Perché Ratzinger rinuncia al silenzio e va in guerra con la Chiesa tedesca

Francesco Peloso
05/05/2020

Con la rinuncia aveva promesso di non parlare e di fare una vita appartata. Ma il papa emerito proprio non ce la fa: attacca aborto e matrimoni gay e implicitamente se la prende pure col pontificato di Francesco. Mentre aumenta la distanza con l'episcopato della Germania.

Perché Ratzinger rinuncia al silenzio e va in guerra con la Chiesa tedesca

Il papa emerito a restare in silenzio proprio non ce la fa e, come se non bastasse, quando riprende la parola non rinuncia nemmeno a qualche stoccata polemica. Da ultimo Joseph Ratzinger è tornato alla carica per dire che qualcuno lo «vuole silenziare» puntando il dito in particolare contro i teologi tedeschi e i vescovi del suo Paese. D’altro canto l’ex pontefice ha da diversi decenni ha un conto aperto con i suoi connazionali;  e come potrebbe essere diversamente?

IN DISACCORDO CON LE POSIZIONI RIFORMATRICI

Il teologo di punta di Karol Wojtlya, il panzer-kardinal teorico d’assalto del revisionismo post-conciliare, inevitabilmente non va troppo d’accordo con una Chiesa, quella tedesca, caratterizzata spesso da posizioni riformatrici: dal ruolo dei laici, alle donne, al sacerdozio uxorato, alla comunione ai divorziati risposati, dal dialogo ecumenico e interreligioso, alle unioni omosessuali, alle tematiche sociali.

ENNESIMA INTERVISTA USCITA

In questi giorni il papa emerito è tornato a toccare alcuni di questi temi in un’intervista uscita in Germania in occasione della pubblicazione di una sua nuova biografia di oltre mille pagine, Benedikt XVI.- Ein Leben (Benedetto XVI – Una vita), realizzata dal suo amico giornalista tedesco Peter Seewald, che nel corso degli anni ha realizzato diversi libri-intervista con l’allora cardinale Ratzinger, poi con Ratzinger papa e, da ultimo, nel 2016, dopo la rinuncia al pontificato, con il papa emerito Joseph Ratzinger (Le ultime conversazioni). Ma, evidentemente, tanto “ultime” non erano. Esiste ormai un corpus di scritti, interventi, interviste, pubblicazioni, del tutto autentici o in parte apocrifi, del Ratzinger post-papato, dell’emerito; un fatto certo in stridente contraddizione con quella promessa di silenzio e vita appartata con cui aveva accompagnato il gesto della rinuncia.

PREOCCUPATO DAL «CREDO ANTICRISTIANO»

L’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è tornato dunque a picchiare sui tasti che gli sono più congeniali. La vera minaccia per la Chiesa, e quindi per il papato, ha spiegato, non viene dagli scandali interni alla Curia vaticana come i vari Vatileaks, «ma nella dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddicendo le quali si resta esclusi da consenso sociale di fondo». Il papa emerito osserva: «Cento anni fa qualcuno avrebbe pensato che fosse assurdo parlare di matrimonio omosessuale. Oggi coloro che si oppongono a questo sono socialmente scomunicati. Lo stesso vale per l’aborto e la produzione di persone in laboratorio. La società moderna è in procinto di formulare un credo anticristiano e se uno vi si oppone viene colpito dalla scomunica».

NOSTALGIA PER UN PASSATO PERDUTO

Dietro a questo disegno, rileva Ratzinger, c’è la mano del potere spirituale dell’anticristo. Quanto ai teologi tedeschi: «Lo spettacolo delle reazioni della teologia tedesca è così sciocco e così cattivo che è meglio non parlarne. I veri motivi per cui vogliono silenziare la mia voce non voglio analizzarli». Due elementi spiccano da quest’ultimo capitolo del Ratzinger-pensiero: la nostalgia per un passato perduto in cui la cristianità istruiva il mondo, e il conflitto mai sopito con una parte del pensiero teologico tedesco che non ha mostrato sudditanza nei suoi confronti. C’è da aggiungere che, implicitamente, l’ex arcivescovo di Monaco non si sente tanto a proprio agio neanche con il pontificato di Francesco giudicato, evidentemente e pur senza dirlo in modo esplicito, poco in sintonia con la sua interpretazione delle cose.

I VESCOVI TEDESCHI FANNO ALTRI RAGIONAMENTI

Ma soprattutto è la Chiesa tedesca che sembra non dare da tempo più ascolto a Ratzinger, e certo è un caso anomalo quello di un papa che proprio nel suo Paese d’origine suscita così limitati entusiasmi. Sta di fatto che la distanza fra l’episcopato della Germania, guidato ora dal vescovo di Limburg, mons. Georg Baetzing (succeduto al card. Reinhard Marx, collaboratore di papa Francesco) e Ratzinger è davvero grande. Se infatti quest’ultimo volgendo lo sguardo indietro di un secolo rileva che all’epoca i matrimoni fra persone dello stesso sesso sarebbero stati un’eresia, i vescovi tedeschi in occasione dei 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale fanno altri ragionamenti.

PRESA DI DISTANZA DA GUERRA E NAZISMO

È passato infatti quasi inosservato, a causa della pandemia, un importante documento pubblicato in questi giorni dalla Chiesa in Germania in cui l’episcopato fa  i conti col passato e riconosce, nonostante alcune importanti eccezioni, la complicità di fondo fra vescovi e regime nazista. «Non pronunciando un chiaro “no” alla guerra», si legge fra le altre cose nel testo, «ma rafforzando, da parte della maggioranza, la volontà di prosecuzione del conflitto, sono diventati complici nella guerra». Nella dichiarazione, che ha un valore storico, si afferma anche: «Da ultimo i vescovi non trovarono nessuna via di uscita dalla tensione che si dava tra le rappresentazioni comuni di un’obbligazione patriottica durante la guerra, la legittimità del potere statale, il dovere di obbedienza che ne risultava e i crimini palesi compiuti». Nel documento si affrontano diversi aspetti: quelli giuridici, il comportamento dei cristiani, la collaborazione fra la Chiesa e il nazionalsocialismo, l’idea distorta di patria, le conseguenze di quanto avvenuto e gli insegnamenti per il futuro fra i quali rientrano, per il presidente dei vescovi tedeschi, l’impegno a contrastare le moderne forme di antisemitismo e nazionalismo.