Mediaset incassa la fiducia

Redazione
17/12/2010

di Alessandro Carlini Se dal punto di vista politico Silvio Berlusconi sta resistendo a tutti gli assalti degli oppositori vecchi...

Mediaset incassa la fiducia

di Alessandro Carlini

Se dal punto di vista politico Silvio Berlusconi sta resistendo a tutti gli assalti degli oppositori vecchi e nuovi, in ambito imprenditoriale sta facendo ancora meglio, con il suo impero televisivo che non è mai stato così in salute. A dirlo non è uno dei giornali italiani vicini al premier, ma il suo acerrimo nemico della stampa internazionale, il settimanale britannico Economist che da anni critica aspramente il presidente del Consiglio.
Dall’inizio dell’articolo, pubblicato il 17 dicembre, si annusa però la vecchia ruggine: «Non importa quanto li provochi, gli italiani sembrano incapaci di liberarsi di Silvio Berlusconi». Se il premier si è salvato per pochi voti nel voto di fiducia del 14 dicembre, Mediaset invece va a gonfie e vele: «La compagnia è più forte dell’uomo», ha affermato l’Economist.
Con una carta stampata molto debole e la connessione web lenta, nel mondo dei mass media italiani il dominio delle tivù di Berlusconi, famose un tempo per le donne in bikini e oggi per i format internazionali come il Grande Fratello è totale. Secondo i dati di Zenith Optimedia, agenzia che si occupa di comunicazione, le televisioni in Italia portano a casa il 57% della spesa pubblicitaria, contro il 37% degli Stati Uniti, dove i quotidiani invece raccolgono molti più annunci.
E il dato più importante è il primato di Mediaset a livello europeo: le emittenti di Berlusconi battono tutti i concorrenti, dalla francese Tf1 alla britannica Itv, per quanto riguarda la porzione di mercato pubblicitario controllata.

La sfida aperta con Sky

«Il predominio del gruppo è ancor più impressionante», ha spiegato il settimanale britannico, «perché viene mantenuto anche nei confronti di un potente concorrente come Sky Italia, una pay-tivù satellitare controllata da News Corporation».
Il rischio, con l’arrivo di Sky, era molto alto per l’impero di Berlusconi. Le tivù generaliste, come già successo in Gran Bretagna e Stati Uniti, di solito perdono spettatori e pubblicità con l’ingresso di questi soggetti. «Ma Mediaset ha risposto con molta più velocità delle altre emittenti dando vita a un servizio rivale».
Negli ultimi anni la pay-tivù del Cavaliere (Mediaset Premium) è passata da 1,6 milioni di clienti a un picco di 4,4 milioni nel secondo trimestre del 2010, solo 400 mila in meno di Sky. E ora sta trasformando gli utenti in abbonati. Rubandone molti al gruppo di Murdoch. Certo, Mediaset Premium di per sé non è proprio una fonte di ricchezza: quest’anno a fatica raggiungerà il pareggio. Ma è fondamentale, ha spiegato l’Economist, per mantenere la pressione sul rivale e permettere quindi a tutto l’impero di Berlusconi di prosperare.

Il fallimento della sinistra

Non manca poi l’aiuto, «per pura coincidenza», di decisioni politiche e norme che tendono sempre a mettere in difficoltà Sky. Le pay-tivù italiane hanno subito un aumento del carico fiscale e la restrizione della loro raccolta pubblicitaria. Mediaset è colpita in minima parte da queste decisioni, perché il suo core business resta la tivù tradizionale.
L’Economist ha ricordato poi le occasioni perdute del centrosinistra che non ha mai affrontato il conflitto di interesse di Berlusconi quando si trovava al governo. «Hanno promesso di ridimensionare Mediaset ma poi non lo hanno mai fatto». In affari, il vero nemico di Berlusconi resta il solito Murdoch. Sky è una concorrente pericolosa e una sfidante con molta pazienza.
News Corporation è emersa molto bene dalla recessione e si sta concentrando sempre più sul settore pay-tivù, a partire da BSkyB nel Regno Unito. E l’emittente di Murdoch è in grado di offrire più canali ad alta definizione, che aumentano la fedeltà del cliente: chi passa all’Hd difficilmente vorrà tornare al vecchio standard. Mediaset potrebbe così trovarsi in difficoltà, ma è presto per dirlo. «Non molto tempo fa molte persone sagge dicevano che anche Berlusconi sarebbe uscito di scena».