«Mattarella non è il mio presidente»: quando a dirlo era Matteo Salvini

Redazione
30/01/2024

Il carabiniere che si è scusato dopo le frasi sul capo dello Stato è stato trasferito e la procura indaga. Ma cosa accadrebbe se a pronunciarle fosse un leader partito? Nulla. Il segretario della Lega le twittò nel 2015 e le ripeté nel 2016. Quando la sua furia colpì pure l'attuale suocero Verdini. Ma questa è un'altra storia.

«Mattarella non è il mio presidente»: quando a dirlo era Matteo Salvini

Mattarella? «Non è il mio presidente». Se a dirlo è un carabiniere maresciallo 54enne in servizio durante una manifestazione a Milano, allora l’Arma lo trasferisce, la Procura indaga e l’interessato chiede scusa: «Il presidente della Repubblica è il mio simbolo», si è giustificato in modo goffo. «Mi sono ritrovato a dire una frase stupida e non pensata veramente, sono mortificato». Aggiungendo che la sua priorità, in quel momento, «era togliere una signora anziana (l’attivista milanese Franca Caffa, ndr) da problemi causati da eventuali cariche». Ma se a pronunciare le stesse parole fosse un leader di partito? Semplice, non accadrebbe nulla. Almeno, nulla è accaduto a Matteo Salvini che il 31 gennaio 2015 su Twitter sentenziava orgoglioso: «Mattarella non è il mio presidente».

«Mattarella non è il mio presidente»: quando a dirlo era Matteo Salvini
Lo screenshot del post di Salvini.

L’attacco a Mattarella nel contro-discorso di fine anno del 2016

Il segretario federale della Lega disertò addirittura la cerimonia di insediamento al Quirinale. Il 3 febbraio di quell’anno preferì rimanere a Milano a commentare il giuramento dai microfoni di Radio Padania insieme al popolo verde. «Di lui non mi piace il percorso politico», sottolineò tra le altre cose. «Uno che è cresciuto a pane e Andreotti, De Mita e D’Alema non è il mio rappresentante ideale, però vediamo». La coerenza in questo caso non gli fece difetto, visto che il 31 dicembre 2016 commentando in una diretta Facebook il discorso di fine anno del capo dello Stato riattaccò Mattarella tanto per cambiare sui migranti: il presidente «non va a fare la spesa da solo, non lotta contro i posteggiatori abusivi… certi problemi non li conosce», disse dal suo pulpito social. «Parli di odio ma, caro Sergio, più ne fai entrare, più cresce l’odio». In una parola: «Non mi rappresenti». Per la cronaca in quell’intervento la furia salviniana contro la fame di «poltrone» e il «regime» si abbatté non solo su Mattarella ma anche su Denis Verdini (e pure Alfano, Cicchitto, Franceschini….). Ecco, questo nome oggi il vicepremier probabilmente non lo ripeterebbe…

Lo scivolone sulla dichiarazione del Vinitaly e le mancate scuse

Invece gli attacchi a Mattarella sono continuati eccome. Ad aprile 2016 per esempio, Salvini estrapolò una frase pronunciata dal presidente della Repubblica all’apertura del Vinitaly – «Da prodotto antico a chiave di modernità, il vino italiano, col suo successo nell’export, conferma come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino», riferendola però ai migranti. «È come dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque…», scrisse su Fb il capo della Lega. «Se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e venduto».

«Mattarella non è il mio presidente»: quando a dirlo era Matteo Salvini
Lo screenshot del post Facebook di Salvini.

Dopo il misunderstanding che poteva costargli un’accusa di vilipendio chiese scusa? Assolutamente no. Anzi, rincarò la dose: «Il presidente degli italiani, che tale non mi sembra», spiegò alla Telefonata di Maurizio Belpietro, «prima di parlare di frontiere e confini aperti dovrebbe difendere la sua gente e il lavoro della sua gente. Non mi riconosco in lui». Errare è umano, perseverare…