Alcuni suggerimenti per Maurizio Martina, a cui dico bravo

Peppino Caldarola
16/03/2018

Il reggente del Pd ha le idee chiare sul futuro del partito: stare all'opposizione e tornare a rappresentare la parte ferita della società. Ora non si faccia inquinare da idee vecchie ed errori comuni tra i dem.

Alcuni suggerimenti per Maurizio Martina, a cui dico bravo

Maurizio Martina, lombardo, politico di diverse esperienze, buon ministro dell’Agricoltura, vice-segretario con Matteo Renzi, diventato reggente del Pd offre sulla Repubblica la più convincente piattaforma di salvezza del suo partito. Martina non propone uno spostamento a sinistra del partito. Dice con chiarezza cose elementari: che il risultato elettorale dà ai vincitori il compito di trovare una soluzione di governo e di attuare il loro programma. Che il Pd dovrà stare all’opposizione con fermezza e proposte. Che lo stesso Pd va ricostruito dentro un’idea di partito che interagisca con la società sia attraverso strumenti nuovi di dialogo sia, soprattutto, caricandosi sulle spalle la parte ferita della società, diventandone il rappresentante, il tutore, la guardia politica.

Il rovesciamento di paradigmi interpretativi su globalizzazione, Europa, sinistra blairiana è netto e capovolge l’impostazione di Matteo Renzi. Martina chiama il gruppo dirigente ad assumersi la responsabilità di quel che è accaduto non accontentandosi di attribuirla tutta all’ex segretario. Chi sta nel Pd e chi sta nel suo gruppo dirigente potrà dire a Martina che si è svegliato tardi, che altri prima di lui, Cuperlo ad esempio e coloro che sono in LeU, lo avevano già detto, che il tempo è scaduto (come temo io). Tuttavia se entriamo nella logica della battaglia di lungo periodo per salvare la sinistra dal prossimo assalto sovranista-populista (o più sinteticamente “putiniano”, come suggerisce intelligentemente Giuliano Ferrara), dobbiamo partire da alcune considerazioni di fondo accantonando pensieri finora formulati.

Il Pd deve diventare un luogo di formazione e di condivisione di esperienze sociali, un luogo di libertà per correnti politiche identitarie, un luogo che unisca contro ras, capi e capetti

Il primo pensiero da accantonare è che il Pd possa semplicemente ripartire dal suo passato per rinascere. Né Prodi né Veltroni, cioè i fondatori, se non cambiano radicalmente modo di ragionare, potranno mai dare una soluzione allo stato attuale delle cose. Il partito di quella stagione è finito con annessi e connessi. La seconda riflessione è che non serve una nuova scissione a sinistra. Per una ragione: Leu ha fallito perché ha riprodotto un Pd di sinistra, come hanno detto quelli di Potere al popolo. Se avesse scelto, come qualcuno suggeriva, una posizione di movimento, di insediamento, anche con gesti esemplari in mezzo al popolo ribelle, avrebbe avuto qualche decimale in più.

SERVE PENETRARE LE PIEGHE DELLA SOCIETÀ. Oggi non servirebbe a nessuno un raggruppamento che fosse più forte di LeU ma privo di questa capacità di penetrare nelle pieghe della società (vedete che uso termini togliattiani?). Se ci si limita a fare partiti testimonianza si ridiventa partiti extraparlamentari. Si può essere costretti a praticare questa strada ma bisogna tentare altre vie. Sono convinto che nel prossimo futuro gran parte della partita politica vada giocata nelle lotte sociali, nelle proposte fatte camminare sulle gambe degli italiani veri, e che serva un movimento come quello che creò Cofferati sull’articolo 18 dopo l’avvento di Berlusconi e che fu maldestramente diretto poi contro la nuova segreteria dei Ds e non contro l’avversario. Contributo fondamentale che venne da quei girotondini che adesso sono entusiasti di Di Maio.

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Prenderei sul serio Maurizio Martina. Se lui vuole fare questa rivoluzione nel Pd, tutte le forze che sono interessate alla difesa sociale e alla difesa dell’Italia non putinizzata devono concorrere. Il partito deve diventare un luogo di formazione e di condivisione di esperienze sociali, un luogo di libertà per correnti politiche identitarie, ad esempio una corrente socialista, un luogo che unisca contro ras, capi e capetti. Una vera rivoluzione dall’alto che mano a mano conquisti la fiducia dei cittadini che si sono rassegnati, che si stanno rassegnando, che sono passati con Di Maio.

IL RISCHIO DI VENIRE TRAVOLTI DA CAZZATE IDEOLOGICHE. Maurizio Martina faccia questa proposta, allarghi e approfondisca questo ragionamento, i dirigenti di LeU offrano una possibilità a questa apertura. Anche io, come Giuliano Ferrara e forse con soluzione diverse, temo che questa attuale sia la quiete dopo la tempesta e prima di quella prossima, la più rovinosa. Saremo travolti dal ribollire della società, dal fiorire di cazzate ideologiche, dalla rimessa in discussione del profilo internazionale dell’Italia e della sua stessa identità storica (Di Maio ridarà voce al “borbonismo” diffuso). Il compito della sinistra non è addomesticare la bestia populista ma lavorare tenacemente, testardamente, con tempi lunghi, per abbatterla.