Se Cacciari e D’Alema tornano a proporre un dialogo col M5s

26 Febbraio 2019 08.20
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Due intelligenze lucide e luciferine, come quelle di Massimo D’Alema e Massimo Cacciari, sono arrivate a sostenere la stessa cosa: che il Pd deve riaprire un canale di dialogo con i 5 stelle facendo leva su quelle domande di giustizia sociale e di critica al liberismo che hanno portato tanta gente di sinistra verso il voto al partito grillino. Entrambi, ma D’Alema da più tempo, sono convinti che sia urgente separare il Movimento 5 stelle da Matteo Salvini onde evitare che la fusione di populismo e sovranismo possa produrre uno slittamento a destra del nostro Paese, non solo nel vertice nazionale ma anche nelle profondità dei malumori della società. Tutti e due, essendo dotati di infallibilità, considerano minus habens quelli che sostengono che fra 5 stelle e Lega si siano ristretti gli spazi di differenza e che i loro popoli sono assai più contigui di prima. Ci inchiniamo ma proviamo a ragionare sui loro ragionamenti.

IL PALLONCINO M5S SI STA SGONFIANDO

Due cose mi sembrano chiare dopo il voto della Sardegna (grazie Massimo Zedda!). La prima è che il Movimento 5 stelle era una bolla elettorale cresciuta su un malessere profondo fatto di domande sociali e di delusioni politiche. Il voto sardo e quello abruzzese non sono probabilmente specchio di un eventuale voto nazionale o europeo, ma non c’è dubbio che il palloncino si stia sgonfiando. Se fossi un “egomostro” anche io come i due personaggi che ho citato, potrei dire: ve l’avevo detto.

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SALVINI NON È L'APPRODO DI QUESTA RIVOLUZIONE POLITICA

Prendete ora nota che io penso da tempo e scrivo che anche Salvini non è l’approdo finale di questa stagione di nuova rivoluzione politica. L’indossatore di felpe è un venditore di idee usate che oggi appaiono vincenti e che attraggono molti cittadini, ma anche per lui arriverà il tempo del governo, quello dei “sì” e dei “no” e lì si schianterà perché non saprà farlo malgrado abbia un movimento di popolo più aggregato e malgrado risponda a una area del Paese, la destra diffusa, che ha vissuto come frustrazione e usurpazione gli anni di governo di un centrosinistra che era a Palazzo Chigi senza il voto popolare.

PIÙ GRANDI OPERE E RIFORME ECONOMICHE

Il dialogo con i 5 stelle, al punto in cui sono giunte le cose, può essere messo a tema, come si dice. Ma qual è il cuore di questo dialogo? Certo l’idea di democrazia, certo quelle idee orrende sulla scienza e sulla cultura, certo la preponderanza nei 5 stelle di idioti perfetti che danneggerebbero anche un partito unto dal signore. Ma c’è un tema cruciale che divide una sinistra decente e i 5 stelle ed è l’idea che l’Italia abbia bisogno di riforme economiche che correggano le diseguaglianze ma sappiano rilanciare alla grande lo sviluppo con straordinario piano di opere pubbliche (Tav in testa) e con scelte che aiutino le imprese che vogliono investire e che che vogliono stare sui mercati internazionali.

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C’è uno, mi basterebbe uno solo, dentro i 5 stelle in grado di affrontare questa discussione? Se c’è hanno ragione D’Alema e Cacciari, se non c’è D’Alema e Cacciari aiutino i 5 stelle a diventare una roba di questi tempi e non il luddismo dell’età del robot. La seconda cosa che a me pare importante è che tutti questi ragionamenti non si possono fare se continua questa spocchia verso i tentativi di unire in un fronte largo tutto il centrosinistra possibile tranne i cari amici della sinistra identitaria che ci faranno un fischio quando l’avranno trovata.

Serve un partito a vocazione minoritaria che lasci tutti insoddisfatti ma che faccia fare un passo in avanti rispetto a quando precipitammo al 18%

ADDIO VOCAZIONE MAGGIORITARIA

Voterò Nicola Zingaretti ma non sarò un suo fan. Credo che lui sia un anti-leader e che sappia tenere assieme cose diverse, tutto ciò può dargli la pazienza e la buona lena per aggregare quello che oggi appare diviso per sempre. Non temo la scissione renziana. Mi dispiacerebbe se andassero via, ma prenderebbero meno voti (lo dico con rispetto) di Potere al Popolo. A sinistra non c’è altra strada che non sia quella contraria al partito a vocazione maggioritaria, cioè il partito a vocazione minoritaria che come una formichina metta insieme realtà, passioni, lasciando tutti sempre insoddisfatti ma facendoci fare un passo in avanti rispetto a quel maledetto giorno in cui siamo precipitati al 18%. Un tempo una rivista satirica fece l’elenco delle correnti del Pci, sì del Pci, e ne inventò una chiamata «Basta con le chiacchiere» a capo della quale collocò un uomo intelligentissimo come Gerardo Chiaromonte. Era uno scherzo, uno sfottò, ma mi piacerebbe se oggi un Chiaromonte dei nostri tempi fondasse questa corrente.

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