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Mark Caltagirone siamo noi

Mark Caltagirone siamo noi

Il personaggio inesistente dal trash tivù è diventato protagonista dei social e delle campagne elettorali. Perché in fondo rappresenta ciò che siamo diventati: selfie vuoti senza vergogna.

29 Maggio 2019 16.33

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Chi esiste di più è chi non esiste. Neppure un personaggio di fantasia questo Mark Caltagirone, perché la realtà supera la fantasia e la dissolve: è una negazione, uno che c’è siccome non c’è, l’invenzione di una soubrette in disarmo, Pamela Prati, a quanto si dice piena di debiti, che, d’accordo con le sue agenti, una coppia specializzata in falsi mediatici, avrebbe architettato un finto matrimonio per razzolare interviste a pagamento.

UN INESISTENTE COMPAGNO IDEALE

Evidentemente un segreto di Pulcinella se Dagospia a un certo punto ha aggiustato il tiro e, con precisione chirurgica, ha cominciato un fuoco di fila di insinuazioni, sarcasmi, rivelazioni sempre più precise sino a far franare la truffa. E fin qui poco o niente di così sorprendente, roba da sottobosco televisivo, da trash mediatico. Il punto è l’evoluzione della faccenda, esplosa a costume nazionale: l’inconsistente, inesistente Caltagirone è diventano il compagno ideale, l’amico di grandi e piccini.

L’EVOLUZIONE DEL TRASH

La Rete rigurgita della sua assenza, gente che si effigia “a cena col mio amico Mark” davanti a una seggiola vuota, fare sesso con Caltagirone, in un letto deserto, è l’ultimo must dell’esibizionismo. La politica, non a caso, se n’è appropriata, i media non parlano d’altro (e chi scrive non fa eccezione…). Mark Caltagirone è il vampiro che non compare nello specchio, è un selfie vuoto, è l’uomo invisibile della Settimana Enigmistica.
Ecco, questo è notevole, questo è significativo: dalla compulsione a mentire di certo giro, losco oltre ogni dire, dell’intrattenimento televisivo, dalla consistenza ignobile di un sottobosco del cosiddetto spettacolo, fondato sullo squallore, sulla menzogna seriale al punto da non saperne più fare a meno, si finisce al trionfo, patologico ma irreversibile, del sistema esibizionistico e mediatico più marcio sulla politica stessa, che difatti nella torbida storia di Mark Caltagirone entra, di straforo ma entra insieme a miasmi di malavita, di ricatti, di spiate, di invasioni telefoniche.

Caltagirone è stato il più citato nella recente campagna elettorale. Una Nemesi per un sistema politico che ormai non prova neppure più a dissimulare una cialtronaggine sempre più esibita

LA CORSA A ESIBIRE LE PROPRIE MISERIE

E no, non può essere un caso se, alla fine, l’inesistente Mark Caltagirone diventa il personaggio più citato nella recente campagna elettorale delle elezioni europee: quasi una Nemesi per una sistema politico che ormai non prova neppure più a dissimulare la propria cialtronaggine viceversa sempre più esibita, sempre più insistita. Ne deriva una mescolanza truffaldina repellente ma non più depurabile, non più emendabile. Più una fogna si scoperchia e più il sistema mediatico se ne nutre: se la Prati, patetica inesistente sposa di un mai vissuto imprenditore Caltagirone, in evidente confusione rilancia a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo la propria immagine, non importa quanto fosca, dappertutto spuntano situazioni analoghe: le protagoniste, in fama di vittime, si precipitano a esibire le stesse miserie, in pratica autoaccusandosi di frode, e invece di uscirne squalificate moltiplicano la loro esposizione grazie a telecanili che le invitano per fare cassa.

Mark siamo noi, che crediamo di essere e non siamo, che esistiamo non esistendo e lo sappiamo e non ci vergogniamo più perché siamo anime morte

CHI L’HA VISTO SE NON ESISTE

Le conduttrici di questi programmi fingono uno stupore che proprio non possono permettersi e sono, incredibilmente, quelle alle quali la politica al completo si rivolge per mostrarsi, per raggiungere il maggior numero possibile di clienti, vale a dire di elettori. Ha destato scandalo la scelta di Chi l’ha visto di dedicarsi, anche lei, al falso Caltagirone ma l’indignazione non c’entrava, era casomai questione di assurdità: che lo cerchi a fare uno che sai non esiste? Ma va così e l’unica cosa da fare è oltrepassare lo squallore per poter restare in cima alla schiuma.

ADDIO VERGOGNA

Ora, ci crediate o no, sono legioni gli aspiranti, i vorrei ma non posso che come unico orizzonte di vita hanno proprio quel mondo lì, quei contesti miserabili lì: farebbero di tutto per appartenervi o per rientrarvi, esaltano i peggiori, li approcciano, li corteggiano, gli si concedono, tentano di emularne i comportamenti e le bassezze, fino alle truffe. Non c’è, più nessuno scrupolo di serietà, più vergogna residua; non sopravvive più alcuna tensione diversa, all’approfondimento, alla conoscenza, alla tutela di sé. Una Pamela Prati si copre di ridicolo, a livelli manicomiali, dopo aver preso in giro tutti per anni ma diventa una sorta di eroina mitologica, una Didone sfortunata, vittima delle circostanze: improbe amor, quid non mortalia pectora cogis!

SIAMO TUTTI MARK

Ma sarebbe ingrato additare lei sola. Se un parto di fantasia malata diventa un personaggio-simbolo, se tutti abbiamo il nostro amico immaginario Mark, vuol dire che, alla fine, siamo tutti Mark. Almeno un po’. Caltagirone sei tu, che vivi di apparenza, che ti nascondi dietro foreste di valori da sbandierare ma dentro di te li tradisci tutti, disponibile a pagare ogni prezzo, incline a qualsiasi compromesso, pronto al sacrificio della dignità, inzuppato nella menzogna. Caltagirone sono io, che mi credo diverso e invece sono uguale. Caltagirone siamo noi, che crediamo di essere e non siamo, che esistiamo non esistendo e lo sappiamo e non ci vergogniamo più perché siamo anime morte.

di Massimo Del Papa

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