Marocco, quell’alleato occidentale fucina del jihad

Redazione
18/08/2017

È considerato uno dei Paesi più sicuri, aperti e filo occidentali del Nord Africa e però ancora una volta si...

Marocco, quell’alleato occidentale fucina del jihad

È considerato uno dei Paesi più sicuri, aperti e filo occidentali del Nord Africa e però ancora una volta si rivela fucina di jihadisti. Driss e Moussa Oukabir, i due fratelli dietro la strage di Barcellona, sono gli ultimi di una lunga schiera di terroristi islamici che hanno origini marocchine. Un paradosso solo apparente perché in Marocco il wahabismo e salafismo hanno radici antiche.

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DAI TALEBANI ALLE GUERRE IN SIRIA E LIBIA. Centinaia di giovani marocchini andarono a combattere in Afghanistan negli anni Settanta a fianco dei talebani e della futura Al Qaida contro l'occupazione sovietica. E il radicalismo marocchino da anni insanguina l'Europa, a partire dall'eccidio della stazione ferroviaria di Atocha nel 2004 a Madrid e dall'uccisione del regista olandese Van Gogh. I predicatori wahabiti marocchini, in un primo momento tollerati dalla monarchia di Rabat perché apparentemente motivati solo da scopi religiosi e non politici, sono ora perseguitati ma continuano a godere di popolarità nelle periferie più diseredate e povere di città come Casablanca o Tangeri. Troppo deboli e disorganizzati – secondo gli studiosi – per sfidare frontalmente l'apparato di sicurezza nazionale, rafforzato negli ultimi anni da re Mohammed VI, i combattenti dell'Islam si preparano alla battaglia finale contro la monarchia filo-occidentale di casa, allenandosi intanto all'estero. Secondo dati dell'intelligence marocchina, sono trecento i giovani andati di recente a combattere con i qaedisti e i gruppi dell'Isis in Libia. Altre migliaia si sono fatti le ossa in Iraq e in Siria. Più il governo marocchino collabora con i Paesi occidentali e stringe la morsa sul jihadismo interno, più cresce il radicalismo, specie tra le fasce emarginate.

CEUTA E MELILLA, CROCEVIA DEI TERRORE. Ogni giorno, ha riferito una fonte della polizia spagnola, citata dal Pais, da Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole in Marocco, arrivano centinaia di segnalazioni di possibili attentati. Le due piccole cittadine, prese d'assalto dai migranti, frequentate da ambulanti locali e abitate in parte da marocchini, sono diventate una specie di crocevia del terrorismo maghrebino. Nei dodici chilometri quadrati di Melilla, sono 'monitorati' circa 600 sospetti e agiscono ben cinque servizi segreti differenti: i tre organismi della sicurezza spagnoli (la Cni, la polizia nazionale e la Guardia civile), l'intelligence marocchina e il Mossad israeliano. Anche a Ceuta la situazione è simile, con persone che ogni giorno, formalmente per motivi di lavoro, attraversano il confine. Salvo poi sparire per ricomparire, magari alla guida di un furgone lanciato a tutta velocità sulle Ramblas.