Matrimonio di carta

Redazione
17/12/2010

di Francesco Cafiero Scene e parole da un divorzio. Vittorio Feltri che lascia Il Giornale e il tandem Sallusti-Santanché e...

Matrimonio di carta

di Francesco Cafiero

Scene e parole da un divorzio. Vittorio Feltri che lascia Il Giornale e il tandem Sallusti-Santanché e ritrova Maurizio Belpietro per fare un nuovo Libero con gli Angelucci, imprenditori romani della sanità e molto attivi da un anno a questa parte sul triplice fronte politico-giornalistico-calcistico.
Il patriarca degli Angelucci. La prima scena è anche l’ultima in ordine cronologico. Martedì 14 dicembre 2010. Il premier ha appena ricevuto la fiducia alla Camera, sconfiggendo l’odiato Gianffanco Fini, ed esce dall’aula circondato da numerosi deputati festanti del Pdl. Nella calca, c’è Antonio Angelucci a tenerlo sotto braccio.

Il re delle cliniche da finiano a berlusconiano

Finiano per tantissimi anni, con inclinazioni bipartisan tendenza D’Alema, l’onorevole Antonio Angelucci, patriarca della famiglia con interessi nell’editoria (Il Riformista, oltre a Libero), è diventato un berlusconiano di ferro dopo la rottura tra il Cavaliere e il presidente della Camera.
La sua casa è frequentata da ex finiani come Amedeo Laboccetta e ha avuto un ruolo in una profonda frattura nell’inner circle del premier: quella tra Luigi Bisignani, molto legato a Gianni Letta, e Daniela Santanché.
Angelucci sceglie la filiera Letta-Bisignani (ricordate il famoso editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, prima tolto poi pubblicato, sui complotti alla corte di Berlusconi?) e Santanché con la sua concessionaria pubblicitaria Visibilia abbandona Libero e s’imbarca con Feltri e Sallusti al Giornale di Paolo Berlusconi.
L’origine del metodo Boffo. Inizia la stagione del metodo Boffo con l’offensiva finale contro Fini e la casa di Montecarlo, lasciata in eredità ad An e affittata a Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera.
La seconda scena è in realtà un’intercettazione. E’ la prima settimana di ottobre. Esplode l’affaire Marcegaglia: la presidente di Confindustria sarebbe vittima di un presunto dossieraggio del Giornale.

Si rompe la trojka Feltri-Sallusti-Santanché

L’inchiesta è giudiziaria e mette sotto accusa Sallusti e Nicola Porro, vicedirettore del quotidiano di via Negri con delega all’economia. Tra le carte dell’inchiesta spunta una significativa frase di Porro durante una conversazione al telefono con Arpisella, portavoce della Marcegaglia: «Sallusti è un numero due a vita, non ha la stoffa di Feltri».
È la spia che nella trojka Feltri-Sallusti-Santanché qualcosa si è rotto. La conferma giunge un mese dopo. E qui arriviamo alla terza e ultima scena. Feltri viene sospeso dall’ordine dei giornalisti per il caso Boffo e Dagospia anticipa uno scenario clamoroso: il secondo addio del Diretùr al Giornale per fare un nuovo quotidiano oppure ritornare a Libero.
Libero mina vagante per il Pdl? Feltri stesso conferma implicitamente l’ipotesi in un’intervista a Il Fatto e soprattutto scarica il caso Boffo su Sallusti e Santanché: «La notizia di Boffo fu portata da Sallusti, gli era stata segnalata da qualcuno». Stessa genesi per le foto di Veronica Lario nuda e “velina ingrata”. Il divorzio ormai è evidente nonostante una smentita di Sallusti a un pezzo del Riformista: «L’amicizia professionale e umana con Vittorio è intatta».

Al Giornale temono la vendetta di Vittorio

A questo punto, quali saranno le conseguenze nel campo della maggioranza del ricongiungimento tra Feltri e Belpietro? Al momento, alcuni osservatori attenti si limitano a considerazioni nel perimetro del giornalismo di destra. Un perimetro abbastanza ridotto se Vittorio & Maurizio dopo essersi inseguiti per dieci anni adesso hanno deciso di tornare insieme, seppur con il miraggio di far soldi con le partecipazioni del nuovo Libero. I due giornalisti dovrebbero entrare nel capitale con una quota del 20% ciascuno.
Al Giornale 130 mila copie vendute. Basta la spiegazione della vile pecunia? Forse no. In via Negri già fioccano malignità sul bilancio del Feltri-bis: «Doveva portarci a 180 mila copie e invece ne mancano 50 mila. Siamo a 130 mila reali».
Ergo: la vendetta di Feltri potrebbe essere la distruzione di Sallusti, che senza l’ex amico Vittorio corre il “rischio Minzolini”, come lo chiama qualcuno.
Cosa significa? Semplice: allinearsi quando il padrone chiama. Non a caso, nell’ultimo anno significativi esponenti del Pdl hanno più volte accusato Feltri di giocare allo sfascio con il suo fuoco amico. E Libero? Altra risposta semplice: potrebbe giocare a fare il poliziotto cattivo del centrodestra. Il bello comincia adesso.