I medici stranieri chiedono di aprire i concorsi pubblici italiani

I medici stranieri chiedono di aprire i concorsi pubblici italiani

08 Aprile 2019 15.05
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Aprire i concorsi per lavorare nel Servizio sanitario nazionale anche ai 19 mila medici di origine straniera presenti in Italia, ma che non possono partecipare perché non hanno la cittadinanza. E riconoscerla loro una volta superata la prova.

LA PROPOSTA AVANZATA DALL'AMSI

La proposta, per far fronte alla carenza di camici bianchi prevista per i prossimi anni nel nostro Paese a causa dei pensionamenti, arriva dal presidente dell'Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi), nonché consigliere dell'Ordine dei medici di Roma, Foad Aodi. Medici che lavorano nell'85% dei casi nel privato, appunto perché non avendo la cittadinanza italiana o comunitaria non possono accedere ai concorsi pubblici. «Apriamo i bandi anche ai medici stranieri che già lavorano da tempo in Italia, a condizione che, una volta superato il concorso, ottengano la cittadinanza», afferma Aodi. Oggi, spiega, «il 65% di questi medici non ha la cittadinanza italiana e anche il riconoscimento del titolo ha tempi lunghi. Quando finalmente ottengono il riconoscimento iniziano a lavorare in genere con contratti a termine. E poi, quando le strutture bandiscono un concorso, vengono congedati perché per partecipare, oltre ai titoli, occorre il requisito della cittadinanza». Nel privato non va meglio: «Vengono proposti contratti a termine, a volte capestro, tanto che in molti si rivolgono poi all'Ordine perché non vengono neppure pagati».

IL 2025 SARÀ L'ANNO NERO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Di contro, la carenza di specialisti aumenta: «Dall'inizio del 2018 ad oggi – afferma Aodi – ci è arrivata una richiesta per più di mille medici, soprattutto anestesisti e ortopedici, e principalmente da strutture del Nord Italia». E la situazione nel pubblico peggiorerà nei prossimi anni. Sarà il 2025, infatti, l'anno nero per il Ssn: per quella data, la cosiddetta 'gobba pensionistica' toccherà il suo apice e, se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario, avverte la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), rimarrà senza chirurghi, anestesisti, medici di famiglia. Ben 60 mila professionisti, tra specialisti impegnati negli ospedali e nelle strutture private e medici di medicina generale, mancheranno all'appello secondo una recente indagine Amsi. Eppure i medici, nel nostro Paese, ci sono: «Sono più di 10 mila – sottolinea Aodi – i giovani laureati e poi imprigionati nell'imbuto formativo, perché non vengono finanziate sufficienti borse per specializzarli. E, senza correttivi, diventeranno 19 mila nel 2021, quando si laureeranno gli studenti immatricolati in sovrannumero per ricorso al Tar.n A loro si aggiungono appunto i 19 mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera».

CAUTA APERTURA DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DEI MEDICI

Come risolvere, dunque, la carenza di specialisti? «Per prima cosa, facendo specializzare i medici che escono dalle nostre università. E in secondo luogo velocizzando il riconoscimento dei titoli per i medici stranieri già specializzati e permettendo loro l'accesso ai concorsi». Una proposta condivisibile secondo il presidente Fnomceo Filippo Anelli: «Per fronteggiare la prevista mancanza di specialisti a breve, è valida la richiesta di reclutare anche i medici stranieri con titolo riconosciuto in Italia, ma la priorità – conclude – è innanzitutto far accedere alle specializzazioni i 10mila giovani laureati ad oggi esclusi».

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