Tutte le tensioni su commissione banche e rimborsi ai truffati

Tutte le tensioni su commissione banche e rimborsi ai truffati

29 Marzo 2019 07.19
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Sergio Mattarella alla fine ha detto sì, ma senza rinunciare a mettere i puntini sulle i. Il presidente della Repubblica ha infatti promulgato la legge che istituisce la nuova commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche. A presiederla il M5s vorrebbe designare il giornalista e senatore Gianluigi Paragone.

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Ma Mattarela ha inviato anche una lettera ai presidenti del Senato e della Camera, che esplicita i paletti da rispettare: «L'ambito dei compiti attribuiti alla commissione, a differenza di quella istituita nella precedente legislatura, non riguarda l'accertamento di vicende e comportamenti che hanno provocato crisi di istituti bancari o la verifica delle iniziative assunte per farvi fronte, ma concerne – insieme al sistema bancario e finanziario nella sua interezza – tutte le banche, anche quelle non coinvolte nella crisi e che svolgono con regolarità la propria attività». Per il capo dello Stato «occorre evitare il rischio che il ruolo della commissione finisca con il sovrapporsi all'esercizio dei compiti propri di Banca d'Italia, Consob, Ivass, Covip, Banca Centrale Europea. Ciò urterebbe con il loro carattere di autorità indipendenti, sancito, da norme dell'ordinamento italiano e da disposizioni dell'Unione europea, vincolanti sulla base dei relativi trattati». Le attività della commissione, inoltre, «non devono poter sfociare in un controllo dell'attività creditizia», perché «l'eventualità che soggetti, partecipi dell'alta funzione parlamentare ma pur sempre portatori di interessi politici, possano, anche involontariamente, condizionare, direttamente o indirettamente, le banche nell'esercizio del credito, nell'erogazione di finanziamenti o di mutui e le società per quanto riguarda le scelte di investimento si colloca decisamente al di fuori dei criteri che ispirano le norme della Costituzione».

DI MAIO SFIDA LA LEGA SUI RIMBORSI AI TRUFFATI

Nel governo, però, Luigi Di Maio ha lanciato una sfida ai partner della Lega, e sembra voler superare anche i paletti posti da Mattarella: «La commissione d'inchiesta deve essere avviata il prima possibile per mettere la giustizia sociale al centro delle dinamiche bancarie», ha detto infatti il vicepremier in un'intervista a la Repubblica, «gli italiani hanno il diritto di conoscere la verità sulle crisi che hanno bruciato così tanti risparmi». Poi l'affondo sui decreti attuativi per i rimborsi ai cosiddetti truffati: «C'è una questione di compattezza all'interno del governo. Il M5s chiede di firmare i decreti nei prossimi giorni. Bisogna capire se la Lega è con noi. Non si tratta di convincere il ministro Tria, ma di esprimere chiaramente la posizione di chi ha i voti inpParlamento. Chiediamo la firma da settimane. Nelle prossime ore la situazione va sbloccata». Questi contrasti stanno paralizzando l'azione dell'esecutivo, anche sul fronte dell'annunicato decreto crescita? Di Maio ha risposto di no: «Si tratta semplicemente di una misura complessa. La vareremo al massimo lunedì». Mentre la flat tax per i lavoratori dipendenti «è un obiettivo del governo, ma non si può fare con i 2 miliardi della mini Ires perché costa di più. Bisogna dirsi la verità e capire quanto. Poi io sono il primo a voler abbassare le tasse».

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