Più di 10 mila medici hanno lasciato l'Italia dal 2005 al 2015

Più di 10 mila medici hanno lasciato l’Italia dal 2005 al 2015

01 Febbraio 2019 13.28
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In dieci anni, dal 2005 al 2015, più di 10 mila medici hanno lasciato l'Italia per andare a lavorare all'estero. Nello stesso periodo si sono trasferiti anche 8 mila infermieri. Ai dati della Commissione europea e del Rapporto Eurispes-Enpam si aggiungono quelli di Consulcesi Group, secondo cui ogni anno 1.500 laureati in Medicina vanno via per seguire scuole di specializzazione all'estero. Un danno anche economico, perché la formazione – dicono i sindacati di categoria – costa allo Stato italiano 150 mila euro per ogni singolo medico.

I medici che lasciano l'Italia hanno un'età che va dai 28 ai 39 anni e la regione da cui emigrano di più è il Veneto. La meta principale è la Gran Bretagna, con il 33% di scelte, seguita dalla Svizzera con il 26%. I professionisti che espatriano sono per la maggior parte ortopedici, pediatri, ginecologi, anestesisti. I motivi che inducono tanti professionisti a lasciare il Paese d'origine li ha spiega Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, organizzazione che si occupa anche della formazione dei camici bianchi italiani nel Regno Unito: «Qui l'accesso alla professione è più meritocratico, le prospettive di carriera sono migliori e le retribuzioni sono molto più alte». L'Italia, inoltre, «si impegna nella formazione di eccellenti professionisti sanitari, spendendo ingenti somme di denaro e poi regala questo patrimonio agli altri». Ma tra medici in fuga, medici che vanno in pensione e aspiranti camici bianchi che non riescono a superare il numero chisuo, il Servizio sanitario nazionale rischia grosso. Il sindacato Anaao-Assomed, nel rapporto pubblicato lo scorso 7 gennaio, ha lanciato l'allarme: tra soli sei anni, ovvero nel 2025, curarsi in ospedale sarà ancora più difficile, perché mancheranno all'appello 16.500 specialisti.

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