni, da cui poteva anche a granvoce dissentire.
Talvolta, preda di un’iperbole che sta diventando la cifra stilistica del linguaggi esasperato della nostra epoca, anche a me viene da dire che certe cose mi fanno orrore. Mi era venuto di recente in occasione di un servizio sulla cena di Natale ad Arcore, ospitato proprio in una delle riviste di punta della casa editrice, grondante falso buonismo nel suo essere celebrata ad uso e consumo delle fotocamere. Ma mi sono trattenuto, e commentando con gli amici ho preferito limitarmi a dissentire. Talvolta ho provato orrore anche per certi articoli della stessa rivista che ospitavano la presidente senza veli, o in pose da attrice in cerca di visibilità. Anche in quel caso mi sono trattenuto, e ho preferito parlare di mancanza di sobrietà, visto che non sta bene farsi ritrarre in certi modi nei giornali la cui proprietà ti appartiene, quanto invece far sentire altrove la propria voce di manager importante, magari su quelle testate internazionali dove figuri nelle classifiche delle donne d’impresa più potenti. Ma l’orrore no, è sentimento degno di cause ben peggiori, di situazioni che ributtano alla coscienza per la loro efferatezza.
CONFLITTO D’INTERESSI ALL’INCONTRARIO. Oltre che nei termini però, Marina B. ha sbagliato anche nel merito. Se sei presidente di una grande casa editrice, non ti puoi permettere di appellare con tale violenza un suo autore, oltretutto uno che, piaccia o no, è tra i più prestigiosi e acclamati anche all’estero. Come presidente della Mondadori la signora ha il dovere di difenderlo, nonché di difendere gli interessi dell’azienda che guida, e che essendo quotata in borsa deve fare anche quelli degli azionisti terzi a molti dei quali magari Saviano piace e sono orgogliosi appartenga alla scuderia della società dove hanno investito.
Ma se il sentimento di figlia è più forte di tutto, allora Marina si dimetta da presidente della Mondadori e da libera cittadina attacchi Saviano quanto vuole e con le accuse che ritiene più pertinenti. Una casa editrice ha interessi di mercato che vanno tutelati a prescindere dalla collocazione politica del proprietario. Altrimenti subisce il conflitto di interessi all’incontrario, ed è penalizzata proprio in quanto di proprietà di chi in quel conflitto di interessi opera.
FACCIA IL PRESIDENTE O PASSI LA MANO. Quando Silvio Berlusconi, agli inizi degli anno 90, comprò la Mondadori, pur essendo uomo di destra, fece un discorso da editore perfetto: siccome Panorama, per storia e impostazione, si rivolge da sempre a un pubblico di sinistra, non ho alcuna intenzione di cambiarne la linea. Sarebbe una forzatura che va contro il suo posizionamento di mercato. Ineccepibile, anche se è durato poco, perché con la discesa in campo gli interessi dell’uomo di parte hanno prevalso.
Ora Marina, che in campo non è (ancora) scesa, cerchi di evitare lo stesso errore. Faccia la presidente della Mondadori, e pensi a come creare valore e prestigio per l’azienda. Se invece ha deciso diversamente, abbia la saggezza di passare la mano.