All’Italia ora serve un De Gasperi e noi abbiamo Draghi

Peppino Caldarola
30/03/2020

Questa Europa si sta suicidando. Contro lo schiaffo di Paesi come l'Olanda, la Danimarca, la Repubblica Ceca serve una reazione decisa. E questo governo non è forte abbastanza. Per questo abbiamo bisogno di un uomo di talento e carisma come l'ex presidente della Bce.

All’Italia ora serve un De Gasperi e noi abbiamo Draghi

Nella raccolta, postuma, degli ultimi scritti di quello storico geniale che fu Tony Judt, sua moglie, Jennifer Homans, curatrice del bellissimo volume (Laterza), mette d’apertura una citazione attribuita a John Maynard Keynes che dice così: «Quando i fatti cambiano, io cambio opinione. Lei cosa fa?».

La domanda retorica ce la dobbiamo porre noi europeisti sfegatati di fronte all’ennesimo e più crudele fallimento di questa mostruosa impalcatura fitta di banchieri e burocrati ma senza anima e senza popolo.

SENZA CORONABOND NON SI RIPARTE

Carlo Cottarelli si sforza di dirci che con il Quantitative easing noi italiani possiamo ottenere risorse importanti, ma poi tace sul fatto che senza i coronabond noi Paesi più feriti dalla pandemia non abbiamo la possibilità di fare nuovo debito per dare soldi cash ai cittadini, evitare le rivolte del pane e domani fare un ricostruzione di proporzioni gigantesche. Dobbiamo, invece, come Paesi del Sud Europa, passare gli esami a cui vogliono sottoporci con parole ignobili alcuni miserabili cialtroni, ministri di Paesi canaglia come l’Olanda, cioè Paesi che lucrano sul fatto di essere sede dell’evasione mondiale.

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Devo dire che ho trovato la reazione italiana francamente debole. Non si protesta come se ci si fosse trovati di fronte a un rutto dopo un cena di gala. Qui il nostro Paese e tutti quelli sofferenti dell’Europa del Sud sono stati mortalmente offesi. Perché non ritirare gli ambasciatori fino a ottenere le scuse formali e l’allontanamento del personaggio nazisteggiante che ha pronunciato frasi così indecenti?

I TRE FRONTI DELL’ITALIA

Noi stiamo combattendo su tre fronti. Il primo è quello del contenimento e della ipotetica sconfitta del virus. Lo facciamo contando sulla disciplina dei nostri concittadini, che tutto sommato c’è, e sul lavoro di medici e infermieri e tutti coloro che garantiscono la cura della nostra vita. Il secondo fronte su cui c’è un ritardo pazzesco è una discussione programmatica, direi riformista, su quale debba diventare il profilo economico-industriale-civile del Paese. Infine il tema delle alleanze internazionali. Dopo una guerra si verifica lo stato delle alleanza. Noi che c’entriamo con l’Olanda, la Danimarca, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Polonia, mezza Germania? Il nostro mondo è al Sud dell’Europa, deve sperare nell’amicizia con la Francia, deve sperare in un cambio a Londra e Washington per allacciare rapporti transatlantici che con Donald Trump non sono stati possibili.

AL NOSTRO PAESE SERVE MARIO DRAGHI

L’Europa che c’è, e su cui abbiamo speso parole e cuore, e che abbiamo difeso dalle parole offensive di Matteo Salvini, questa Europa non c’è più. Si è suicidata come nella Grande abbuffata. Sarà difficile sciogliersi da questa Europa, avremo difficoltà e danni ma anche per loro sarà difficile vivere di evasione fiscale, prostituzione e tulipani, in compagnia del regime che più si avvicina al fascismo come quello di Viktor Orban che ha oramai esautorato il parlamento. Serve ai nostri governi un gesto forte. Saranno in grado di farlo? Temo di no. Molti pensano che un gesto forte lo possa fare un uomo di molti talenti e di grande carisma, magari non nella direzione che io sto suggerendo ma nella direzione di imporre un maggior rispetto per l’Italia. Sono fra quelli che ha seguito passo passo Giuseppe Conte sottolineando gli errori e le tante cose giuste. C’è un momento in cui un Paese ha bisogno di De Gasperi. Noi ce l’abbiamo, è Mario Draghi. Io non c’ero all’epoca, neppure come giovane comunista, ma da anziano comunista dico oggi senza remore che meno male che ci fu lui e che vinse lui. Fu un bene per tutti, anche per la sinistra.