I giochi delle tre carte di Salvini, il peggiore dei populisti

Paolo Madron
18/10/2023

I 400 COLPI. Da mago della propaganda, dice tutto e il contrario di tutto. Voleva abolire la riforma Fornero, ma in pensione si andrà dopo. La flat tax promessa? Non pervenuta. Per il Ponte sullo Stretto se ne riparlerà nel 2025. E infine il grottesco taglio del canone Rai è stato solo una finta di Meloni per dargli il contentino.

I giochi delle tre carte di Salvini, il peggiore dei populisti

Matteo Salvini ha capito da tempo una cosa fondamentale per chi fa politica: può dire tutto e il contrario di tutto, tanto nessuno mai gli chiederà conto delle sue contraddizioni, se non qualche giornalista pignolo la cui voce però si perde nel coro della miriade di quelli cui dà del tu. Da allievo prediletto di Silvio Berlusconi, che proprio il giorno delle finte nozze con Marta Fascina (a proposito, si hanno di lei notizie?) lo incoronò suo erede politico, ha imparato che spararla grossa paga subito e in contanti. La verità invece è una cambiale dilazionata nel tempo, così che spesso ci si dimentica di incassarla. Forte del consenso che ne deriva, il capo della Lega è diventato il più populista tra i leader presenti sulla scena: riesce sempre a trasfigurare la realtà a suo vantaggio, a trasformare la sconfitta in un successo anche quando l’evidenza dimostra il contrario. Un mago della propaganda insomma, aiutato in questo dal fatto che, siccome in Italia si vota praticamente ogni anno per qualcosa, sguazza nel permanente clima da campagna elettorale come i pesci nello stagno.

Salvini voleva la flat tax per tutti, è arrivata giusto una limatina

La sua vicenda politica è piena di esempi, ma anche restando all’oggi c’è l’imbarazzo della scelta. Voleva mandare le persone in pensione prima, e aveva fatto della legge Fornero lo spauracchio contro cui sollevare le piazze. Risultato della manovra appena licenziata: in pensione ci si andrà dopo. Voleva la flat tax per tutti, gli hanno dato il contentino di una riforma fiscale che, ben lungi dal rinnegare la progressività, riduce le aliquote a tre. Una limatina, giusto per dire di aver fatto qualcosa.

I giochi delle tre carte di Salvini, il peggiore dei populisti
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il Ponte sullo Stretto di Messina? Rimandando tutto al 2025

Voleva i soldi per il Ponte sullo Stretto di Messina, l’altro suo grande cavallo di battaglia: glieli hanno messi sulla carta rimandando tutto al 2025, abbastanza per dirottarli su qualche altra posta di bilancio. Infatti Salvini, che ha fiutato l’inganno, ha subito buttato la palla in tribuna. Tutto: strade, autostrade e ponti, sarà pronto per il 2032. Anno dove lui conta di esserci per cantare vittoria, il mondo se si va avanti di guerra in guerra non si sa.

Sul canone Rai la differenza la metterà il fisco, cioè sempre i contribuenti

Da ultimo, ulteriore pennellata a coprire la sua sicumera, la grottesca questione del canone Rai. Si sa che il leader del Carroccio, convinto che la televisione pubblica sia terreno dove la sinistra ha sempre scorrazzato a piacimento, voleva abolirlo. Il governo non lo ha fatto, ma lo ha ridotto di 20 euro, per paradosso nel momento in cui la destra fin qui reietta sta dilagando in ogni anfratto di Viale Mazzini. Gli italiani dunque pagheranno di meno? No, semplicemente la differenza la metterà il fisco, cioè i contribuenti, cioè coloro che già pagano il canone. Ma c’è da giurare che Salvini si intesterà questo giochino delle tre carte come una fulgida vittoria.