Marino: farmaci digitali

Fabio Chiusi
01/10/2010

Contro la corruzione dei medici introdurre la tracciabilità

Marino: farmaci digitali

Due anni di indagini, sei arresti, due obblighi di dimora, tredici divieti di esercitare attività imprenditoriali. Un’organizzazione criminale ideata e capeggiata da un medico specialista e docente universitario fiorentino, Torello Lotti, che, secondo l’accusa, si accordava con multinazionali farmaceutiche del calibro di Abbott, Novartis, Sandinnum Neoral e Olecut Trial, tra le altre. Per gonfiare, dietro lauti compensi monetari, le prescrizioni di medicinali all’interno del programma «Psocare», che avrebbe dovuto, neanche a dirlo, monitorare la somministrazione di farmaci per la psoriasi. Denaro, tanto denaro, si parla di due milioni di euro, che secondo gli acquirenti finiva nelle tasche dei professionisti dopo aver transitato su conti correnti di società fantoccio appositamente create. Il tutto suggellato dalle parole di Lotti: «affare fatto». Queste le attività scoperte dai Carabinieri del Nas di Firenze e che hanno portato i magistrati a ipotizzare i reati di corruzione, truffa ai danni dello Stato, falso e, per gli arrestati, associazione a delinquere. L’ennesimo caso di comparaggio farmaceutico, questa volta esteso in tutta Italia, da Firenze a Milano, da Roma a Torino passando per Perugia e Vicenza. Secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, servirebbe una «tracciabilità elettronica delle prescrizioni per evitare «una commistione inaccettabile tra industria farmaceutica e medici che non dovrebbero fare i medici».
Domanda: come si debella un fenomeno che, ciclicamente, si ripresenta?
Risposta: Penso che dovremmo applicare l’idea che era stata introdotta nel 2001 dall’allora ministro Umberto Veronesi e che io cercai di sostenere nell’ultimo governo Prodi, e cioè la tracciabilità elettronica delle prescrizioni. Così otterremmo tre risultati straordinari. In primo luogo migliorerebbe la qualità delle cure, perché si potrebbero avere a disposizione tutti i dati, per esempio dei farmaci che, se non assunti con regolarità per lunghi periodi, diventano inefficaci. Penso a quello per abbassare il livello troppo elevati di colesterolo, al momento il più esoso per le casse dello Stato. In secondo luogo saremmo in grado di evitare le truffe. E infine si consentirebbe a ogni contribuente di sapere quanto il servizio sanitario nazionale ha effettivamente investito in termini di ricoveri e cure mediche. Basterebbe comunicarglielo a fine anno con una lettera stampata dall’archivio elettronico e inviata direttamente in tutte le case.
D. Perché non se n’è fatto niente?
R. Non capisco perché un governo non dovrebbe fare una legge di questo tipo con la condivisione di tutte le forze politiche. Perché ben venga il lavoro dei Nas, ma sarebbe meglio se simili casi di malasanità e corruzione si potessero prevenire invece che punire. Anche perché l’idea che rischia di passare nell’opinione pubblica è che la sanità sia tutto un malaffare, quando invece la maggior parte di medici, infermieri e tecnici cercano di aiutare chi soffre, e non di truffare lo Stato.
D. A questo proposito, come spiega che uno specialista come Lotti, docente e presidente delle società italiana e internazionale dei dermatologi, possa essere a capo di una simile attività criminosa?
R. Rimango sempre molto stupito quando leggo di corruzione nei confronti di medici importanti che magari hanno trascorso molte ore della loro vita all’interno di un ospedale a occuparsi della salute delle persone. Ma è evidente che il denaro, e il potere che si riesce ad acquisire attraverso il denaro, sono la forza distruttiva più grande per l’animo umano.
D. È solo un problema di denaro?
R. Sì, penso di sì. È evidente che questo ha a che fare anche con l’etica dell’industria farmaceutica, ed è importante che chi deroghi al normale rapporto professionale coi medici sia severamente punito. Perché in ultima analisi si parla di soldi pubblici, delle tasche dei cittadini.
D. E anche della loro salute, perché 600 pazienti non sanno se le loro cure sono efficaci o se sono prescritte solo per tornaconto del medico curante. Senza contare che il programma Psocare ha ancora 17 mila pazienti…
R. Ho visto che c’è stato un intervento del sottosegretario alla Salute Francesca Martini, immagino in questo momento sia in corso una verifica severa dei dati per valutare se questi pazienti devono continuare o meno a ricevere i farmaci.
D. Non c’è la necessità che si attivi la commissione d’inchiesta da lei presieduta?
R. Dato l’intervento dei Nas e del governo credo di no.