La solidarietà del web al profilo parodia censurato dalla Lega

Luca Burini
04/05/2020

Giulio Centemero ha denunciato l'account Twitter @salvinimi. Adesso il creatore rischia tre anni di carcere. Gli utenti del social si schierano dalla sua parte e lanciano l'hashtag #iostoconsalviniparody.

La solidarietà del web al profilo parodia censurato dalla Lega

Primo pomeriggio della Fase 2. Su Twitter regna l’hashtag #uominiedonne. Basta però spulciare un attimo tra le tendenze per trovare quella che ti regala quel brividino lungo la schiena: #iostoconsalviniparody. Non colgo immediatamente il senso quindi clicco e, boom, scopro che ai tempi del coronavirus qualcuno si è preso la briga non solo di far sospendere dal social, ma addirittura di denunciare un account parodia di Salvini e altri compagni di partito (con tutto il rispetto per i compagni veri). «Aveva creato un account twitter @salvinimi con cui prendeva le sembianze del leader della Lega o di parlamentari leghisti, come Giulio Centemero, Giancarlo Giorgetti o Claudio Borghi. Dal 20 settembre al 14 aprile aveva prodotto più di 30 mila tweet con gli insulti più disparati per una media di 148 post al giorno», scrive Alessandro Da Rold su La Verità che svela anche l’autore della denuncia: Giulio Centemero.

«Amici, mi aiutate a condividere? Possibile che con tutti i problemi che ha l’Italia in questo momento, ci si debba occupare anche di questi?!? Chissà se ora se la ridono?! Bacioni», cinguetta trionfante il capogruppo Lega Commissione Finanze alla Camera dei Deputati corredando il tutto con una serie di emoticon di cui mi sfugge il significato.

L’ACCOUNT ERA ACCOMPAGNATO DALLA DICITURA «FAN PARODY»

Avanguardia pura (del tweet) a parte, Da Rold nel suo articolo spiega che l’uomo che per mesi ha continuato a diffondere «fake news e messaggi denigratori contro la Lega» ora rischia fino a tre anni di carcere e di dover rispondere ai reati di diffamazione e sostituzione di persona nonostante l’account fosse corredato dalla dicitura «fan parody».

LA SOLIDARIETÀ DEL WEB ALL’ACCOUNT PARODIA

Peccato che in pochi condividano l’entusiasmo di Centemero, per lo meno su Twitter. Basta scorrere la timeline per accorgersi come gli utenti del social network stiano dimostrando solidarietà all’account censurato e non alle vittime dei suoi tweet. «Appunto: con tutti i problemi che ha l’Italia in questo momento, c’è chi alla Camera, pagato da noi, perde il suo tempo a denunciare un profilo parodia !!! Roba da matti!», scrive Andres. «Segnalare e denunciare il parody account, solo perché è più serio e corretto dell’originale… Brutta #bestia l’invidia!», risponde Acido. «C’è qualche avvocato su twitter, che si è mobilitato per la difesa del titolare dell’account parodia del capitone? Per sapere», chiede Daniel mentre qualcun altro lancia la proposta di fare una colletta per pagare le spesi legali al nemico giurato della Lega. E tutti vincono una marea di retweet.

L’IRONIA DEGLI UTENTI

Poi c’è chi si diverte a punzecchiare Salvini and co. «Cioè quello che ha rubato 49 milioni può denunciare qualcuno?», si chiede Barbara. «Il proprietario dell’account parodia di Salvini denunciato per sostituzione di persona quando tutti sanno che i tweet del Capitone li scrive Morisi», ricorda Kim Jo-Jong (che visto l’italiano fluente non dovrebbe essere Kim Jong-Un). «Quindi mi state dicendo che quello che postava video di dj set al Papeete, quello che gesticola in continuazione inutilmente, quello che posta foto di gattini con simboli elettorali, quello che ogni tanto mette in mezzo la figlia non era la parodia??», scrive sconvolta GermanaLand. «Il fake del fake, per sillogismo, dovrebbe essere vero», fa notare Guerino. E potrei continuare all’infinito. Al quale fa eco Vujadln Boskov: «Forse il problema è che profilo finto aveva più follower del capogruppo vero» (riferendosi alla disparità di fan tra l’account parody e quello di Centemero).

L’INCOERENZA DELLA LEGA

Infine tra i commenti c’è un terzo filone, quello delle persone che vanno un po’ oltre e riflettono su temi su cui forse la Lega in primis dovrebbe riflettere. Il partito di Salvini viene infatti accusato di incoerenza: puntano il dito contro la censura (giusto il 4 maggio l’ex vicepremier si schierava dalla parte di Mario Giordano), poi sono i primi a censurare. Molti utenti (io ne so qualcosa) sono stati bannati dal Capitano sulle sue pagine social (vedere l’hashtag #salvinicensuragliitaliani per credere). Un vizietto contagioso, pare nel Carroccio (consiglio personale: mai criticare il clacson dell’europarlamentare Francesca Donato).

Incoerenza che raggiunge livelli monstre se si pensa come molti volti della Lega facciano del linguaggio violento e delle prese per il culo il loro biglietto da visita. I nomi delle vittime di questo tipo di comunicazione si sprecano: Laura Boldrini, Michela Murgia, Carola Rackete sono forse i casi più eclatanti. Ma si potrebbero scrivere un libro su questo.

SE I TWEET DENIGRATORI VENGONO CONSIDERATI VEROSIMILI C’È UN PROBLEMA

Poi c’è Mauro che ironicamente fa notare: «I militanti leghisti avrebbero fatto chiudere il profilo parodia twitter di #salvini perché si confondevano con l’originale?». Non è l’unico a pensarla così. Io, mea culpa, non seguivo il profilo. L’ho scoperto solo oggi e magari nel frattempo sono stati rimossi alcuni tweet, ma se fossi un Borghi, un Giorgetti, un Centemero o un Salvini qualsiasi mi spaventerebbe l’idea che la gente possa anche solo pensare che quel profilo sia gestito da me. Non solo, mi offenderei più con chi ci casca che con chi scrive.