Per l’Economist Salvini ha preso il posto anti vaccini di Grillo

21 Gennaio 2019 14.49
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Se ne sta a dorso di un cavallo, dietro la morte che cavalca in mezzo alle nuvole e brandisce come stendardo una bandiera No Vax. Così il settimanale britannico The Economist ha ritratto nella rubrica Carlo Magno dell'edizione del 19 gennaio il leader della Lega e viceministro italiano Matteo Salvini. La rubrica è dedicata alla battaglia culturale sulle vaccinazioni che, secondo il suo autore Jeremy Cliffe, ha come epicentro l'Italia, finita ormai con livelli di vaccinazione «più bassi del Ghana» e l'Emilia Romagna, una regione ricca e con buoni livelli di educazione e tendenzialmente progressista «che si trova tra Firenze e Milano». Partendo dal racconto di come una mamma no vax emiliana elettrice dei 5 Stelle, confrontandosi per mesi online con un medico e padre di bambini della stessa età, ha alla fine deciso di vaccinare suo figlio, il giornalista inglese analizza come prima i grillini e ora la Lega stiano cavalcando appunto le paure sul corpo e la salute dei cittadini. Constatando la marcia indietro di Beppe Grillo con la firma del manifesto pro vaccini, il magazine inglese sostiene che «Matteo Salvini, ministro degli Interni italiano e leader della Lega, ha adottato le linee di Grillo», definendo i vaccini «inutili e in molti casi pericolosi». Eche ora ora può essere lui a guidare la cavalcata di quelli che chiama «bio populisti». Cliffe nota infatti che le stesse posizioni a favore della libera scelta dei genitori di non vaccinare i propri figli a discapito della salute pubblica – visto che il vaccino funziona solo se la copertura è al 95% -, siano sostenute da alleati del leader sovranista, «come Heinz-Christian Strache in Austria e Marine Le Pen in Francia», pronti a sfruttare tuti i timori sulle malattie degli elettori, collegandole senza alcun riscontro scientifico anche al tema dell'immigrazione, in una contrapposizione linguistica sempre più frequente tra purezza – sognata – e contamizione, dove la seconda sarebbe rappresentata da ogni intervento esterno delle istituzioni sanitarie e del diverso.

Proprio in questa comunanza di linguaggio tra un premier ungherese Viktor Orban che definisce i migranti un veleno e una Le Pen che parla di migrazione batterica, l'articolo individua i segnali dell'ascesa del bio populismo. Un sovranismo del corpo, che prevede appunto la difesa del corpo da ingerenze esterne contro le quali si aizzano le paure degli europei. Secondo Cliffe questo fenomeno è frutto di una «curiosa combinazione di libertarismo egoista e mentalità da gregge anti competenti a libertarismo e mentalità di branco anti-competenza». Il giornalista tuttavia sostiene che ci sia una possibile soluzione e individua l'antidoto nelle iniziative per far incontrare esperti e cittadini come quelle promosse dall'immunologo Roberto Burioni. Ma mette anche in allerta sulle conseguenze di questo nazionalismo dei corpi: «Un'Europa scettica sull'esperienza medica, determinata a incolpare le malattie di estranei e avvolta nelle bandiere nazionali», è la conclusione dell'articolo, potrebbe trovare più difficile far fronte a una crisi come una pandemia: «dopotutto, i virus non conoscono confini».

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