La nuova Lega parte con le purghe di Salvini

Francesco Pacifico

La nuova Lega parte con le purghe di Salvini

Con il tesseramento, comincia il repulisti dei vertici. Il Capitano è pronto a sostituire tutti i segretari regionali, confermando solo i commissari inviati al Sud. Per il vecchio Carroccio si prospetta un futuro da bad company.

19 Giugno 2019 18.44
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La Lega bis voluta da Matteo Salvini è pronta a partire. Nel weekend scatta in tutta Italia il tesseramento del nuovo soggetto politicoLega per Salvini premier – con il Capitano che vuole chiudere definitivamente con il bossismo e spera, complice il successo alle Europee, di spazzare via ogni anelito autonomista incarnato dai dirigenti del partito un tempo vicini al Senatùr e a Roberto Maroni.

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La tessera, 10 euro, riporta la scritta «Prima gli italiani» su una foto del leader tra la folla, e dà la possibilità di ottenere lo status di “simpatizzante”, perché per essere promosso militante ci vuole almeno un anno.

L’ACCELERAZIONE DEL PROGETTO IN CASO DI ELEZIONI ANTICIPATE

Era da mesi che Salvini aveva in canna questa rivoluzione. Dopo aver tanto traccheggiato ha velocizzato il progetto nelle ultime settimane, anche per essere pronto in caso di elezioni anticipate. Ma il tesseramento è soltanto il passaggio più facile di un percorso che sta sconquassando il Carroccio e che ha già fatto esplodere una crisi molto forte tra via Bellerio e la Liga Veneta per la sostituzione del segretario nazionale Toni Da Re eletto all’Europarlamento.

IL REPULISTI DEL PARTITO

I vecchi militanti del Carroccio – che non sono obbligati a entrare nel nuovo soggetto – contestano il fatto che soprattutto al Sud la Lega salviniana non ha le strutture per vagliare a pieno il curriculum dei futuri iscritti, anche se dovrebbe essere chiesto anche il casellario giudiziario. Ma con il tesseramento partirà anche un repulisti nella governance del Carroccio, con il vicepremier pronto a sostituire tutti i segretari regionali, confermando solo i commissari mandati al Sud nei mesi scorsi.

Il governatore del Veneto Luca Zaia e la ministra per le Autonomie Erika Stefani.

LA BATTAGLIA IN VENETO CONTRO ZAIA

Proprio in Veneto Salvini in persona avrebbe bloccato la nomina di Nicola Finco preferendogli Mario Conte, in una guerra che a detta di molti ha come obiettivo Luca Zaia da sostituire alla guida della Regione con il sottosegretario al Mef, il padovano Massimo Bitonci. In quest’ottica andrebbe anche letto il richiamo che la ministra alle Autonomie Erika Stefani avrebbe fatto su input di Salvini allo stesso Zaia e al governatore lombardo, Attilio Fontana, chiedendo di abbassare i toni sulla questione del federalismo fiscale.

LA STAGIONE DEI CONGRESSI

Tornando alla nuova Lega, al tesseramento dovrebbe seguire la stagione di congressi per definire la governance. Prima si pensava che questo percorso avrebbe coinvolto soltanto il Sud, ma Salvini pare abbia deciso di estenderlo anche al Nord: i tempi non sono stati ancora definiti, ma prima si creeranno gli organismi regionali, poi quelli provinciali, infine quelli cittadini, proprio per evitare il mercato delle tessere. 

Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

LA PARTITA DELLO STATUTO

Sembrava chiusa invece la partita del nuovo statuto depositato nei mesi scorsi: fino a qualche settimana fa la novità più importante riguardava la separazione tra segretario federale e rappresentante legale per evitare casi come l’inchiesta della procura di Genova sui famosi 49 milioni di finanziamento pubblico che il Carroccio deve restituire, dove sono stati coinvolti i vertici del partito. Ma nelle ultime ore si lavora anche al rafforzamento del ruolo del segretario federale, facendo rispondere tutti i dirigenti sul territorio in ultima istanza a lui e non più al consiglio federale di bossiana memoria.

IL VECCHIO CARROCCIO DIVENTERÀ UNA BAD COMPANY?

Una cosa è certa: la vecchia Lega sarà rottamata. La cosa non piace ai militanti della prima ora e ai vertici dell’era Bossi e Maroni, messi ormai ai margini. In parlamento gira una battuta di Roberto Calderoli, alla testa di un organismo ristretto con l’europarlamentare Alessandro Panza e il vicesegretario della Lega Andrea Crippa: «La Lega storica non morirà mai. Non fosse altro perché deve restituire i 49 milioni». Di conseguenza, sarà una bad company. Vecchia guardia permettendo.

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