Peppino Caldarola

Vedrei un bel partito di Renzi guidato da Gelmini e Ascani

Vedrei un bel partito di Renzi guidato da Gelmini e Ascani

13 Settembre 2018 07.02
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Il protagonismo di Matteo Renzi e dei suoi è elettoralmente privo di prospettiva. Sull’ex premier gravano due maledizioni. La prima è quella di aver governato senza aver tolto l’Italia dal ciglio del baratro in cui è tuttora. La seconda è di aver portato la sua area a una sconfitta talmente clamorosa da far pensare che non sarà più possibile riprendersi. Renzi, come accade a coloro che hanno invaso le case degli italiani con un protagonismo debordante, oggi è l’uomo più impopolare d’Italia che ha sprecato il bonus iniziale in pochi mesi. Lo stesso sta accadendo a Luigi Di Maio e lo stesso accadrà a Matteo Salvini che ha però nel suo armamentario un argomento sempre attuale, il razzismo e la xenofobia.

IL RITORNO IN CAMPO DI RENZI

Renzi, stando alle cronache, sta facendo un nuovo giro d’Italia con un comizio-spettacolo che chiama molti spettatori. Sta inoltre organizzando quell’annuale triste funerale della sinistra che si chiama Leopolda. Forse convoca prima di quella data i suoi per fare una corrente, come se quella che ha non gli basti. Addirittura si pensa che Renzi possa ripresentarsi come candidato segretario contro l’Unione sacra che si sta creando attorno a Nicola Zingaretti. Renzi pensa a se stesso, questo è il suo pensiero quotidiano fin da piccolo, ma soprattutto perché guardando l’album di foto dei suoi scorge solo persone che non prenderebbero un voto neppure la notte di Natale davanti alle loro famiglie riunite.

Tutte le volte che Renzi ha annunciato passi indietro senza farli

Adesso che ” l’altro Matteo” è diventato lui, restare sereno negli scomodi panni del comprimario politico è impresa ardua per Renzi. Schiacciato assieme a tutto il Partito democratico dalla perenne egemonia propagandistica di Salvini, l’ex premier-ex segretario-ex rottamatore ha inanellato in due anni solo sonore sconfitte, annunciando passi indietro (o quantomeno di lato) quasi sempre disattesi.

Renzi così potrebbe, è una affermazione alla Catalano, vincere o perdere. Nei due casi sarebbe pronto a fare un partito tutto suo. La vittoria renziana spingerebbe fuori dal partito quasi tutti gli altri che lo hanno diversamente combattuto. La sua sconfitta porterebbe fuori dal Pd lui medesimo. Stiamo parlando del Pd, cioè di un partito di incerta esistenza. L’estate ci ha consegnato una organizzazione politica presente a macchia di leopardo sul territorio, che conserva ancora livelli importanti di militanza ma che è una babele politica e che può spaccarsi su singole scelte anche banali. Il virus dello scontro interno, dell’amico-nemico ormai non ha antibiotici politici che possano contrastarlo. Renzi fuori dal Pd sarebbe una buona notizia. Non sto celebrando i fasti delle scissioni. Finora nella storia italiana nessuna è stata utile neppure quella del ‘21. Ma sto criticando l’idea che si sta affermano che bisogna costruire una indistinta grande unità. È meglio pensare a partiti, necessariamente più piccoli, ciascuno con propri riferimenti che di fronte all’ondata populista-sovranista trovino un punto comune. Sto pensando a ricostruire un campo da cui dopo può rinascere un partito.

ZINGARETTI E LA SINISTRA, CALENDA LEADER DEI LIBERALI ANTI-SOVRANISTI

In questo campo Renzi potrebbe rivolgersi anche al mondo ex berlusconiano e cercare di fare massa fra loro e chi nel Pd continua a pensare che lui sia stato un leader. Un duo Gelmini-Ascani lo vedo benissimo. Attorno a Zingaretti potrebbe coagularsi un’area di sinistra, prudente come il suo leader, che raccolga l’esercito disperso e soprattutto quelli che hanno seguito l’avventura della scissione dal Pd di mesi fa. Ci sarebbe spazio anche per forze laiche di altro tipo. Io personalmente troverei Carlo Calenda inadatto a guidare il Pd ma leader eccellente di una forza liberale anti-sovranista. Potrei continuare, sapendo che ci stiamo perdendo Stefano Fassina e che abbiamo già perso quelli di Potere al popolo. Si potrebbero fare tutte queste belle cose. Bè, adesso che abbiamo un po’ cazzeggiato attorno alla macchinetta del caffè, sarebbe opportuno che quelle migliaia di persone nobilissime che stanno aiutando i migranti, che sono nei quartieri vicino alla povera gente, quei giovani che sono antifascisti riprendano la loro strada lasciando lo spettacolo che ho descritto a Lilli Gruber o a Barbara Palombelli.

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